Catania, 16/05/2011

COMUNICATO STAMPA

Alla fine di aprile la Scuola Superiore di Catania è stata colpita nella sue fondamenta: gli Organi dell’Università di Catania, con l’avallo del Magnifico Rettore prof. Antonino Recca e del Direttore Amministrativo prof. Lucio Maggio, hanno approvato il nuovo regolamento del Collegio Villa San Saverio, prestigiosa sede della Scuola, di fatto distruggendola.

Con il loro chirurgico intervento regolamentativo, riparandosi sotto l’ombrello di un dubbio adeguamento alla normativa in materia di diritto allo studio, gli Organi d’Ateneo hanno modificato il regolamento eliminando il merito, che era il requisito unico e imprescindibile per l’accesso e la permanenza alla SSC, ed eliminando il principio della gratuità dei servizi forniti, trasformando così la Scuola in un’ennesima residenza universitaria. Coerentemente con questo livellamento verso il basso della cultura, tutta l’offerta formativa della SSC, finora fiore all’occhiello dell’Ateneo, è stata trasformata in degli ambigui “percorsi integrativi”: non c’è niente che vieti che siano una semplice serie di seminari.

Noi ex-allievi non vogliamo difendere un privilegio, che tra l’altro non ci appartiene più, dato che ormai si è concluso il nostro percorso di studi. Vogliamo portare avanti il concetto di eccellenza, di differenziazione dalla mediocrità e dall’appiattimento. Prescindere dal merito è impensabile, oltre che impossibile. Chiediamo a chi amministra l’Ateneo catanese di tornare sui propri passi e ripristinare lo spirito originale di questa nostra cara Scuola che, senza mezzi termini, ci ha cambiato la vita.

O in alternativa, se si ritiene che questo progetto in cui tanti hanno creduto e che tanti hanno valutato positivamente non sia più di interesse per l’Università di Catania, che ci si assuma la responsabilità di chiudere definitivamente questa struttura senza nascondersi dietro ristrutturazioni formali. Non accettiamo però che il nome Scuola Superiore di Catania sia associato a qualcosa che nell’essenza non è una struttura per la formazione di eccellenza come l’abbiamo conosciuta, vissuta, costruita, desiderata.

Ricevere una borsa di studio dopo un concorso pubblico e al seguito del mantenimento di difficili obiettivi ogni anno non è discriminazione: è una possibilità che hanno tutti gli immatricolati dell’Università di Catania, e, anzi, è stata una risorsa, che ha attratto ragazzi dal bacino del Mediterraneo, ma anche da regioni italiane che non avrebbero mai guardato alla Sicilia come possibile sede universitaria.

Questi signori, responsabili dell’Ateneo, dei bilanci, dell’adeguamento normativo, devono spiegare a noi ex-allievi, agli allievi e alla comunità scientifica catanese e nonsolo, quali sono le ragioni che li hanno spinti a sovvertire radicalmente i principi della meritocrazia, colpendo i sogni di giovani bravi e volenterosi, a fronte di un chiaro accordo programmatico tra Ateneo e Ministero che finanzia la Scuola e che prevede l’esatto contrario.

Le altre scuole di Eccellenza esistenti in Italia (Pisa, Pavia, Lecce) continuano a basarsi sui principi ispiratori originali (merito per entrare, merito per restare). La Scuola Superiore di Catania nasce nel 1998 come struttura sperimentale, poi istituzionalizzata a seguito di una valutazione molto positiva da parte del Ministero. Si cercava – e a quei tempi era a tutti chiarissimo – di imitare e riprodurre a Catania la riuscitissima struttura didattica delle altre illustri Scuole di Eccellenza che già operavano in Italia (la Scuola Normale di Pisa e la Scuola Sant’Anna).

Secondo questi principi ispiratori, un gruppo di studenti selezionati ogni anno unicamente in base al merito ha vissuto gratuitamente ed obbligatoriamente in una struttura residenziale dedicata alla Scuola, godendo di vitto ed un piccolo contributo didattico, per tutto il periodo universitario. A tali studenti è stato chiesto di sostenere tutti gli esami entro l’anno accademico, di mantenere una media di almeno 27/30, di seguire con profitto ulteriori sette corsi integrativi organizzati dalla Scuola stessa, più un rigoroso studio di due lingue straniere e di altri corsi strumentali.

Tra gli obiettivi fondamentali c’era anche un precoce avvio alla ricerca, che portava alla redazione di una tesi di diploma aggiuntiva a quella di laurea, da elaborare, preferibilmente, durante un periodo di ricerca presso una struttura esterna, anche all’estero. Un progetto ambizioso, senz’altro, ma che è stato reso possibile anche grazie ad ingenti investimenti da parte di enti, istituzioni ed aziende per un totale di oltre 50 milioni di euro, specificatamente destinati a questo progetto.

Il risultato di 10 anni di vita della SSC si manifesta concretamente tramite la realizzazione professionale dei suoi 100 e più ex-allievi. Tutti occupati in prestigiose accademie o in aziende di elevato profilo: c’è chi lavora alla NASA, chi ha vinto una borsa Marie Curie, chi ha continuato gli studi ad Harvard, chi lavora per General Motors, Electronic Arts oppure Nestlè, e chi in Banca d’Italia. C’è chi è diventato un bravo ricercatore o un  rispettabile professionista, e chi ha avuto il coraggio di aprire una propria azienda. E tutti questi ragazzi hanno, al massimo, trent’anni. Alcuni sono sparsi per il mondo, altri hanno scelto di restare a Catania, tutti comunque in posizioni di rilievo. Dunque quello che era il tentativo di evitare una fuga di cervelli, creando un polo di attrazione per tutti i giovani meritevoli siciliani e non solo (oltre il 30% degli studenti non è siciliano, molti di questi non sono italiani), è diventato una solida e tangibile realtà.

Vivi, studia e fai ricerca in un campus internazionale. Moltiplica il tuo talento: questo è lo slogan della Scuola Superiore di Catania e questo è il fregio che l’Università degli Studi di Catania continua ad ostentare. Con l’approvazione del nuovo regolamento, il motto di cui sopra è diventato una menzogna.

L’Associazione Alumni Scuola Superiore di Catania

http://alumni.ssc.unict.it

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