Entro il mese di luglio 2011 (vedi il comunicato stampa del 2008)  si sarebbero dovuti completare i lavori relativi al nuovo ospedale San Marco di Catania ed invece,  dalle pagine de Il Fatto Quotidiano, apprendiamo dell’ennesimo slittamento della data di fine lavori. E di una modifica del progetto iniziale. Vi saranno infatti meno posti letto e più parcheggi senza modifica dei costi.

“Contrariamente al progetto iniziale con cui nel 2008 si è aperto il cantiere, non ci sarà più il Centro di Eccellenza ortopedico – fiore all’occhiello dell’opera – e i posti letto, invece dei 720 previsti, saranno 458. In compenso, medici e pazienti troveranno parcheggio molto facilmente e potranno anche fare un po’ di shopping: vicino al viale d’accesso, infatti, ci saranno negozi, un ufficio postale, e un parcheggio multipiano per 600 auto”.

Alla trasformazione delle opere pubbliche in occasioni di guadagno per i privati siamo ormai abituati. E questo progetto conferma la tendenza. Nato 25 anni é stato subito costellato di polemiche: perché proprio in quei terreni (parte dei quali di proprietà di Mario Ciancio) troppo vicini all’aeroporto? Perché costruire un terzo grande ospedale in città (oltre il Cannizzaro e il Garibaldi), anziché potenziare quelli in provincia, sulla costa (Acireale o Giarre) o all’interno? Ed ora niente Centro di eccellenza ortopedico.

Non che fossimo affezionati all’idea del centro di eccellenza, perché riteniamo che i cosiddetti viaggi della speranza potranno venire meno quando avremo primari (oggi direttori di struttura complessa) – e personale tutto – scelti sulla base delle competenze e non delle affinità politiche. Chi torna da esperienze sanitarie al Nord non smette di elogiare la competenza degli specialisti, la cortesia del personale e – solo alla fine – l’accoglienza e la funzionalità delle strutture. Ed invece ci vogliono far credere che il problema sia la costruzione di centri di eccellenza.

Se provate a parlare con chi ha avuto la sfortuna di subire un intervento ortopedico a Catania, potreste sentire lagnanze relative all’incuria (c’è chi è stato dimenticato persino per la somministrazione dei pasti) o ai vani tentativi di interloquire con il direttore del reparto. Ma se si decide di passare dalla normale degenza alla intramoenia (degenza a pagamento), l’incuria e la disattenzione si trasformeranno in strabiliante cortesia del personale tutto.

Potremmo persino condividere l’affermazione dell’Assessore regionale M. Russo (“Puntiamo ad avere eccellenza nella normalità”) ma sta di fatto che l’ortopedia avrà un reparto regolare con 96 posti letto invece dei 160 previsti, senza l’autonomia amministrativa propria dei centri eccellenza. Perché allora il finanziamento (per il 90% a carico del Ministero della salute) non subisce una riduzione proporzionale?

Nessuna risposta dalla pagina ad hoc (con link non più attivi) che ci offre una beffarda immagine del nuovo ospedale con utenti con difficoltà di deambulare (chiaro riferimento al centro di eccellenza ortopedico); nessuna dalle pagine dell’Azienda, che continua a parlare del Centro di eccellenza.

Parziale risposta è quella del sottosegretario al Ministero della Salute Francesca Martini all’interpellanza Palumbo che addebita la riduzione al congelamento dei posti per acuti, non attivati dal Governo regionale a causa del Piano di rientro per il contenimento dei costi della sanità, e allo “scioglimento (L.R. 5 del 2009) delle fondazioni preposte a detti centri di eccellenza demandando alle aziende titolari del finanziamento la gestione dei centri in costruzione”. Quanto al finanziamento, il sottosegretario ha precisato che si è in attesa della elaborazione della variante da parte dell’Azienda ospedaliera universitaria, che sarà trasmessa all’Assessorato e quindi al Ministero.

Sono trascorsi 2 anni dal congelamento dei posti letto per acuti ed ancora non si ha notizia della variante che dovrebbe essere elaborata dall’Azienda ospedaliera universitaria di Catania.

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