Nasce dopo una lunga gestazione la riforma delle ASI (Aree di sviluppo industriale) siciliane. L’Assemblea Regionale ha finalmente approvato ieri la legge che sopprime gli 11 consorzi siciliani (uno per provincia più Gela e Caltagirone) e istituisce un unico organismo regionale centralizzato, l’Irsap (Istituto regionale per le attività produttive).

Decadono così i rispettivi consigli generali (uno per consorzio), con relativi comitati direttivi, presidenti e dirigenti generali: un taglio non indifferente a 800 posti di sottogoverno, con un risparmio valutato dallo stesso assessore Armao a 4 milioni di euro.

I consorzi attuali verranno trasformati in uffici periferici, quindi anche quello di Catania, commissariato dal 2006 e dove nell’ultimo anno il ruolo di commissario è stato svolto da Dario Montana. Non escludiamo che il dott. Montana stia tirando un sospiro di sollievo al pensiero che potrà tornare al ruolo esclusivo di dirigente regionale.

Come dipendente della regione egli aveva già svolto in precedenza un ruolo di controllo sulle ASI regionali con interventi di vario genere: annullando delibere di nomina di consulenti esterni, limitando il pagamento di indennità, inviando alla procura della Corte dei Conti una serie di fascicoli che comprovavano danni erariali.

Successivamente, da commissario dell’ASI Catania, ha avuto come mission quella di risanare i conti e provvedere al ripristino degli organi direttivi.

Impresa non facile, sia per l’ammontare del deficit (più di 10 milioni), sia per le voci poco chiare dei precedenti bilanci, ad esempio la contabilizzazione in entrata di contributi richiesti e non concessi.

La crescita degli interessi da pagare sui debiti pregressi, con aumento esponenziale dell’indebitamento, i risarcimenti da pagare ai proprietari espropriati dei loro lotti con procedure risultate irregolari, l’insuccesso dei bandi con cui aveva cercato di vendere alcune aree della zona industriale di Piano Tavola. Insomma un vero ginepraio.

Nel frattempo c’era da gestire l’ordinaria amministrazione delle aree industriali del consorzio: pulizia ordinaria e manutenzione delle strade, pulizia dei canali (strutture importanti soprattutto nella zona industriale di Catania, dove si verificano spesso allagamenti), cura dei servizi sottostrada (come ad esempio i cavi), gestione degli spazi pubblicitari e  controllo sulla regolarità dell’utilizzo dei lotti, che devono servire a realizzare i progetti presentati, pena la revoca (ma che vengono a volte utilizzati per speculazioni). E così via discorrendo.

C’è stato poi il rapporto difficile con i Comuni facenti parte di diritto del Consorzio, ma spesso morosi nei suoi confronti. Eclatante è stato, ad esempio, il caso del Comune di Catania, che non pagava da tempo la sua quota ed era quindi, per statuto, escluso dal voto. Non potendo votare aveva rinunciato a nominare i propri rappresentati negli organi direttivi, bloccando la situazione debitoria del consorzio ed il ripristino dei suoi organi direttivi.

Anche sull’unica voce in attivo del bilancio, Montana non ha avuto vita facile. Essa è rappresentata dalle quote della società aeroportuale detenute dal consorzio. Per recuperare il loro valore e lasciarle in mani pubbliche, Montana avrebbe voluto che fossero acquistate dalla Regione, una scelta non condivisa dai politici locali che temono di perdere il controllo sull’aeroporto a favore di Palermo.

Montana, fratello del commissario ucciso dalla mafia e fino a ieri coordinatore di Libera Catania, ha cercato anche di affrontare il nodo racket. Un problema aggravato dal fatto di avere talora a che fare con uomini in odor di mafia ma formalmente incensurati.

Un episodio noto è stata la sospensione della revoca di un lotto non utilizzato quando è emerso che il mancato utilizzo era dovuto a pesanti richieste estorsive, già denunciate con conseguente condanna dei mafiosi. All’impresa è stato così concesso di ricominciare la sua attività. Del fatto, dopo la convocazione di una apposita conferenza stampa, si occupò la stampa locale (La Sicilia 03/05/2011) e nazionale, (Roberto Galullo sul suo blog ospitato dal Sole 24 ore).

Veniva così affermato il principio che è necessario “coniugare il risanamento dei conti alla ricostituzione di un etica pubblica e al rispetto del principio di legalità”. Per procedere su questa strada e migliorare gli strumenti di intervento, il commissario ha successivamente portato avanti il progetto di un protocollo di legalità con Confindustria, Prefettura e Assessorato regionale.

La ciliegina sulla torta, in questo difficile impegno di risanamento a tutto campo, è stata per Dario Montana la grossolana campagna diffamatoria subita da parte dalla rivista Sudpress che ha utilizzato alcune affermazioni di Armao sulla “presenza di problematiche ambientali e geologiche delle aree ASI, dietro cui si nascondono intrecci tra mafia, politica e affari”, per accusarlo di non aver fatto a fondo il suo dovere, evitando di denunciare i collusi. Piuttosto che stare al gioco e rispondere in modo polemico, Montana ha sporto querela.

Adesso che la legge sulla riforma delle Asi è stata approvata, quasi tutti esprimono soddisfazione, ma molti problemi restano aperti. Ci limitiamo per adesso a chiederci chi pagherà i debiti accumulati e rimandiamo ad altra sede ulteriori domande, nella speranza che anche la nuova struttura non si riveli un grande flop.

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