Bandiere al vento sotto la sede della Prefettura. Sono quelle della UIL Pubblica Amministrazione, comparto polizia penitenziaria, e sventolano nella mattina di giovedì 5 maggio. Gli agenti sono lì, all’angolo tra via Etnea e via Prefettura e forniscono agli interessati un dossier che fa luce sulla situazione in cui sono costretti a lavorare gli operatori penitenziari delle case circondariali di Bicocca, Piazza Lanza, Caltagirone e Giarre, e del Nucleo Provinciale di Traduzioni e Piantonamento.

La denuncia delle condizioni di lavoro degli addetti diventa un tutt’uno con la denuncia delle condizioni di vita dei reclusi. Il problema più grave che emerge, e ce lo aspettavamo, è quello del sovraffollamento delle strutture, che ospitano anche più del doppio delle persone per cui sono predisposte.

Ma emerge con forza non minore quello della carenza di organico, che costringe a turni di lavoro molto pesanti e talvolta non permette di godere del congedo ordinario, come accade per esempio a Giarre. Pochi agenti per troppi detenuti, quindi. Una miscela esplosiva per entrambi.

Ma che volete, soldi non ce ne sono, quindi non si può assumere altro personale e nemmeno pagarvi le missioni e lo straordinario. Anche il riscaldamento alla fine è un lusso, ne potete fare a meno. Non parliamo dell’aria condizionata, e pazienza se in garitta si raggiungono d’estate i 50 gradi. Anzi, già che ci siete, vi facciamo fare anche i lavori di ufficio, perchè non possiamo assumere personale nemmeno in questo settore.

Possiamo però pensare a costruire nuove strutture carcerie, fingendo di ignorare che ci sarebbero da fare lavori di manutenzione ordinaria delle strutture in uso, per renderle più vivibili e più sane. E’ il progetto Ionta, cari miei!

Ma allora i soldi ci sono? Ma quelli sono per gli appalti! E’ un altro capitolo di spesa, qualcuno risponderà… Che ci siano interessi inconfessabili da condividere con gli amici? O siamo noi a sospettare malignamente del piano del commissario Ionta (di cui Argo ha già parlato)?

I lavoratori del settore sono comunque ben coscienti del problema, tanto che scrivono a chiare lettere sul dossier, inviato a tutte autorità competenti, “un consiglio diamo al Signor Ministro della Giustizia: prima di pensare a costruire nuovi Istituti, bisogna rendere funzionali e adeguati gli Istituti esistenti con organici sufficienti a garantire i servizi in sicurezza”.

La posta in gioco è alta, è la qualità della vita. Anzi può essere la vita stessa. Come ricordano le morti dei 12 poliziotti penitenziari deceduti negli utimi anni nella sola provincia di Catania. Ognuno con la sua storia; chi ucciso, chi suicida, chi morto per infarto. Rimane comunque un numero inaccettabile. E i colleghi non lo accettano.

Per approfondire e conoscere i dati relativi alle varie strutture carcerarie della provincia di Catania, leggi il dossier della Polizia Penitenziaria

Per saperne di più sulla questione delle carceri leggi su Argo Nuove carceri anche in Sicilia? Il progetto Ionta, Carceri siciliane e non – parte prima e parte seconda, Emergenza carceri, una riflessione conclusiva, e altri articoli sull’argomento

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