Tenaci e coerenti, docenti e personale amministrativo, riuniti nel Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale, non si sono rassegnati. Per due pomeriggi (2 e 3 maggio) hanno discusso (nei locali dell’ istituto Turrisi Colonna di Catania) insieme con alcune forze sindacali (CGIL, USB) e con i rappresentanti del Coordinamento unico d’ateneo, dei tagli subiti dalla scuola e dall’università in seguito ai provvedimenti Gelmini-Tremonti.

Nella prima giornata si è ragionato sulla necessità di garantire un reale diritto allo studio e pari opportunità per tutti (al Sud come al Nord), nell’ottica di una scuola pubblica di massa e qualificata. Il che non può essere garantito se diminuiscono le ore di lezione e aumenta il numero di alunni per classe (in quest’ultimo caso con evidenti danni rispetto alla didattica e ulteriori problemi rispetto agli standard di sicurezza).

E non può parimenti essere garantito se le regole interne (vedi decreto Brunetta) vanno nella direzione di ridurre sempre più gli spazi democratici in una logica aziendale-meritocratica del tutto inapplicabile al mondo della scuola che, al contrario, avrebbe bisogno di maggiore libertà e cooperazione.

Si è anche affrontato, in presenza di un legale, il problema del blocco degli scatti di anzianità, ipotizzando la possibilità di un’azione giudiziaria collettiva che, prima della pausa estiva, sarà proposta a tutto il personale.

Non si è, però, discusso solo di ciò che non va. Il Coordinamento, infatti, ritiene che molte cose vadano cambiate nella scuola e, più in generale, nel mondo della formazione, nella consapevolezza che i tagli non rispondono a una tale esigenza.

Nel secondo giorno, perciò, i docenti si sono divisi in gruppi (i cui lavori sono stati introdotti da due relazioni, una di un docente universitario, l’altra di un docente della scuola) e hanno avviato il confronto sull’insegnamento di alcune discipline: Italiano, Lingue straniere, Storia, Fisica e Scienze.

Tutti i gruppi si sono dimostrati concordi nel contestare, innanzitutto, il modo con cui ha concretamente operato il Governo. Quest’ultimo, infatti, prima ha tagliato ore di lezioni e cattedre e poi ha ragionato sui programmi (discussione, peraltro, non ancora conclusa) dimostrando, così, di non avere alcun reale interesse al miglioramento delle proposte didattiche.

Il Coordinamento, viceversa, in un’ottica che guarda al processo formativo nella sua unitarietà, ha iniziato a interrogarsi sullo statuto delle discipline in rapporto agli ‘stili’ di conoscenza delle giovani generazioni e alle sollecitazione sociali e culturali del presente.

Si è così individuato un percorso di lavoro opposto a quello seguito dall’esecutivo, che ha elaborato un documento sul profilo generale e sulle competenze relative alle singole materie generico e poco articolato ( se confrontato, ad esempio, con quanto prodotto dalla cosiddetta ‘commissione Brocca’).

Al contrario, per il Coordinamento occorre ritornare a interrogarsi sul senso e sulla fatica dello studio proponendo un modello di scuola capace di affascinare e far crescere gli allievi. Una scuola dove si impara a ‘fare domande’ piuttosto che a fornire risposte.

La due giorni si è infine conclusa con l’impegno di rendere pubblico l’intero dibattito e con la promessa di riflettere sui temi affrontati in modo che, dopo la pausa estiva, i gruppi possano proseguire il confronto ed elaborare una proposta didattica e culturale complessiva.

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