Invitato dal Laboratorio socio-politico ‘Il prezioso avanzo’ per l’inaugurazione del nuovo anno di attività il p. Bartolomeo Sorge sj ha tenuto lo scorso 25 ottobre una conferenza sul tema “Il coraggio della speranza. Il ruolo dei fedeli laici nella vita pubblica”

Il Laboratorio, animato dal p. Gianni Notari, nasce come una sorta di scuola di formazione politica all’interno della parrocchia del Crocifisso dei Miracoli di Catania, con l’intento di favorire la comprensione dei fatti che quotidianamente interpellano la nostra convivenza civile e di discernere, alla luce della Dottrina sociale cattolica, le strade più opportune per modificarla e migliorarla.

Per la cronaca, il Laboratorio si è già distinto per aver fattivamente appoggiato, la recente raccolta di firme a favore del referendum per la modifica dell’attuale legge elettorale.

E’ probabile che non ci sia stata alcuna intenzionalità, ma è significativo che questo incontro arrivi a pochi giorni dal Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, svoltosi a Todi il 16-17 ottobre sul tema “La buona politica per il bene comune. I cattolici protagonisti della politica italiana”.

Lo stesso p. Sorge non ha potuto fare a meno di riferirsi a quell’avvenimento, da molti interpretato come un segnale che va nella direzione della costituzione di un nuovo partito di cattolici.

P. Sorge non ha escluso la nascita di una struttura organizzata, anche se aperta e non ideologica, che realizzi in modo diretto e non mediato una presenza politica cattolica, ma ha preferito sottolineare, con le parole che il card. Bagnasco, presidente della CEI, ha pronunciato a Todi, che il problema più urgente è il rilancio della presenza dei cattolici nella vita del paese per ricostruire l’anima del paese, prima ancora che il quadro politico.

Molto esplicita è apparsa, a questo proposito, la condanna del berlusconismo come cultura, prima ancora che come prassi politica, definito come intrinsecamente anticristiano in quanto fondato sui valori dell’egoismo, dell’individualismo e dell’utilitarismo e che, sul piano pubblico, si traduce in populismo e atteggiamenti antipolitici, definiti senza mezzi termini malattie mortali per la democrazia.

In questo senso ha richiamato tutti al fatto che, oltre alla coerenza soggettiva, esiste una coerenza oggettiva per cui, anche se un partito garantisce alcuni valori importanti per i cattolici, esso non può accettato se i suoi valori culturali complessivi appaiono con evidenza anticristiani.

Tornando alla presenza politica dei cattolici, non si tratterebbe però di rifare la Democrazia cristiana, esperienza definita da Sorge storicamente determinata e per questo non ripetibile, né di imporre ai cattolici una forma di presenza esclusiva, essendo ormai irrinunciabili i principi del pluralismo e della laicità.

L’urgenza principale è invece riconosciuta nella necessità di contribuire alla costruzione di una nuova cultura politica fondata sui valori della dignità della persona, della solidarietà, della sussidiarietà responsabile e del bene comune, che poi sono quegli stessi affermati sia dalla nostra Costituzione che dalla Dottrina sociale della Chiesa.

In questo caso appare evidente che il richiamo teorico è al ‘popolarismo’ di don Sturzo che affermava una presenza non confessionale dei cattolici, fondata sul rigore morale, sulla tensione ideale del servizio e sull’efficacia di un programma orientato al riformismo liberaldemocratico.

Queste, in sintesi le opinioni illustrate dal p. Sorge. Esse certamente sono anche alla base dell’azione che il Laboratorio intende svolgere nella nostra città, e per questo ci sembrano degne di attenzione.

Non possiamo tuttavia tralasciare di porre alcune obiezioni.

Innanzitutto ci sembra che, assieme alla condanna del berlusconismo, non sia stata sufficientemente esplicita la critica agli atteggiamenti che la chiesa italiana e almeno una parte del mondo cattolico hanno tenuto nei suoi confronti.

Non si può tacere infatti che uno dei fondamenti su cui Berlusconi ha potuto costruire il suo potere si è basato sull’appoggio ad esso fornito dalla chiesa italiana nel lungo periodo in cui essa è stata autorevolmente rappresentata dal card. Camillo Ruini, voluto in quel posto dal papa Giovanni Paolo II in persona.

Né si può passare sotto silenzio che una parte del mondo cattolico, segnatamente nel movimento di Comunione e Liberazione e del suo braccio operativo della Compagnia delle opere, ha apertamente appoggiato questo progetto, lucrandone considerevoli vantaggi sul piano politico ed economico.

Una domanda infine. Dato per scontato che lo spazio politico in cui si dovrebbe collocare questo nuovo soggetto politico è quello intermedio fra destra e sinistra, si tratterebbe di aggregarsi allo spazio del cosiddetto ‘terzo polo’ o di spostarsi in un’area ulteriore che comprenda anche il Partito Democratico? Non c’è, in questo caso, il pericolo di una relativa sovrappopolazione e il rischio di una sovrapposizione, dato che in queste aree esistono già correnti e formazioni politiche di ispirazione cattolica?

Non è, occorre riconoscerlo, un compito agevole quello che si profila.

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