Meno male. Non sono solo guerrafondai quelli della Marina militare degli Stati Uniti ma sembrerebbe siano anche degli incapaci. Anche se fa lievitare i costi del progetto, la loro evidentemente poca professionalità allontana lo spettro della realizzazione a Niscemi del Muos, il sofisticato sistema di comunicazioni satellitari che la United States Navy intende realizzare entro la fine del 2015. E’ in forte ritardo sulla tabella di marcia il complicato sistema di satelliti in cielo e antenne sulla terra che dovrebbe accrescere a dismisura la quantità di informazioni e la velocità con la quale esse arrivano al Pentagono e ai vertici militari. Il lancio in orbita del primo satellite MUOS, che era stato programmato per il prossimo mese di dicembre, è stato posticipato al maggio 2012. Altre previsioni disattese: l’entrata in funzione dei quattro terminali a terra che avrebbero dovuto entrare in funzione entro la fine dell’anno, uno alle Hawaii, un altro a Norfolk in Virginia, il terzo in Australia e l’ultimo, appunto, a Niscemi, in Sicilia. Quattro antenne alte come torri da collegare con due dei quattro satelliti geostazionari programmati. Poi, però, qualcosa non va. Non funzionano i test, si cambia rotta per le apparecchiature terrestri e spaziali, viene modificato il link con la più potente centrale di spionaggio planetario, la NSA – National Security Agency Usa. E soprattutto -errore strategico- i quattro satelliti non sono sufficienti a garantire la prevista copertura mondiale. Così il Congresso ha dovuto sganciare un finanziamento straordinario di 340 milioni di dollari per un quinto satellite.

“Secondo i programmi rivisti e corretti, – afferma Antonio Mazzeo nel suo blog – le infrastrutture terrestri saranno pienamente funzionanti solo entro il primo trimestre 2013, mentre i satelliti verranno lanciati in ordine uno all’anno, il primo e il secondo entro la fine del 2012, il terzo nel 2013, il quarto nel 2014, l’ultimo entro l’ottobre del 2015. Ma stando a come sono andate le cose c’è da scommettere che i tempi per la piena operatività del MUOS si dilateranno ulteriormente, come cresceranno ancora i costi per la progettazione e la realizzazione del sistema”.

Quanto costa il Muos non è dato sapere. 3,26 miliardi di dollari, dicono, con una sottostima, i documenti ufficiali. Per il 2012 il presidente Obama ha chiesto, inoltre, al Congresso l’autorizzazione a spendere 482,4 milioni di dollari per il sistema satellitare. Dovranno servire fra l’altro all’“avvio dell’installazione e ai test del software finale del sito in Sicilia”.

Conti alla mano – assicura Mazzeo- per il sistema che ancora non c’è, i contribuenti statunitensi spenderanno il prossimo anno 518,5 milioni di dollari.  E nel capitolo “altre forniture, attività 5-7” del bilancio di previsione 2012 per la Marina Usa c’è pure un finanziamento di 280.000 dollari destinato alla stazione di Niscemi (NCTS Sicily Microwave), per “progettare, realizzare, installare e testare le componenti elettroniche necessarie all’interconnessione con le principali installazioni di NAS Sigonella, in modo di assicurare circuiti affidabili a supporto VLF, HF, MUOS e di altre missioni tattiche strategiche operate da NCTS”.

Altro che ridurre le emissioni elettromagnetiche a Niscemi. Quello che non si riduce di sicuro è il flusso di denaro legato al Muos. SPAWAR-Space and Naval Warfare Systems Center Pacific, il centro di ricerca spaziale della Marina con sede a San Diego, California avrebbe elargito negli ultimi due anni all’Università degli Studi di Catania 475.000 dollari per programmi top secret nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni.

Ci viene un dubbio: che l’inefficienza sia funzionale all’aumento di spesa, all’assegnazione di appalti e alla concessione di consulenze? E ci vengono in mente altri progetti  ambizioni, altre opere pubbliche gigantesche che non saranno mai realizzate ma servono – eccome- a convogliare in tasche private o a sperperare soldi pubblici, cioè nostri.

Antonio Mazzeo Blog: MUOS business miliardario per i mercanti di morte

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