Sono trascorsi 16 anni da quando l’allora Ministro della Sanità “sdoganò” il diritto all’assistenza sanitaria per gli immigrati irregolari e clandestini, rimuovendo requisiti ostativi all’accesso. Da allora leggi e circolari hanno regolamentato l’accesso ai Livelli Essenziali di Assistenza, ma, spesso purtroppo, hanno anche contribuito ad alimentare un clima di diffidenza e di paura che ha di fatto allontanato gli stranieri, privi del permesso di soggiorno, dai servizi sanitari.

Di recente è stato presentato lo studio condotto dalla SIMM (Società italiana di Medicina delle Migrazioni) sulle politiche regionali sulla salute dei migranti. Si tratta di una ricerca interessante perché confronta gli atti formali (leggi, piani, circolari, ecc.) delle varie regioni, tra le quali “la più virtuosa risulta essere la Puglia, la cui eccellenza è legata alla filosofia del nuovo governo regionale” (A Sud Europa, anno 5 n. 28, pp. 33-35). La ricerca tuttavia, interrotta a causa del mancato rinnovo del finanziamento, niente ci dice sulla reale fruibilità dei servizi da parte degli stranieri.

Sarebbe stato questo l’aspetto più interessante, anche se ci rendiamo conto delle reali difficoltà della  difficoltà della rilevazione. Nelle varie regioni, e quindi anche nella nostra, occorrerebbe  sapere quanti siano gli stranieri (distinti in regolari ed irregolari), rilevare le prestazioni fruite da ciascun sottogruppo, analizzare la qualità percepita e la facilità di accesso individuando tipologie di servizi diversi nei diversi territori. Bisognerebbe interrogare soprattutto gli interessati e provare ad andare personalmente nei servizi pubblici. Quanti servizi, ad esempio, hanno la sensibilità di esporre all’ingresso indicazioni in più lingue per facilitare l’accesso? In che modo l’informazione è arrivata alle comunità straniere presenti sul territorio? Per far questo non occorrono finanziamenti impossibili da ottenere; solo buona volontà e attenzione (Sugli ostacoli all’accesso vedi anche IuraGentium).

Invece dobbiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti. Ci interessa poco che la Sicilia non sia tra le regioni peggio attrezzate nel campo delle politiche sanitarie per gli immigrati. Avremmo voluto sapere quale realizzazione concreta abbiano avuto le due circolari dell’Assessore Russo che ha ribadito per l’assistenza agli stranieri e ai comunitari “il diritto alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative per malattie e infortunio, compresi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva… la tutela della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, la vaccinazione secondo norma e nell’ambito di interventi di prevenzione collettiva autorizzata dalla regione, la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive con l’eventuale bonifica dei relativi focolai”. E, di recente, a proposito del ticket al Pronto soccorso, l’esenzione dal pagamento di tutte le prestazioni erogate in favore degli stranieri temporaneamente presenti nel territorio siciliano.

Ma né la ricerca della SIMM, né la pubblicazione recente del libro bianco della salute (188 pagine) dicono alcunché sull’assistenza erogata in pratica agli stranieri.

Una volta “il libro bianco” era lo strumento utilizzato, da sindacati e organizzazioni di tutela del cittadino, per denunciare inadempienze e omissioni. Oggi la stessa dicitura è attribuita a documenti usati per dichiarare e “dimostrare” che si è bene operato. Significativo in tal senso il titolo che appare in copertina, “La trasparenza in Sanità: fatti, numeri e dati del cambiamento”. Molti spazio è in realtà dedicato ai tagli e al piano di rientro per il contenimento dei costi nella sanità. Un ulteriore fattore di criticità visto che già esiste un problema di “sostenibilità da parte del SSN della fornitura dei servizi sanitari a favore dei migranti, dal momento che la spesa pubblica destinata in tale direzione è in aumento, proporzionalmente alla crescita delle dimensioni del fenomeno migratorio”.

La presentazione dei dati della SIMM ha però prodotto un impegno da parte dell’Assessore M. Russo: “la possibilità di registrare i minori stranieri nelle liste dell’anagrafe assistiti del SSN e presi in carico dal pediatra di libera scelta (vedi Ordine dei medici).

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2 Responses to “Quale sanità per gli stranieri in Sicilia?”

  1. Eleonora Caltabiano
    agosto 23rd, 2011 at 18:52

    “Avremmo voluto sapere quale realizzazione concreta abbiano avuto le due circolari dell’Assessore Russo che ha ribadito per l’assistenza agli stranieri e ai comunitari…”
    Copio testualmente dall’articolo e proseguo dicendo che sparsi nelle varie Az. Sanitarie provinciali ed Ospedaliere della Sicilia vi sono degli Ambulatori medici dedicati per Stranieri (comunitari e non)irregolari e non iscrivibili al SSN. Io personalmente mi occupo di un Ambulat. presso l’Az Osp. Garibaldi CT e grazie ai codici STP ed ENI riusciamo ad erogare e garantire:
    “il diritto alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative per malattie e infortunio, compresi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva… la tutela della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, le vaccinazioni….”
    Inoltre, con l’Assistente Sociale, con cui condivido le attività del nostro Ambulatorio, abbiamo costituito una rete di contatti per ridurre le difficoltà di accesso alle strutture sanitarie pubbliche su tutto il territorio catanese, per facilitare l’informazione e quindi rendere maggiormente fruibili i servizi. Il nostro Ambulatorio (che come gli altri non richiede prenotazioni per le visite) è aperto il Lunedì e il Venerdi mattina e si trova presso il Presidio Ospedaliero del Garbaldi Nesima.
    Dr Eleonora Caltabiano

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