Ninetta Burgio

8 giugno, Catania. Si è svolta presso il Tribunale dei minori l’udienza del processo per l’omicidio di Pierantonio Sandri, il giovane di Niscemi a lungo ritenuto vittima di “lupara bianca” e il cui corpo è stato poi rinvenuto quindici anni dopo in seguito alla confessione di un ragazzo – ex alunno della madre di Pierantonio – che ha raccontato di averlo ucciso insieme a dei complici. La sentenza è prevista per il prossimo novembre.

A volte le cose importanti accadono per caso, e pochi ne colgono il significato, anche se poi esse hanno il potere di cambiare i rapporti di forza tra i soggetti coinvolti. L’esperienza del processo per la morte di un familiare a causa della violenza mafiosa è un trauma che spesso incide per tutto il resto della vita su persone costrette ad aggiungere al dolore per la perdita di un figlio, di un fratello, di un genitore, di uno sposo il disagio di affrontare udienze nelle quali, spesso, l’imputato è circondato da un nugolo di parenti arroganti e allusivamente minacciosi mentre il familiare è da solo con l’avvocato, lottando con se stesso tra il bisogno di ottenere giustizia e il desiderio che quel processo finisca il più presto possibile.

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie ha posto sempre, sin dalla sua nascita nel 1995, una particolare attenzione alla tutela giuridica ma anche alla cura morale e sociale dei parenti delle vittime di mafia. Non a caso, il 21 marzo di ogni anno, alla manifestazione nazionale di esercizio della memoria, sono sempre più numerose le famiglie alle quali il popolo di Libera rende un omaggio affettuoso dal grande valore civile, e le stesse famiglie vivono il loro ruolo senza alcun desiderio di vendetta, ma riuscendo ad inserire le loro storie nell’ambito della costruzione di una società giusta ed accogliente per tutti.

Ebbene, l’8 giugno, presso il Tribunale per i minori, la piccola grande Ninetta Burgio, accompagnata dall’avvocato Enza Rando – dell’ufficio legale di Libera – ha trovato ad attenderla una rappresentanza del coordinamento di Catania con la bandiera dell’associazione. E’ stato un gesto importante: il gruppetto ha “occupato” lo spazio antistante l’ingresso del Tribunale “marcando il territorio” e costringendo il piccolo seguito degli imputati, sorpreso e intimidito, prima ad allontanarsi e poi, ad udienza in corso, a rifugiarsi in un angolino della sala d’attesa, preoccupato e timoroso.

Una piccola vittoria, certo. Il gruppetto che rappresentava in quel momento l’intero movimento a livello nazionale si è stretto intorno a Ninetta per abbracciarla e farle sentire che non era sola, e non certo per festeggiare l’amara vicenda di ragazzi che avrebbero potuto vivere tutt’altra esperienza da quella che la vita gli ha riservato. Ma, per una volta, vedere le famiglie di mafia – di solito arroganti e prepotenti – abbassare lo sguardo e quasi vergognarsi di essere lì, è stata una vittoria della legalità contro la pretesa dell’impunità. Una storia collettiva per costruire percorsi di giustizia.

Leggi su Argo Libera, il Presidio delle Aci contro le mafie, sulla presentazione ufficiale del Presidio, intitolato proprio a Pierantonio Sandri

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