Comunicato stampa

 

L’ex amministratore del consorzio area industriale, Aldo Canuto ci ha ricordato di recente, in un suo intervento sulla stampa, la necessità di uscire dall’egoismo individualistico che blocca Catania ed ha già fatto troppi danni ad intere generazioni di catanesi.

Sono stati ricordate “idee” industriali o commerciali presto rivelatesi frutto di tristi logiche in un passato che non c’è più e non merita neppure di essere ricordato, visti i presupposti ed i risultati a cominciare dal triste esodo dei nostri figli in cerca di terre meno avare di opportunità perché rispettose delle regole indispensabili al vivere civile.

L’intervento di chi ha avuto a cuore lo sviluppo industriale di Catania, conclude poi che resta soltanto una scelta valida per il nostro futuro: il patrimonio artistico e monumentale della nostra terra come fonte attrattiva di turismo e di ricaduta economica ed occupazionale , oggi divenuta perfino urgente oltre che irrinunciabile. Indica infine lo stesso interevento le infrastrutture che stanno alla base di questa attrattiva, cioè i porti e gli aeroporti.

E qui cominciano le dolenti note. Si faccia avanti chi conosce, al mondo, una città dotata di un porto ed un aeroporto tra loro limitrofi, che non ponga il turismo come suo primo fattore di sviluppo.

Se mai esistesse una tale assurda città, Catania non risulterebbe unica al mondo ad avere rinunciato ad un tale vantaggio e potrebbe, forse, farsi perdonare almeno in parte il proprio degrado sociale e quello intellettuale di amministratori, passati e presenti, colpevoli di aver avuto simili “dimenticanze”.

Se poi questa città si trovasse al centro del Mediterraneo e sotto il vulcano più alto d’Europa sempre attivo, come è Catania, la colpa di tali “dimenticanze” risulterebbe ancora maggiore.

Non serve a giustificare alcunché il solito scaricabarile di sindaci e presidenti di enti locali su Catania, poiché le cifre parlano chiaro.

Recentemente infatti, il responsabile dell’autorità portuale si è vantato sulla stampa, come se fosse un successo, che a Catania in un anno 66 navi da crociera ormeggiano nel nostro porto e sbarcano ciascuna la media di 3.500 turisti, ammettendo a denti stretti che si fermano solo per poche ore.

Se ipotizziamo che questi turisti, almeno quelli scampati ai frequenti “scippi”, fossero posti in grado di visitare opportunamente la città senza la predetta “toccata e fuga” ed avere così il tempo di spendere almeno € 50 ciascuno, ne conseguirebbe che Catania potrebbe incassare € 175.000 per ogni approdo di crociera, per un totale di circa € 11.500.000 annui, considerati i suddetti approdi così come rilevati e riferiti.

Se però il sindaco ed i presidenti di vari enti e autorità si decidessero ad operare una corretta sinergia fra porto ed aeroporto, Catania diventerebbe una importante base di partenza ed arrivo delle crociere nel Mediterraneo ed il nostro porto potrebbe accogliere non una, ma almeno tre navi (come mostrano le foto ufficiali dell’autorità portuale) e non per soli 66 giorni, ma almeno per 200 giorni all’anno, che corrispondono a circa il triplo dei 66 giorni rilevati finora.

Dal momento che, probabilmente, a Catania la matematica non è ancora una opinione, ancor meno politica per nostra fortuna, l’incasso complessivo di valuta di cui sopra risulterebbe triplicato per ben due volte e si potrebbero raggiungere incassi annuali di circa € 104.000.000.

Importo che potrebbe sensibilmente aumentare se oltre i suddetti 50 € spesi dai turisti nella loro attuale “toccata e fuga” in città se ne aggiungessero altri 50 € per una visita, ad esempio, sull’Etna ad inizio o a fine crociera.

Quindi si potrebbe ipotizzare che oltre duecento milioni di euro sono il mancato incasso annuo, derivante dal solo settore crociere, che Catania ha perso e continua a perdere dal lontano 1994, quando fu costituito l’ennesimo ente locale di gestione portuale che ha comportato finora un pesante carico finanziario pubblico.

Per non parlare delle altre centinaia di milioni di euro persi dall’ingiustificato mancato sviluppo dei settori del diporto nautico, della pesca e della pesca-turismo, ancora oggi del tutto paralizzati.

Per non parlare ancora della mancata occupazione delle migliaia di cittadini che in tutti i porti del mondo vi lavorano, restano nelle loro città e ne vanno fieri. Fuorché a Catania.

Per non parlare del silenzio, tristemente eloquente, degli amministratori locali sullo scottante argomento.

 

COMITATO CITTADINO PORTO DEL SOLE

Iniziativa di partecipazione democratica per la rinascita di Catania e del nostro Porto

 

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