“I soldi del ponte per la messa in sicurezza del territorio”. Questo lo slogan della festosa e colorata manifestazione di Sabato scorso a Messina. Non solo quindi una  protesta “contro” il ponte, ma anche una proposta “per” un uso delle risorse volto a risolvere i problemi del territorio. E’ questa infatti la vera emergenza, cone dimostra il disastro di Giampilieri e di altri paesi danneggiati dalle alluvioni.

Tra i SI’ della manifestazione ecco la messa in sicurezza degli edifici pubblici, equi risarcimenti alle vittime delle alluvioni, l’ assegnazione di case di edilizia popolare o privata a coloro che ancora vivono nelle baracche “tra topi, umido ed eternit”.  Ma non sembrano essere queste le priorità scelte da chi amministra il denaro pubblico.

“Il cantiere di Villa è stato già finanziato per 30 milioni.” leggiamo in Terrelibere.org, a proposito

delle opere collaterali del ponte avviate un anno fa a Villa San Giavanni-Cannitello “Le risorse già spese e quelle complessivamente previste (oltre 6 miliardi di euro) saranno, prevedibilmente, per intero pubbliche.”
“Un investimento che, come dichiara la Rete No Ponte, avrebbe, per ammissione degli stessi soggetti promotori, un ritorno in termini occupazionali pari a circa 4500 unità lavorative. Un rapporto investimento/occupazione totalmente squilibrato se si pensa che con 250 milioni di euro investiti nella riqualificazione urbana si darebbe lavoro a oltre 3000 operai, senza parlare di tutte le emergenze della provincia”.

Anche le promesse di posti di lavoro sono dunque illusorie, come lo sono quelle di sviluppo turistico e del grande volume di traffico, sovrastimato per giustificare l’entità del finanziamento statale.
In questa giornata di mobilitazione, la Rete NoPonte ha voluto ricordare Vittorio Arrigoni. “Restare umani per noi significa non arrendersi alla banalità del Ponte e alle devastazioni territoriali, sociali e culturali di cui è portatore. Restare umani per noi significa provare ancora ad immaginare un futuro per i nostri territori, un futuro per generazioni che sembrano condannate ad emigrare.”

 

 

 

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