A tutt’oggi, nonostante le promesse di riapertura verbali e per iscritto sulle pagine de La Sicilia da parte dell’attuale e del precedente Assessorato alle Politiche Sociali, la Casa Padre Pino Puglisi è ancora chiusa.

Si tratta dello stabile di via Delpino –un bene confiscato alla mafia e ceduto in comodato d’uso al Centro Astalli– dormitorio per gli immigrati fino a quasi tre anni fa, ristrutturato a quel tempo a spese  dei volontari e di molti benefattori.

Dopo quasi tre anni di attesa, durante i quali a fronte di continue rassicurazioni, il Centro Astalli ha

  • elaborato un nuovo progetto di ristrutturazione
  • dato la propria disponibilità alla gestione
  • prodotto la documentazione richiesta per la messa a norma
  • provveduto a proprie spese alla manutenzione del bene
  • mantenute attive le utenze per tutto il periodo di chiusura
  • pagata la guardiania notturna per evitare vandalizzazioni del bene,

L’inizio dei lavori da parte del Comune, che sembrava imminente,  si è inspiegabilmente bloccato, nonostante le assicurazioni che nulla ostasse e che ci fosse la copertura finanziaria del progetto.

Tutto ciò mentre si cercavano con estrema urgenza dei locali dove poter accogliere i senza fissa dimora fatti sgomberare dal Palazzo delle Poste.

Come mai non si è ritenuto di accelerare i lavori in via Delpino, visto che il bene era già a disposizione del Comune, completamente dotato di utenze e di arredi (con la possibilità di accogliere 24 persone) e che la cosiddetta situazione emergenziale era ben nota almeno dall’inizio dell’inverno, tanto che si era istituito un Presidio leggero per far fronte alle necessità dei senza tetto?

Inoltre, lo spreco e il deperimento di un bene collettivo sottratto alla criminalità, trattandosi di un bene confiscato alla mafia, sono un danno e un fallimento progettuale ancora più grave.

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