Il primo teatro pubblico catanese, il teatro Coppola di via Vecchio Bastione, da lungo tempo inutilizzato (nel 2005 sarebbe dovuto diventare sala prova dell’orchestra del Bellini, ma il progetto non andò avanti) è stato occupato da lavoratrici e lavoratori siciliani della cultura e dello spettacolo; artisti, maestranze e operatori che, con questo gesto, vogliono restituire un bene comune ai cittadini catanesi. In sostanza, di fronte all’inattività delle istituzioni, hanno deciso di reagire e, improvvisandosi elettricisti, carpentieri, muratori, hanno riaperto quel cantiere che era stato chiuso nel 2005. Convinti che gli spazi pubblici vanno condivisi e il lavoro culturale deve diventare una risorsa economica e civile, gli occupanti vogliono recuperare la struttura ma, soprattutto, vogliono farla diventare un nuovo e qualificato laboratorio culturale.

Ecco il comunicato degli occupanti:

Per un teatro dei cittadini

Siamo lavoratrici e lavoratori siciliani della cultura e dello spettacolo: artisti, maestranze, operatori. Una forza sociale a lungo disgregata e invisibile. Siamo da sempre costretti alla fuga, a rincorrere nell’emigrazione o nell’accomodamento il senso di un percorso di studi, preparazione e passione; le prime vittime di una politica che non riconosce il lavoro culturale come risorsa economica e civile e continua a privare la nostra terra dei suoi innumerevoli talenti.

Oggi vogliamo essere una forza unitaria, determinata a tramutare le nostre professionalità in bene materiale da mettere a disposizione della comunità. Rivendichiamo pertanto il diritto, e ci assumiamo il dovere, di riappropriarci e prenderci cura di un bene comune abbandonato per restituirlo alla storia della città.

Crediamo fermamente che rimettere in discussione la gestione della pubblica proprietà sia condizione imprescindibile per sperimentare nuove forme partecipate e consapevoli di organizzazione del territorio, del lavoro e della creatività collettiva; che la pubblica proprietà debba ritornare a essere luogo dei diritti e del poter fare, contro l’indiscriminato accumulo privato, il commercio fuori controllo, l’abbandono del patrimonio e l’alienazione dei beni comuni operata dalle caste amministrative di ogni colore.

È per queste ragioni che ci assumiamo la responsabilità di occupare e riaprire un cantiere in abbandono al fine di riqualificare, come luogo di produzione e formazione culturale, una parte dell’area dell’ex Teatro Coppola (in via del Vecchio Bastione, quartiere Civita), primo Teatro Comunale della Città di Catania inaugurato nel 1821 e quasi completamente distrutto dai bombardamenti americani l’8 luglio 1943. Questo spazio, utilizzato per anni dal Teatro Massimo Vincenzo Bellini come laboratorio scenografico, sarebbe dovuto diventare sala prova per l’orchestra dell’ente lirico ma il progetto (avviato nel 2005) è stato sospeso e il cantiere abbandonato.

Oggi vogliamo che il Teatro Coppola ridiventi, attraverso il lavoro volontario di ognuno di noi, libero teatro dei cittadini, laboratorio indipendente di formazione artistica e professionale, risorsa sociale per il quartiere e la città intera. Una città ricostruisce la propria cultura attraverso le azioni e i modelli che queste azioni producono, e alla città, a tutte le sue componenti sociali, culturali ed economiche, chiediamo di partecipare con donazioni di tempo, testimonianze, competenze, materiali e attrezzature, perché insieme si costruisca un patrimonio comune dell’incontro e dello scambio attraverso un modello condiviso di gestione diretta, paritaria e dal basso.

venerdì 16 e sabato 17 dicembre  CANTIERE APERTO

domenica 18 dicembre, dalle ore 17.00 ASSEMBLEA PUBBLICA

FOTOGRAFIE DELLA STORIA: IL TEATRO IN UN MAGAZZINO DELLA MARINA
SPETTACOLI PER UN PALCO A VENIRE

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2 Responses to “Occupato il Teatro Coppola, la parola ai catanesi”

  1. GAR Gruppo Azione Risveglio
    dicembre 17th, 2011 at 18:25

    A distanza di due mesi dall’iniziativa ” Negazione, riappropriazione e donazione” un triplice movimento con il quale il GAR ha voluto segnalare alla città alcuni beni pubblici sottratti e negati con l’intento di riappropriarsene collettivamente per usi comuni e riconsegnarli rifunzionalizzati ai cittadini, stamane 16 dicembre 2011, un gruppo di cittadini lavoratori dello spettacolo, hanno occupato il Teatro Coppola.

    Pur non condividendo i modi, ma condividendone le finalità, il GAR plaude all’iniziativa di “risveglio” ed è vicina ai tanti giovani e artisti che stamane hanno ridato vita ad un luogo tra quelli elencati il 12 ottobre in Via Crociferi.

    Siamo orgogliosi della rinascita diffusa che inizia a dare i primi risultati tangibili e speriamo inoltre che i nostri amministratori cittadini accolgano con lo stesso orgoglio questa voglia di speranza e di cittadinanza e non mettano in atto tentativi di soffocare ( come hanno tentato di fare nei paesi arabi i dittatori ) una “primavera” che speriamo possa contagiare anche l’intera nazione.

    Catania torna a far parlare di sè non più per i processi alla politica e per i saccheggi del territorio, ma per il “risveglio” culturale che vede ogni giorno che passa una collaborazione sempre più stretta e virtuosa tra: cittadinanza attiva, stampa e opinione pubblica.

    A distanza di due mesi dall’iniziativa del GAR in Via Crociferi denominata ” negAZIONE”: a gennaio riprenderanno i lavori per il restauro del Collegio dei Gesuiti; Via Crociferi la prossima domenica verrà restituita alla città ripulita di ogni vergogna, una chiesa del 700 è stata restituita al suo quartiere ed infine un nuovo gruppo di cittadini ha deciso di restituire un Teatro abbandonato alla città.

    Ci auguriamo che il nostro esempio possa spingere altri uomini, donne e giovani che hanno a cuore le sorti della nostra amata Catania a riappropriarsi di tutti i beni comuni negati per ridagli dignità.

  2. IL MANIFESTO 17/12/2011 Articolo di Ugo Mattei
    “La vertenza che ha portato lo scorso 7 dicembre all’istallazione a Saxa Rubra del vessillo “Rai bene comune” ribadisce ancora una volta la fecondità della nozione politico-giuridica della cultura (in senso ampio) come bene comune che dal Teatro Valle occupato sta diffondendosi in tutto il paese. Quella che fino a sei mesi fa non era stata che un’intuizione (la cultura è come l’ acqua) oggi è un’elaborazione teorica matura, costituente nel senso più autentico del termine, accompagnata da una prassi capace di ibridizzarsi (ancor meglio potrebbe dirsi creolizzare)con i diversi contesti di riappropriazione. Dal Cinema Palazzo, oggetto proprio ieri di offensiva giudiziaria, al Teatro Marinoni di Venezia, ai Gruppi azione di risveglio di Catania, all’occupazione intermittente del Padiglione arte contemporanea a Milano, fino alle occupazioni di Sulmona, sono i beni comuni ad offrire la grammatica teorica della riappropriazione. Poiché la cultura è il tratto identitario ed economico che maggiormente caratterizza il nostro paese, è chiaro che le battaglie per la riappropriazione della cultura come bene comune sono, per importanza economica, l’equivalente della riappropriazione simbolica di Wall Street. La differenza è che dal Valle in avanti la riappropriazione non è soltanto simbolica ma è accompagata dalla fisicità dell’agire”.

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