E’ approdato a Catania il SalinaDocFest, il festival del documentario narrativo, giunto alla quinta edizione. Dalle Eolie al Cinestudio. In un mondo che è una fiction senza fine era ora che si affermasse il forte segno della realtà, la cifra stilistica del documentario narrativo, nè film nè reportage, anzi un antireportage, come dice Giovanna Taviani, anima e direttrice artistica del SalinaDocFest, che aggiunge: “Non è un racconto giornalistico né un film fatto con pochi soldi. Il documentario narrativo ha una scrittura, una sceneggiatura e, soprattutto, uno sguardo. Sceglie il modo in cui raccontare“.

Sullo schermo del cinema King, presentato da Marisa Distefano e da Carlo Lo Giudice, è stato proiettato “Altra Europa” di Rossella Schillaci (Italia 2011), premiato a Salina con l'”ITALIA.DOC“, ex equo con “Heroes and Heroines – A day in Kathmandu” di Danilo Monte e Filippo Papini (Italia 2011). Ecco la motivazione:”Per lo sguardo lucido e sincero del racconto, per un approccio visivo mai invadente del vissuto quotidiano di chi non ha nulla se non sé stesso e di chi spontaneamente cerca di supplire ad uno Stato assente. Per la capacità non comune di aver saputo sviscerare le privazioni e le umiliazioni che tanti esseri umani sono costretti a subire, sotto l’indifferenza di chi invece dovrebbe garantire loro i diritti e, nonostante ciò, riuscendo ad esaltarne la profonda dignità”.

Il film racconta l’odissea di circa 300 rifugiati somali e sudanesi che nel novembre del 2008 occuparono una vecchia clinica abbandonata e fatiscente situata in un quartiere operaio di Torino. Ma i rifugiati vogliono costruirsi in Italia un’alternativa e si impegnano in corsi di avviamento al lavoro e nello studio dell’italiano. “Vorrebbero raggiungere un’altra Europa ma -racconta Rossella Schillaci- sono bloccati qui per via della legislazione europea. ll film segue le loro vicende, fino allo sgombero disposto dal prefetto e alla sistemazione dei rifugiati in una vecchia caserma. “Ho incontrato molti giovani, somali o sudanesi, della mia età o molto più giovani di me, – dice la regista- che vivevano in condizioni difficili, ma non erano rassegnati. La loro forza e determinazione a vivere in Europa, dava loro l’energia necessaria per andare avanti. Hanno superato il confine del Mare Mediterraneo, Allah li ha tenuti in vita, ora sono in Europa e sono qui per farcela.”

Forse più avanti potremo vedere anche a Catania gli altri documentari premiati a Salina. La giuria del Concorso Internazionale CONFINI e ORIZZONTI, presieduta da Riccardo Tozzi, ha assegnato il Premio Tasca d’Almerita (5000 Euro) a due film: Tahrir di Stefano Savona (Francia, Italia 2011) e Women of Hamas di Suha Arraf (Nashot Ha’Chamas – Israele, Palestina, Germania, 2010). Una Menzione Speciale è andata al film Le ciel en bataile di Rachid B. (Wild Sky – Francia, Svizzera 2011). Ha vinto il Premio del Pubblico di Salina My name is Ahlam di Rima Essa (Esmi Ahlam – Palestina, 2010).

Aspettando le altre proiezioni, intanto, Giovanna Taviani conquista il premio speciale della giuria al festival del cinema di Annecy con il suo “Fughe e approdi- ritorno alle Eolie tra Cinema e realtà“, racconto di una crociera fantastica, già presentato a Venezia. E il SalinaDocFest in novembre porta la Primavera araba all’Accademia di Francia a Roma con uno spazio-laboratorio riservato alle immagini dei giovani filmaker tunisini protagonisti della rivoluzione. Superando e connettendo “Confini ed orizzonti”, che era poi il tema al centro dell’edizione del festival di Salina appena conclusa.

 

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