Uovo di Colombo o chimera? Un informatico catanese, che preferisce pubblicare con lo pseudonimo di Arithmos ed è specialista in teoria dei linguaggi, ci propone un sua ipotesi interpretativa delle radici della crisi del nostro sistema economico ed una proposta di soluzione, che viene esposta in modo completo sul suo sito checosafare.it.

Pur essendo consapevoli della criticità della proposta e delle perplesssità che può suscitare, la pubblichiamo per stimolare una riflessione ed aprire un eventuale dibattito.

Se si vuole vincere una crisi come questa per prima cosa è necessario capirla.
Significa che occorre guardare il mercato e le leggi della produzione e del mercato per quello che sono, non per ciò che qualcuno – a tratti fanaticamente – immagina o sogna che siano.
Per capirla non si richiede grande dottrina, né teorie complesse, come per le crisi minori: le cose gigantesche posano sempre su basi amplissime, e i loro fondamenti sono semplici e generali.

È noto che il processo di industrializzazione, nato in Inghilterra nel XVIII secolo, ha determinato una metodologia produttiva basata principalmente sull’attrezzatura, la quale assume un’importanza infinitamente superiore rispetto a quanta ne avesse in precedenza, tanto da prendere il nome di Capitale e far chiamare Capitalismo la struttura economica e politica da essa generata.

Per comprensione dei nostri problemi è necessaria qualche premessa intorno alla nascita ed allo sviluppo del Capitale Industriale: esso si è continuamente accresciuto dagli albori della Rivoluzione Industriale ad oggi assicurando uno sviluppo sostanzialmente ininterrotto.

Ma, per il concetto stesso di aumento della produttività, il Capitale, la Tecnologia e la capacità produttiva crescono più rapidamente della domanda: e allora, nel periodo degli anni ’80, più o meno contemporaneamente al raggiungimento del benessere – e non per caso – avvenne ciò che doveva necessariamente accadere, ossia che la potenza dell’apparato produttivo riuscì a superare, in pressoché tutti i campi, la capacità di assorbimento del mercato.
In altre parole da questo momento cruciale, per produrre tutto ciò che è vendibile, non è più stato necessario incrementare il Capitale industriale; in parole ancora più chiare il Capitale industriale, quando raggiunge questa fase, non può più crescere, perché esso è già largamente sufficiente per appagare tutta la domanda effettivamente presente sul mercato; da ciò traggono origine le forze che stanno devastando l’Occidente contemporaneo.
Come tutti i grandi cataclismi sotterranei, esso è stato poco avvertito in superficie; il primo sintomo è che i profitti, che le imprese continuano a raccogliere, non possono essere investiti, proprio perché nessun impianto ha necessità di essere ampliato; essi rimangono presso le imprese sotto forma di denaro non investibile, posto all’esterno del mercato, che possiamo chiamare denaro sterile.

L’assenza del denaro sterile fu avvertita subito sul mercato, negli Stati Uniti d’America; se il Sistema fosse stato lasciato a se stesso esso avrebbe forse trovato la capacità di affrontare i suoi problemi e di teorizzare una sistema in contrazione.
Ma il presidente Ronald Reagan, assistito da studiosi che (pur con dispiacere ed anzi vivo dolore) non possono essere considerati altrimenti che come economisti della domenica – eppure prima o dopo questi eventi, nel tempo, sono stati insigniti in massa del premio Nobel commise il più grande errore strategico di valutazione che sia mai stato fatto (almeno negli ultimi secoli) ed attribuì la carenza di denaro alla scarsità di Capitale piuttosto che all’eccesso, come realmente era.

Fu messa in atto una terapia esattamente opposta alla natura del male, la quale terapia consisteva nell’indebitare lo Stato (prendendo a prestito per l’appunto il denaro sterile) onde immettere nel mercato il denaro mancante, con le tecniche tradizionali idonee per le fasi di sviluppo, innescando così la crescita esponenziale della massa di denaro sterile.
La continuazione di una siffatta strategia per oltre due decenni, voluta dai successori di quel presidente, ha portato le cose alla loro logica conclusione, e così facendo ha sostanzialmente ucciso gli Stati Uniti d’America e trascinato il resto dell’Occidente, noi compresi, in una strada priva di vie d’uscita tradizionali.

Risolvere il problema è molto più difficile che trovarne le cause, ed il lettore che volesse comprendere appieno la soluzione dovrebbe concentrare intensamente la sua attenzione; essa è completamente non convenzionale, perché le manovre convenzionali sono tali che a ciascuna di esse il Sistema oppone una reazione uguale e contraria.

Se noi potessimo stampare denaro a volontà, senza che esso si svalutasse, ogni nostro problema sarebbe risolto; il nuovo denaro sarebbe utilizzato per acquistare quantità proporzionali di merci, ossia di beni e di servizi presenti sul mercato.
Ma se non possiamo stampare denaro aggiuntivo, possiamo “stampare” pressoché a volontà le merci che quel denaro acquisterebbe, grazie alla capacità produttiva installata e non utilizzata, ch’è larghissima e forse ridondante.

Il progetto Economia-2 è dunque “l’arte di stampare le merci”, ossia di utilizzare le capacità produttive latenti (che giacciono inutilizzate) per creare una grande espansione dell’economia e dell’occupazione – e di conseguenza del welfare – restando perfettamente nella logica del libero mercato e senza generare scompensi né indebitamenti.

Il sito http://www.checosafare.it contiene la documentazione completa e dettagliata del progetto, con la discussione di molti degli aspetti tecnici della sua realizzazione e delle conseguenze politiche della sua attuazione.

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2 Responses to “Crisi economica, una proposta di soluzione non convenzionale”

  1. Alcune osservazioni:
    – non mi pare che si tenga conto a sufficienza del ruolo che stanno avendo le economie ex(emergenti) nella criso del capitalismo occidentale
    – si dice poco dell’attuale fase del capitalismo finanziario che ha trasformato l’economia nel Casinò di Montecarlo
    – della complessa soluzione prospettata, ammesso che sia praticabile, manca il soggetto politico capace di gestirla.

  2. Ringrazio per il commento e rispondo come autore dell’articolo.
    1) In effetti ritengo che le economie emergenti stiano attenuando la crisi occidentale, che in loro assenza sarebbe assai più drammatica; esse possono essere responsabili della crisi occidentale soltanto in quanto sono scomparse come mercati puramente passivi.
    2) L’articolo è già troppo lungo; l’attuale fase del capitalismo finanziario è caotica perché si tenta di fare contemporaneamente molte cose tra loro incompatibili, ed in particolare si tenta di risolvere per via finanziaria un problema economico il che, su larghissima scala, è impossibile.
    3) Il sito http://www.checosafare.it descrive piuttosto analiticamente, sia pure per ora in un formato piuttosto rude, le modalità attuative: i provvedimenti necessari possono nascere soltanto per legge, ma la loro gestione è demandata per intero alle reti telematiche, senza interventi umani significativi: il punto centrale del sistema è il POS.
    Per approfondire invito alla consultazione completa del sito; sono importanti anche i seguenti link:
    http://www.checosafare.it/ENTRATE/pensioni
    e il nuovo sito (non ancora completo)
    http://www.debitopubblico.eu/debito.
    Per porre questioni di rilevanza generale sono attivi gli indirizzi e-mail:
    consenso@checosafare.it e dissenso@checosafare.it
    in funzione dell’elemento dominante del messaggio.
    Ringrazio e saluto cordialmente. Arithmos.

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