Un’inchiesta di Report di qualche anno fa fece scoprire al vasto pubblico televisivo il controllo di tutta la filiera agricola da parte delle organizzazioni mafiose. Attraverso più inchieste parallele, fra cui quelle denominate “Sud Pontino” e “Bilico”, si è appurato come le cosche (mafia, ndrangheta, camorra) si siano alleate per occupare e inquinare tutta la filiera.

“Una criminalità organizzata che, direttamente o indirettamente, ha messo piede nei grandi mercati ortofrutticoli, utilizzando i trasporti da e per questi mercati al fine di veicolare droga e armi da guerra. Oppure, ed è il caso in cui la criminalità entra direttamente nel comparto, imponendo il pizzo alle società estranee all’organizzazione (vedi palermo.blogsicilia).

“Dai principali mercati ortofrutticoli della Sicilia (Catania, Vittoria, Gela e Palermo) il trasporto della frutta e della verdura – si legge su Terre Libere ) – fino a Fondi (Latina) è monopolio delle organizzazioni mafiose…, che ha visto proprio il mercato di Fondi, insieme con altre piazze del Sud Italia, coinvolto in un sistema economico illegale che fa crescere gli oneri per le imprese del settore”.

“Ci troviamo di fronte a ricarichi che variano dal 70 per cento della filiera cortissima, dal produttore al consumatore, al 103 per cento con un solo intermediario, al 300 per cento con la filiera lunga. Il paradosso è che chi guadagna meno in questo sistema sono proprio i produttori” (idem).

Il giro d’affari viene stimato in 7,5 miliardi l’anno e interessa non solo i prodotti (dai meloni di Marsala ai pomodorini di Pachino, dal pesce calabrese ai prodotti caseari campani), ma anche la mediazione, l’ingrosso, il trasporto su gomma e la distribuzione. Persino sulle cassette di legno vi è il pizzo e le organizzazioni malavitose riescono a sapere quanti pezzi vengono prodotti nelle segherie della zona.

Secondo gli inquirenti, Camorra e Cosa Nostra – leggiamo su un blog di camionisti – controllerebbero direttamente alcune importanti imprese di autotrasporto che operano con i principali mercati ortofrutticoli italiani e riuscirebbero ad imporre le loro condizioni a numerosi padroncini che – pur non aderendo ad alcuna associazione mafiosa – sarebbero costretti a lavorare per [le loro imprese di autotrasporto]. È una realtà fatta di tariffe inferiori ai costi, lavoro nero e violazione sistematica delle norme sulla sicurezza, prima tra tutte quella dei tempi di guida e di riposo

Da più parti si chiede maggiore controllo sul territorio e l’utilizzo di strumenti già a disposizione per ulteriori indagini; “un altro modo per scoprire situazioni anomale è verificare il rapporto tra incassi e spese. È una semplice verifica contabile (idem), che però potrebbe rivelare diverse situazioni sorprendenti… Ma com’è possibile mandare dalla Sicilia alla Lombardia un autotreno di frutta con 1200 o al massimo 1500 euro e farlo tornare con cifre analoghe, senza chiudere l’azienda dopo sei mesi?” Ciò è possibile grazie ad “autisti in posizione irregolare, se non proprio in nero, guida fino a dodici ore al giorno, sovraccarico, evasione fiscale e perfino acquisto di gasolio di contrabbando… Se qualcuno confrontasse il chilometraggio dei camion di alcune imprese con l’utilizzo dei conducenti registrati in modo regolare, ne trarrebbe una sola conclusione: in Italia decine di camion viaggiano senza autista“.

 

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