Un sistema organizzato non per smaltire i rifiuti, ma per il “non smaltimento“.  E’ la conclusione a cui è giunta la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Sicilia, che ha prodotto centinaia di pagine per spiegare le attività illecite nella gestione della spazzatura. A questa indagine si rifà il rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente, nel capitolo dedicato alla nostra isola.

Un settore “organizzato per delinquere“, in cui “l’illegalità si è fatta norma che permea negli aspetti più minuti e capillari qualsivoglia aspetto afferente al ciclo dei rifiuti”, una  vera e propria“disfunzione organizzata”. In concreto:

  • rifiuti che finiscono prevalentemente sottoterra
  • discariche abusive
  • fondi POR spesi per costruire impianti non attivi
  • incendi e danneggiamenti ripetuti negli impianti funzionanti (ad es. a Bivona)
  • presenza di percolato (micidiale liquido prodotto dalla decomposizione dei rifiuti depositati nell’invaso) in discariche (come quella di Bellolampo) che non possono trattarlo
  • imposizione del pizzo o di assunzioni all’interno delle società che operano nel settore dei rifiuti
  • controllo diretto e indiretto delle attività collaterali (trasporto, fornitura di mezzi d’opera, manutenzione e movimento terra)
  • occultamento di rifiuti pericolosi, come quelli radioattivi (vedi caso della miniera di Pasquasia) con incremento -altrimenti inspiegabile- di patologie tumorali ad Enna (+20%)

La gestione di una discarica da parte di un gruppo criminale avrà inoltre come conseguenza inevitabile che sarà ostacolata in tutti modi la raccolta differenziata, non a caso ferma in Sicilia al 6-7%.

Ma il rapporto di Legambiente non si occupa solo della Sicilia e i dati riportati (numeri, statistiche, situazioni) descrivono i comportamenti illeciti più frequenti che coinvolgono l’ambiente su tutto il territorio nazionale. Tra questi:

  1. la declassificazione dei rifiuti, sì da farli risultare, con una semplice operazione che falsifica la documentazione cartacea, diversi da ciò che sono in realtà (cioè rifiuti rientranti nelle tabelle di quelli pericolosi);
  2. il ricorso al sistema del cosiddetto “girobolla”, attuato attraverso vari passaggi, per far risultare falsamente operazioni di trattamento dei rifiuti medesimi in realtà mai posti in essere;
  3. lo sversamento diretto dei rifiuti, quasi esclusivamente speciali e pericolosi, nel territorio;
  4. lo scarico degli oli esausti in mare da parte di navi;
  5. la predisposizione di una filiera di società senza impianti solo per creare fatture false, nonché di altre società dotate di impianti per recupero, trasporto e smaltimento rifiuti, con imposizione ai produttori di avvalersi di tali filiere, aggiudicandosi commesse pubbliche per gestire i relativi servizi. Nel caso di imprese operanti nel settore al di fuori della filiera mafiosa, imposizione di tangenti estorsive;
  6. il ricorso alla spedizione all’estero di rifiuti pericolosi. Fra gli altri porti è citato anche quello di Catania (vedi pag. 8 dell’introduzione di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia).

Ancora Grasso elenca quegli elementi che lasciano intravedere “condotte spia” indicative di una presenza di strutture organizzate in mano alla criminalità:

  1. la collocazione geografica al Sud delle società di movimento terra, le quali spesso celano lo smaltimento dei rifiuti speciali utilizzando cave abusive e abbandonate
  2. l’utilizzo di cantieri aperti o di aziende agricole che utilizzano il compost (cioè il risultato di decomposizione e di umidificazione di un misto di materie organiche) per sversare rifiuti pericolosi
  3. l’esistenza di ditte di trasporto di merci sparse nel territorio nazionale che si alternano nei rapporti col medesimo importatore, via via che vengono denunciate per reati in materia di rifiuti

Chi produce rifiuti pericolosi ricorre allo smaltimento illegale per ottenere un risparmio sui costi richiesti dal rispetto della normativa. Ecco perchè Grasso auspica che si avviino verifiche finanziarie nelle strutture produttive che generano rifiuti, con specifico riferimento ai costi dichiarati e accertati.

Un paragrafo è dedicato alla spazzatura di Napoli arrivata in Sicilia (593 mezzi nei primi mesi di quest’anno), sebbene la nostra Regione sia stata dichiarata, fino al 31 dicembre 2011, in stato di emergenza. A gestire il trasporto una ditta di Nocera Inferiore , il cui titolare è stato coinvolto in inchieste di camorra.

Ad aprile – si legge nella presentazione di V. Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente – il governo ha dato seguito all’obbligo imposto dall’Unione europea di tutelare penalmente l’ambiente. Ma il decreto presentato non prevede di inserire nel codice penale un titolo relativo ai “delitti contro l’ambiente” e si limita ad innalzare le contravvenzioni previste per alcuni  reati. Un’occasione mancata.

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One Response to “Munnizza s.p.a.: rifiuti e affari”

  1. E ‘davvero giunto il momento di iniziare a preoccuparsi di più per l’ambiente circostante.

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