A maggio del 2011 una grande festa dai toni un po’ strapaesani, come giustamente ha osservato Francesco Merlo, editorialista catanese de “la Repubblica”, aveva celebrato il ritorno ad Aidone della cosiddetta Venere di Morgantina.

Si tratta di uno degli innumerevoli tesori trafugati da tombaroli locali all’interno di quell’autentico giacimento archeologico a cielo aperto che è tutto il territorio di Aidone. Comprati da ricchi collezionisti, sono ricomparsi pubblicamente soprattutto in istituzioni museali americane.

Per riaverla lo Stato italiano aveva ingaggiato un lunghissimo braccio di ferro e, per una volta, l’ha avuta vinta.

Fare periodicamente i turisti ‘a casa’, è un’occasione anche per verificare di persona lo stato dei fatti.

Il museo di Aidone, oltre alla ricchissima collezione di reperti estratti dai numerosi siti archeologici del suo territorio, offre altre due chicche, che da sole meriterebbero la visita: i cosiddetti acroliti, frammenti di statue di divinità femminili, e soprattutto gli argenti di Eupomelos, che –a nostro modesto parere- costituiscono il vero gioiello della raccolta.

Francesco Merlo, nella sua nota, ha assunto una posizione molto polemica, denunciando il fatto che, finita la festa, resta il problema della gestione e della valorizzazione di questa e delle innumerevoli risorse culturali e ambientali di cui dispone la nostra isola, arrivando alla provocatoria conclusione che, forse, era meglio lasciarla in America piuttosto che seppellirla di nuovo ad Aidone.

Si tratterà di una esagerazione, ma è pur vero che, dopo aver lasciato la CT-PA, il turista che percorre i restanti quaranta chilometri deve constatare che manca assolutamente la segnaletica turistica.

La viabilità esistente poi è non è delle più invitanti. Gli autobus extraurbani, per di più, si debbono fermare al centro del paese, a causa delle strade molto strette, e non conducono fino al museo, posto nella parte alta. I disagi per le persone anziane sono facilmente intuibili.

L’impressione un po’ mortificante è che le agenzie turistiche, soprattutto quelle che si rivolgono ad una clientela di persone anziane, inseriscano Aidone solo all’interno di un pacchetto che fa perno piuttosto sulla visita al centro commerciale outlet, recentemente aperto in prossimità del casello dell’autostrada.

Problemi analoghi abbiamo constatato in un contesto completamente diverso, come il comprensorio nord del territorio etneo, Randazzo e dintorni, confinante con quello dei Nebrodi.

Dopo aver visitato la splendida Randazzo, siamo andati in cerca di quell’autentico gioiello medievale che è la Cuba di santa Domenica, sotto Castiglione, a due passi dal greto dell’Alcantara, una chiesa bizantina abbastanza ben conservata, risalente al VII-VIII secolo d. C.

Anche in questo caso, totale assenza di segnaletica se non in prossimità del viottolo sterrato che ad essa conduce. Per il resto la cappella è chiusa e manca qualsiasi strumento di informazione sulla sua storia. All’interno, ma poco leggibile a causa della distanza, solo un residuo cartellone, di difficile lettura, che dovrebbe ricostruire le modalità del suo recupero.

Di illuminazione notturna, per un manufatto così suggestivo in aperta campagna, neanche a parlarne.

Contesti diversi, problemi logistici analoghi. Ma la questione principale resta un’altra: l’inesistenza (o l’incapacità) di un ente sovraordinato, in questo caso l’altisonante Assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana (sic!), che sia in grado di mettere in rete le risorse disponibili, per ‘fare sistema’, come oggi usa dire.

Entrambi gli esempi che abbiamo testato infatti offrono, a brevissime distanze, tante altre possibilità.

Aidone con le aree archeologiche di Morgantina, la Villa del Casale e la città di PiazzaArmerina, per non parlare delle aree forestali limitrofe.

La Cuba, con Randazzo e tutto il suo patrimonio medievale, Castiglione e le vicine Gole dell’Alcantara, peraltro ridotte ad una costosa fiera.

Raccordare in qualche modo le risorse di un comprensorio faciliterebbe molto i rapporti con le agenzie di viaggio e renderebbe l’offerta più facilmente integrabile nei pacchetti turistici, facendo aumentare notevolmente il flusso di visitatori. Il caso delle aree archeologiche della città di Catania, recentemente riunite sotto un’unica direzione, costituisce l’esempio più significativo.

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One Response to “Giacimenti turistici in Sicilia, più ombre che luci”

  1. A proposito della Demetra di Morgantina (è più giusto forse chiamarla così)vorrei esprimere la mia impressione dopo la visita e dopo i sommari e scontati giudizi di Francesco Merlo che, in un articolo assai gratuito e ingiustamente cattivo sulla morte di Corrao, trova il moodo e il tempo di seminare le sue perle “barocche” anche a proposito della dea siciliana che è tornata dall’America, dove sicuramente, a suo parere,sarebbe stata meglio sfruttata dal punto di vista turistico e naturalmente più visitata. Se non fosse una banalità continuerei ancora sui giudizi di Merlo, ma vorrei solo aggiungere al di là di tutto, che il giornalista nostro “conterroneo”, facendosi guidare dal suo ego smisurato, pur di stupire, non si frena e non si accorge forse di giocare un brutto tiro al paese di Aidone, meta comunque di un turismo “mininmo” ma interessato e curioso; al Museo che non è così brutto e malandato, come egli scrive (“manca un bar e non c’è una guida multimediale etc)che contempla tra le sue mete la visita alla Dea dal viso (e dalle braccia) di marmo e dal corpo di pietra. La visita al museo di Aidone è stata per me una esperienza indimenticabile e straordinaria; l’emozione grandissima. Il museo è un convento che varrebbe la pena visitare a prescindere. Solenne e poderosa la Demetra (che manifesta il pondus e l’auctoritas della scuola fidiaca (Becatti) ti accoglie in una saletta piccola e ben tenuta. Una guida gentile ti illustra le opere. Si respira un aria tranquilla e piacevole non certo quella di “palloso” (absit iniuria…) museo onnicomprensivo dove non c’è spazio per la concentrazione. Si vedono poche cose , ma di importanza e di bellezza straordinarie: gli argenti di fattura sapiente ed elegante, gli “acroliti” monchi e misteriosi (non entusiasmante la messa in scena della Ferrera) e i reperti della città di Morgantina a partire dalla preistoria. Quindi, bel museo, bellissime e interessanti cose da vedere.Chi vuole,poi, (ma non lo faccia d’estate),può visitare a pochi chilometri da Aidone, il sito archeologico di Morgantina.
    Ma cosa volete di più??!!
    Tutti conosciamo le grandi e imperdonabili aporie del turismo siciliano e tutti sappiamo in quale stato vergognoso siano tenuti molti dei grandissimi tesori dell’isola e tutti sappiamo quale sia la responsabilità politica di chi dovrebbe gestire il territorio e la cultura in Sicilia, ma andarsela a prendere con il Museo di Aidone solo perchè bisogna fare un percorso impervio per raggiungerlo (e che quindi, come dice Merlo, era meglio che la dea del Getty Museum restasse a Malibù), mi sembra una gratuita esagerazione.
    PS. Non sono lo zio della Brambilla, nè faccio parte della Pro Loco D Aidone, ma vorrei concludere con…ANDATE A VISITARE IL MUSEO DI AIDONE

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