Dopo anni di torpore amministrativo, passati prevalentemente a tappare i buchi creati dalla mai sufficientemente vituperata amministrazione dell’amico Scapagnini e appena velati dagli epocali (ormai per meno non si muove più nessuno) Stati generali, l’eccentrico vulcanello Stancanelli è entrato in una parossistica attività di tipo stromboliano e ha cominciato ad eruttare nuvole e lapilli di bilanci, piani, progetti e programmi a futura memoria.

Nel giro di pochi giorni sono stati presentati: il bilancio consuntivo 2010; le linee di principio della revisione del Piano regolatore di Catania, coerentemente ai nuovi orientamenti di ecostenibilità delle pianificazioni urbanistiche (sic!) -naturalmente a Londra, per non dare troppo all’occhio-; il PUT (Piano urbano del traffico).

A breve sono annunciati: il Piano orario dei passaggi degli autobus AMT, il Piano spese per l’acquisto di candele in caso di un nuovo taglio dell’energia elettrica, il Piano del colore per i palazzi del centro storico, il Piano anti-zanzare e, forse, il Piano regolatore, ma piano, molto piano!

L’insieme dei suoi interventi disegnano i tratti di una calviniana ‘città invisibile’ che difficilmente riescono a far presa sulla disincantata fantasia dei catanesi. Facciamo solo due esempi.

Il nostro ipercinetico senasindaco si è esibito innanzitutto a Londra, nel corso di una seduta del progetto europeo Grabs (acronimo di Green and Blue Space Adaptation for Urban Areas and Eco Towns), in un dotto intervento sui nuovi orientamenti di ecosostenibilità delle pianificazioni urbanistiche, affermando, fra l’altro, con fulminea e originale intuizione, che “fino a oggi il verde urbano nella nostra città è stato considerato solo come una sorta di elemento di arredo e non come una necessaria pausa alla densità elevatissima degli insediamenti esistenti che garantisca la necessaria qualità ambientale al sistema urbano”.

Pertanto “la riduzione dei rischi climatici è uno dei criteri fondativi nella revisione del Piano regolatore di Catania, con l’introduzione di regole che impediscano la definitiva compromissione delle poche aree libere residue”.

L’insieme delle strategie dovrebbero riguardare “la dotazione di verde destinato a controbilanciare gli effetti delle cosiddetta isola di calore e a mantenere zone di elevata permeabilità per contrastare l’eccessivo scorrimento delle acque meteoriche».

Se così deve essere, in una città che è stata fatta crescere senza lasciare nemmeno lo spazio per metterci un vaso di prezzemolo, non resta che chiedere all’amico ministro Ignazio Gabriele La Russa la cortesia di deviare su Catania una delle missioni libiche dei suoi bombardieri, per raderla chirurgicamente al suolo con le sue bombe, questa volta sì, intelligenti, e ripartire da zero.

Terapia scientifica indicata invece da Stancanelli: “introdurre parametri di tipo ambientale assieme a indicazioni schematiche di progetto utili ad individuare le zone dove realizzare i parchi urbani; prevedere premi di cubatura che favoriscano la realizzazione di nuove alberature e di zone permeabili all’interno dei tessuti edilizi esistenti; introdurre la previsione di adeguate alberature stradali; adozione dei principi di mobilità sostenibile”.

A parte le belle chiacchiere ecoinsostenibili (a proposito, quanto è costata questa trasferta londinese?), l’unica espressione che solleticherà le orecchie dei concittadini sarà quel ‘premio di cubatura’, in cambio del quale, ne siamo certi, saranno capaci di far crescere intere foreste, naturalmente virtuali, in pieno centro storico.

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