Non è detto che restino 26. Le associazioni che mercoledì 12 ottobre hanno presentato richiesta di iscrizione all’albo previsto dall’articolo 41 dello statuto comunale potrebbero infatti aumentare di numero. La domanda che sorge spontanea é: come mai un numero crescente di associazioni è interessato ad iscriversi ad un albo che ancora non esiste?

La ragione va ricercata in una lunga storia di cui Argo ha già parlato. E’ la storia di uno statuto comunale approvato nel 1995 e rimasto in gran parte lettera morta per la mancata approvazione del regolamento attuativo che avrebbe dovuto regolamentare i cosiddetti “istituti di partecipazione popolare”, vale a dire la possibilità di esercitare, da parte dei cittadini, i diritti di petizione, di istanza, di udienza, nonché la possibilità di avviare iniziative di consultazione popolare e di promuovere referendum consultivi, propositivi e abrogativi.

Solo nell’ottobre del 2010, dopo 15 anni, il regolamento attuativo è stato finalmente approvato grazie alla determinazione dimostrata dal Comitato Noi decidiamo, che ha elaborato una proposta di regolamento attuativo e ha in un certo qual modo costretto il Consiglio comunale a prenderne visione, emendarla e approvarla.

Il rischio che questa approvazione diventasse un punto di arrivo fine a se stesso, e quindi lettera morta, è stato scongiurato dalle iniziative intraprese da alcuni rappresentanti del Comitato Noi decidiamo, in particolare Mirko Viola dei Giovani di CittàInsieme, che ha organizzato nella sede di Via Siena un incontro di formazione e successivamente altri incontri di approfondimento sulle potenzialità offerte dal titolo quarto dello statuto e quindi sui vantaggi offerti da una partecipazione operata non solo da singoli cittadini ma da associazioni riconosciute e registrate nell’apposito albo.

Basti pensare che sono sufficienti ad esempio tre associazioni per presentare una petizione al Consiglio Comunale senza passare attraverso la raccolta di 500 firme, previste per i singoli.

Visto che per potersi avvalere dei diritti riconosciuti dallo statuto, le associazioni devono -come abbiamo visto- essere riconosciute e registrate, è stato naturale individuare il passo successivo nella presentazione della domanda di riconoscimento e di iscrizione., che è stata fatta da ben 26 associazioni, in modo ufficiale e con relativa conferenza stampa.

L’incontro fortuito dei rappresentanti di queste associazioni con il presidente del Consiglio Comunale, Marco Consoli, ha costretto quest’ultimo ad impegnarsi perchè la procedura venga portata a termine e l’albo, ancora inesistente, istituito al più presto. Cosa non difficile se, come è probabile, basterà una delibera del sindaco.

Non si creda di mettere a tacere i rappresentanti di un così folto numero di associazioni, molto attive ognuna nel suo campo, con il concedere loro un diritto sulla carta. Hanno dimostrato di avere le idee abbastanza chiare e probabilmente faranno sentire presto la loro voce, incoraggiando altri gruppi a seguirne l’esempio.

Per essere iscritte all’albo, che -una volta istituito- dovrà essere aggiornato ogni anno, le associazioni devono dichiarare e documentare, tra l’altro, lo scopo statutario e l’assenza di fini di lucro, la sede legale e le generalità del legale rappresentante, la descrizione sommaria dell’attività svolta nell’ultimo anno di attività (non è d’altra parte prevista iscrizione per le associazioni che hanno meno di un anno di vita) e altro ancora.

Ma nessuna dichiarazione e nessun pezzo di carta avranno efficacia senza una volontà reale di partecipazione da parte degli iscritti e senza una reale, e non solo formale, disponibilità delle istituzioni, anche nel caso in cui le richieste avanzate fossero “scomode”.

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