Spettabile Redazione di Argo,

sono un vecchio frigorifero ormai non più funzionante e stamattina avevo deciso di concludere dignitosamente la mia lunga carriera facendomi venire a prendere per essere depositato correttamente in un centro per la raccolta di rifiuti speciali.

Non immaginavo che sarebbe stata una lunga e (ancora) inconclusa odissea.

Non avendo chiara l’attuale situazione di quella straordinaria e civilissima invenzione che sono stati gli ATO, chiamo il Comune di Pedara, dove attualmente risiedo (e dove i miei padroni pagano una salatissima tassa per la raccolta dei rifiuti), e mi viene fornito l’indirizzo del centro di raccolta comunale e un (apparentemente innocuo) numero verde: 800123967.

Faccio prima la telefonata, ma essendo ancora l’ora antelucana delle 9 di mattina, il numero verde risulta irraggiungibile.

Mi reco allora personalmente al centro di raccolta sito in via Teocrito, che trovo solo con l’aiuto di Google maps, e (non) vengo ricevuto da un’impiegata che, da dietro la finestra di un ufficio attrezzato di tutto -computer, stampante e quant’altro, ma non di telefono- mi dice (ma non mi sa spiegare il perché) che il centro non può ritirare i frigoriferi e mi rimanda al numero verde.

Spiego che ho già provato a chiamare senza avere risposta, e allora comincia a balbettare che forse sono in ferie e che conviene ritentare a settembre, quando tutti gli onesti lavoratori riprendono le loro normali occupazioni.

Rientrando decido di ripassare dall’Ufficio pubbliche relazioni del Comune di Pedara, dove una gentile signora mi spiega pazientemente che loro con la raccolta dei rifiuti non c’entrano niente e che la tassa che pago viene direttamente incassata dalla ditta MOSEMA, che ha l’appalto del servizio, di cui mi fornisce il numero fisso e l’immancabile numero verde.

Prima di arrendermi mi reco al centro di raccolta del vicino Comune di Trecastagni, ospitato nello spazio antistante la palestra comunale coperta (evidentemente tutti gli altri spazi sono occupati); qui comunque mi dicono che non mi possono prendere, dato che il servizio è svolto da una ditta diversa dalla MOSEMA. Mi rinviano al centro di raccolta del Comune di Nicolosi, sodale di quello di Pedara.

Prima di fare un’altra (inutile) tappa, torno a casa e provo di nuovo col telefono.

Chiamo prima alla MOSEMA (0957273457) e un’impiegata mi chiarisce (si fa per dire) che la raccolta di questo tipo di rifiuti è curata dal Consorzio SIMCO, del quale mi fornisce il micidiale numero verde di cui sopra, consigliandomi di telefonare dalle 15 alle 17, poiché, essendo ormai quasi mezzogiorno, l’ufficio poteva non essere presidiato.

Sperando contro ogni speranza, compongo il numero verde e, miracolosamente, trovo la linea libera ma, dopo numerosi squilli, una voce preregistrata mi informa gratuitamente (ci tiene a farmelo sapere) che, con suo sommo dispiacere (mi sembra di avvertire anche una sorta di singulto), il numero è occupato e mi invita a riprovare.

Accetto di buon grado l’invito, ma tutte le volte mi risponde lo stesso messaggio (evidentemente metà della provincia di Catania ha deciso di rottamare frigoriferi nello stesso giorno).

Dopo un po’ la stessa voce, con tono angosciato, mi rivela di essere di nuovo irraggiungibile; gli consiglio di farsi cercare dalla Protezione civile, ma ignoro se mi abbia ascoltato.

Per non farlo ulteriormente dispiacere, decido di richiamare al pomeriggio.

Ore 15.10: riprendo fiducioso a comporre il numero verde ed è di nuovo costantemente occupato. E’ chiaro che anche l’altra metà di catanesi ha frigoriferi da buttare.

Ore 15.30: dopo un ultimo tentativo, un angelo nelle vesti di operatore telefonico finalmente mi risponde e mi mette in lista d’attesa, assicurandomi che, in una data indeterminata (spero di questo anno solare), il mio padrone sarà contattato dalla SIMCO per concordare la mia consegna.

Adesso sono esausto ma non mi è ancora passata la paura che il mio esasperato padrone possa mettere in atto il proposito più volte manifestato di abbandonarmi sul bordo di una strada fuori mano e farmi diventare così un frigorifero randagio.

PS: credo di aver capito perché certi numeri sono detti ‘verdi’; l’ecologia non c’entra niente, si allude in effetti agli ettolitri di bile che fanno produrre alle cistifellee dei malcapitati che debbono avere a che fare con loro.

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