Cosa fareste se vi rubassero il motorino? Andreste a fare una regolare denuncia o vi rivolgereste alla persona “giusta” per farvelo restituire dietro pagamento? La seconda, rispondono quasi tutti i ragazzi. La domanda, provocatoria, viene posta dai membri di Addiopizzo agli studenti coinvolti negli incontri che l’associazione organizza nelle scuole per trattare il tema della legalità.

Il lavoro con le scuole è una delle attività più importanti del gruppo di Addiopizzo Catania. Ne parla Tommaso Maria Patti nel suo libro “Marca elefante non paga pizzo”, presentato venerdì scorso presso la libreria Tertulia.

Preceduto da diverse introduzioni, alcune delle quali scritte proprio dai volontari dell’associazione, il volume è strutturato quasi come un romanzo. I protagonisti sono alcuni ragazzi, catanesi di nascita o di adozione, che si lasciano coinvolgere in vario modo e con varia intensità nelle attività del gruppo e di cui, in trasparenza, si evidenziano anche le problematiche personali legate soprattutto alla precarietà e alla ricerca di lavoro.

Attraverso la trama, piuttosto esile, possiamo seguire la vita del gruppo: i rapporti interpersonali, le manifestazioni, le interviste ai siti locali, i rapporti con le altre realtà associative.

Rimane in ombra, però, l’attività che ci sembra più significativa e più caratterizzante di Addipizzo, la creazione della lista pizzo free, con i nominativi degli esercenti che hanno aderito al progetto del consumo critico dichiarando ufficialmente di non pagare il pizzo.

Sarebbe stato interessante raccontare il modo in cui sono state raccolte le adesioni di questi commercianti e imprenditori che, uscendo alla scoperto, hanno cominciato a rendere possibile una scelta di legalità da parte degli acquirenti. Il progetto, basato anche sulla raccolta di firme di potenziali acquirenti, permette a coloro che sono dotati di senso civico, di premiare con i propri acquisti coloro che hanno il coraggio di reagire alle minacce di estorsione e di affermare la legalità.

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