Perché la Sicilia, assieme alle altre Regioni meridionali, continua a impegnare solo una piccola parte (655 milioni ) dei fondi europei a disposizione (2,1 miliardi) e a spenderne ancora meno (78 milioni)?

Eppure spesso leggiamo sui giornali proclami dei nostri governatori che lamentano la riduzione delle disponibilità finanziarie. Altrettanto frequentemente si denuncia il mancato utilizzo dei fondi europei con conseguente riduzione delle disponibilità per l’anno successivo.

Sembrerebbe una contraddizione, ma lo è solo in parte: a differenza dei finanziamenti statali che vengono utilizzati per la spesa corrente, i fondi europei necessitano – da parte della Amministrazione regionale – che vengano predisposti appositi bandi di gara e la rendicontazione finale dei progetti realizzati.

I settori in cui si spende di meno sono quelli riguardanti:

  • lo sviluppo urbano: su 720 milioni ne sono stati spesi solo 35;
  • l’ambiente, i beni culturali e il turismo: su 1400 milioni spesi solo 100;
  • la competitività e lo sviluppo imprenditoriale): su 850 milioni spesi solo 77;
  • la ricerca e l’innovazione: su 327 milioni spesi solo 34;
  • le risorse naturali: su 1600 milioni spesi solo 327.

(“Insufficienza di personale addetto alla spesa” su ASud’Europa, anno 5 n. 39 pag. 5).

Eppure anche l’uomo della strada saprebbe indicare delle priorità trasformabili in progetti che possano ridare slancio all’economia siciliana: dal turismo alle infrastrutture, dalle risorse naturali ai beni culturali.

Perché allora la Regione col più alto numero di dipendenti e di dirigenti, di cui oltre la metà senza incarichi di responsabilità, lamenta di non poter predisporre i bandi per “la mancanza di personale negli uffici dei dipartimenti addetti alla spesa dei fondi”? Così infatti scrive il Responsabile della programmazione Felice Bonanno al Presidente Raffaele Lombardo (vedi ASud’Europa, già citato).

E’ solo un problema di redistribuzione di personale? Se fosse così dovremmo tacciare i dirigenti responsabili di irresponsabilità allo stato puro, visto che ogni anno perdiamo centinaia di milioni di euro per mancato utilizzo.

O forse, come qualcuno afferma, è un problema di eccessivo accentramento: si vuole essere sicuri di poter controllare politicamente la gestione dei fondi affidati?

La prossima scadenza è il 31 dicembre: entro quella data l’Italia deve quantomeno impegnare 2,8 miliardi di euro, pena la restituzione. “Dei 43,6 miliardi del programma 2007-2013  ne sono stati spesi solo il 9,6%, circa 4 miliardi”. Le Regioni che hanno speso di meno sono la Campania (2,4% dei fondi ricevuti) e la Sicilia (3,7%). ( “L’Europa minaccia le Regioni italiane” di Giorgio Vaiana su ASud’Europa, anno 5 n. 39 pag. 3)

Ma oltre all’esiguità delle somme impegnate e spese non si può non rilevare come si continui a spendere male: 60 milioni per operazioni finanziarie e sportelli multifunzionali, 10 milioni  per “consulenti, valutatori, precari, pettinatori di bambole, asciugatori di scogli”, il resto per organizzare e realizzare convegni, incarichi di supporto alla Regione e adempimenti per pubblicare bandi di gara sui giornali. (“Convegni, pubblicità e consulenze…” su ASud’Europa anno 5, n. 398 pag. 4)

Infine, “pur essendo tra i principali contribuenti europei e tra i meno efficienti nell’utilizzo delle risorse provenienti da Bruxelles, l’annuale rapporto dell’Olaf – l’ufficio anti-frode europeo – ci dipinge come il secondo paese in Europa per irregolarità e truffe ai danni dei fondi comunitari. Con 41 indagini avviate siamo secondi solo alla Bulgaria (81)” (“Truffe ai fondi europei” di Carlo Di Foggia su ASud’Europa, anno 5 n. 39 pag. 8). Le indagini, avviate a seguito di segnalazioni, purtroppo risentono della efficienza o meno di altre istituzioni. Non è un caso che una delle maggiori truffe individuate sia stata compiuta in Calabria e sia stata individuata grazie all’ indagine partita in seguito alle segnalazioni dell’allora P.M. Luigi De Magistris nell’ambito dell’inchiesta “Poseidone”.

I fondi europei, dunque, che dovrebbero servire a ridurre il gap con le regioni del nord, o non vengono utilizzati o servono ad alimentare il sistema di potere o ad escogitare nuove modalità di frode di denaro pubblico.

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