Esiste nella nostra regione una reale copertura sanitaria offerta agli stranieri, regolari e non? Ce lo chiedevamo su Argo poco più di un mese fa. La risposta ci è venuta dalla dottoressa Eleonora Caltabiano, che abbiamo incontrato e dalla quale abbiamo ricevuto le informazioni necessarie per capire la situazione concreta a livello locale.

“La copertura c’è, per tutti, anche per gli irregolari” ci spiega, ed entra nel dettaglio, “chi ha il permesso di soggiorno o, per i comunitari, un contratto di lavoro, ha diritto di iscriversi al SSN e ha gli stessi diritti dei cittadini italiani: medico di base, possibilità di accedere alle analisi e alla diagnostica, pagamento dei ticket in base alle fasce di reddito. Chi non ha permesso di soggiorno, ed è quindi un irregolare (espressione più rispettosa del più frequente “clandestini”), ha diritto ad accedere ad ambulatori pubblici dedicati

Ci lavora la dottoressa in uno di questi ambulatori, quello aperto ogni lunedì e venerdì mattina, dalle 8,30 alle 13.30 presso il Garibaldi di Nesima. Trattandosi di un ambulatorio socio-sanitario, a gestirlo, insieme a lei, c’è l’assistente sociale Nives Bellomo, che in genere effettua il primo colloquio cercando di individuare eventuali problemi sociali. Sia la dottoressa, specialista in malattie infettive, sia l’assistente sociale, sono dipendenti dell’azienda ospedaliera Garibaldi, e svolgono il loro lavoro in orario di servizio, senza nessun supplemento di remunerazione.

Che tutti gli stranieri presenti in Italia, regolari o irregolari, comunitari o extracomunitari, abbiano diritto ad essere curati lo ha previsto nel 1998 la legge Turco-Napolitano. Non hanno intaccato questo diritto né la Bossi-Fini né il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, anche grazie alla campagna “Noi non denunciamo”, organizzata dal personale sanitario, preoccupato dell’introduzione del reato di clandestinità. Se fosse scattato infatti l’obbligo di denuncia degli irregolari, nessuno di questi si sarebbe più presentato ad un pronto soccorso o ad un ambulatorio medico.

A partire dalla Turco-Napolitano, le varie regioni, tra cui anche la Sicilia, hanno diffuso delle linee guida e cercato di individuare le modalità di intervento. A Catania si attivò subito il dott. Mario Raspagliesi da cui fu organizzato il primo ambulatorio di libero accesso per gli stranieri, con rilascio di un apposito codice, presso l’ospedale Garibaldi. Lo stesso che ora è tenuto dalla dottoressa Caltabiano, mentre il dottor Raspagliesi ne tiene uno all’ospedale Cannizzaro, dove attualmente lavora.

A coloro che li frequentano, stranieri irregolari che non possono iscriversi al SSN, viene rilasciato un tesserino particolare con un codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) valido sei mesi e rinnovabile.

Da quando Romania, Polonia, Bulgaria sono entrati nella UE, chi proviene da questi paesi è diventato cittadino comunitario. Se però non ha un contratto di lavoro, non può iscriversi al SSN e viene assistito in questi stessi ambulatori dove riceve un tesserino con il codice ENI (Europeo non iscritto).

“Fungiamo da medici di base -ci dice la dottoressa Caltabiano- e di fatto facciamo medicina generale. Possiamo prescrivere radiografie e analisi, che lo straniero effettuerà presso una struttura pubblica, a cui noi stessi lo indirizziamo. Sono spesso persone spaesate, che non conoscono l’italiano e che vanno aiutate ad orientarsi. A volte facciamo precedere il loro arrivo da una telefonata ai colleghi, per agevolarli. Se c’è una patologia infettiva mandiamo il paziente presso il nostro Day Hospital. Nel caso di donne in gravidanza le indirizziamo verso alcuni consultori con cui abbiamo dei contatti in rete.”

Anche se i medici operano in questi ambulatori non come volontari, ma come dipendenti di una struttura pubblica, il modo in cui svolgono il loro lavoro richiede una sensibilità e un’attenzione non comuni. Molte sono infatti le problematiche da affrontare, prima tra tutte quella della lingua. Non sarebbe risolutiva neanche la presenza di un mediatore culturale, perchè imprevedibile e varia è la provenienza di questi stranieri e quindi molto diverse sono le lingua parlate.

“Ci arrangiamo con l’inglese e con il francese, ma abbiamo anche creato una rete di solidarietà con gruppi ed enti che ci aiutano, come la Casa dei popoli del Comune di Catania, anche con un servizio di interpretariato telefonico.”

Ecco, la rete. Sono i contatti stabiliti, le disponibilità richieste e offerte, che permettono di offrire un servizio realmente efficiente e, possibilmente, veloce.

I numeri. “Al Garibaldi, ci dice la dottoressa, abbiamo fornito 1800 tesserini e visitiamo un numero di pazienti da varia da 5 a 15 al giorno, 40-80 al mese. La presenza numericamente più elevata è quella delle donne rumene”.

Ogni ambulatorio ha il suo archivio, in cui vengono registrate le presenze e le patologie. Manca però un registro generale che raccolga i dati a livello regionale o anche solo provinciale. Non si può evitare, quindi, che lo stesso straniero chieda un altro tesserino STP o ENI presso un’altra azienda ospedaliera.

E i costi? I fondi provengono in parte dal ministero dell’Interno, attraverso le prefetture (patologie urgenti ed essenziali), in parte dal SSN (salute materna e infantile, attività di prevenzione, come vaccinazioni, malattie infettive). L’accesso comunque non è alto e quindi i fondi necessari sono pochi.

Non tutti gli stranieri infatti sono al corrente dei loro diritti e conoscono l’esistenza di questi ambulatori. Gli stessi operatori sanitari hanno predisposto dei fogli, scritti in diverse lingue, con i giorni, gli orari, gli indirizzi degli ambulatori, oltre all’elenco dei servizi offerti. I volantini vengono diffusi dagli stessi pazienti o dai volontari delle varie associazioni che si occupano di migranti, dall’Arci al Centro Astalli.

“Anche io ho partecipato ad incontri di tipo informativo presso varie associazioni, e offro la mia disponibilità di medico presso il centro Astalli, a titolo gratuito” conclude Eleonora.

Lavorare con gli stranieri irregolari, questi paria della nostra società, è qualcosa che, evidentemente, le sta a cuore…

Accludiamo l’ELENCO degli AMBULATORI PER L’ASSISTENZA SANITARIA AGLI IMMIGRATI CHE RILASCIANO CODICI STP/ENI A CATANIA E PROVINCIA

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3 Responses to “Ambulatori per gli immigrati irregolari”

  1. Giuseppe Ruggieri
    ottobre 10th, 2011 at 07:11

    Informazione preziosa. Ritengo che ogni lettore dovrebbe a sua volta farla girare.
    don Pino Ruggieri

  2. Offro i miei servizi anche gratuiti, per gli ambulatori e altre strutture che si occupano degli immigrati clandestini, come interprete visto che parlo correttamente le lingue francese, inglese, italiano e arabo.

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