Catania, mercoledì 1 giugno 2011 alle ore 18 sit in davanti alla Prefettura

Sta per concludersi un travagliato anno scolastico, profondamente segnato dalla controriforma Gelmini-Tremonti che ha assestato pesantissimi colpi alla scuola pubblica statale. Non sarà, però, un finale tranquillo.

Chi ha contestato una politica di tagli che ha determinato un drammatico peggioramento del livello dell’istruzione (più studenti in classe, meno ore di lezione) e la soppressione di oltre 130.000 posti di lavoro non è disponibile a gettare la spugna, troppo importante la posta in palio: il futuro del Paese, e purtroppo non c’è nulla di retorico in questa frase.

Per questi motivi il Coordinamento catanese in difesa della scuola pubblica statale ha promosso un’ulteriore manifestazione per contestare il cosiddetto Decreto Sviluppo, approvato il 13 maggio scorso, con il quale si dà corpo ad un progetto discriminatorio e paralizzante, che peggiorerà ulteriormente le condizioni di chi studia e renderà ancora più difficile per i precari della scuola, e soprattutto per quelli del Sud, l’accesso al lavoro, nonostante, e in spregio alle tante sentenze che hanno sancito l’illegittimità dei tagli operati dal governo.

Come si legge nel volantino (sottoscritto da decine di Associazioni) che indice la manifestazione: “Estremamente discriminante risulta, inoltre, la scelta di inserire il vincolo di cinque anni di servizio effettivo per i neo-immessi in ruolo, che non potranno chiedere, quindi, prima che sia trascorso tale periodo né il trasferimento né l’assegnazione provvisoria né l’utilizzazione in altra sede.

E’ evidente che queste misure colpiranno soprattutto i lavoratori del Sud, che hanno già pagato il prezzo più alto in termini di tagli e che sembrano essere esclusi anche da provvedimenti, quali l’assegnazione di contingenti di docenti in deroga (ovvero in aggiunta a quelli previsti dagli organici inviati dal Ministero alle singole regioni), riservati ancora una volta esclusivamente alle regioni del Nord”.

Alla Prefettura verranno fatte richieste precise:
● il ritiro dei tagli
● il rispetto delle regole sulla sicurezza e una serie di investimenti sull’edilizia scolastica
● la creazione di organici funzionali che consentano il regolare svolgersi delle lezioni sin dall’inizio dell’anno
● l’abrogazione, prima della conversione in legge, dell’art. 9, comma 21 del DL sullo sviluppo, che vincola a cinque anni di servizio effettivo il trasferimento territoriale dei neo-immessi in ruolo.
● l’assegnazione anche alla Regione Sicilia di un contingente di docenti in deroga.

Ma, probabilmente, visti gli ultimi risultati elettorali (un’evidente e generalizzata sconfitta dell’idea berlusconiana di società) la richiesta più realistica sembra essere quella più ‘radicale’, o, forse, la più semplice: abolire la controriforma Gelmini.

Hanno aderito:
CGIL, COBAS, USB, Italia dei valori, Partito Democratico, Partito dei Comunisti Italiani – Federazione della Sinistra, Rete dei Comunisti, Rifondazione Comunista  – Federazione della Snistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione degli studenti, Giovani Comusti, Giovani Democratici, Unione degli Universitari

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