Pura, “leggera” e possibilmente digestiva… Così ci viene presentata l’acqua minerale in bottiglia. Una volta c’era l’acqua di Fiuggi della quale un urologo diceva ironicamente che “faceva bene a …Fiuggi”, permettendogli di arricchirsi. Ora ci sono sul mercato acque per tutti i gusti e per tutte le tasche. Uliveto, Lete, Levissima, ….e altre marche che attraversano l’Italia su camion e Tir che producono gas di scarico e consumano petrolio, risorsa energetica non rinnovabile, … se non tra milioni di anni. Senza parlare della plastica delle bottiglie, che viene riciclata solo in piccola parte. Il resto finisce in discarica e pagato a peso d’oro. Insomma chi beve acqua minerale contribuisce attivamente a rovinare l’ambiente.

E forse non riflette sul fatto che se l’acqua non si deteriora con il passare del tempo e con l’esposizione alla luce, se non fa la muffa e non diventa verde, è solo perchè viene trattata. Parola di Pulviscolo Discolo, che fa il chimico e di queste cose ne capisce, come potete leggere sul suo blog.

C’è poi da dire che bevendo acqua in bottiglia, oltre ad inquinare l’ambiente e non tutelare la nostra salute, contribuiamo a far arricchire le società che la imbottigliano. Esse pagano canoni irrisori alle Regioni (come già denunciato da Legambiente nel 2008) facendo profitti privati su un bene pubblico, ed essenziale per la vita, come l’acqua. E, per indurci al consumo di acqua imbottigliata, ci inondano di pubblicità.

Tra i sostenitori dell’acqua del rubinetto ci sono i redattori di Ctzen.  Si sono fatti spiegare e mostrare dai tecnici della Sidra quali siano i pozzi di provenienza dell’acqua che arriva nelle nostre case. Per dirci che è acqua buona e possiamo berla.

Tutto vero quello che dicono: l’acqua di pozzo, emunta a 180 metri di profondità è sicuramente buona. Ma è proprio vero che si mantenga tale anche durante il percorso?

Chi beve acqua minerale può esservi indotto dalla pubblicità, ma in genere nutre dubbi ben motivati sulla purezza dell’acqua che esce dal rubinetto. E’ un fatto che talvolta ha un brutto sapore o addirittura uno strano colore …

Per arrivare ai nostri rubinetti l’acqua percorre alcuni kilometri in tubazioni che non sono adeguatamente monitorate e manutenzionate, come dimostrato dalla notevole quantità di acqua che viene perduta nelle dispersioni della rete fra la stazione di pompaggio e l’utente finale. Quando l’erogazione viene per qualche motivo interrotta, le tubazioni vanno sottovuoto perchè l’acqua residua scorre verso i punti più bassi della rete e dalla falle della tubazioni vengono aspirati i liquami che impregnano il terreno in cui sono immerse (gran parte della citta non è servita da fogne, ma da pozzi neri ed anche le condotte fognarie non sono integre ed a tenuta stagna). Quando ricomincia l’erogazione, i liquami aspirati dentro le tubazioni vengono spinti dall’acqua e diffusi nella rete di distribuzione fino ai rubinetti delle case.

Non c’è allora alternativa all’acqua in bottiglia? L’alternativa c’è, è quella di richiedere con determinazione che i fornitori (Sidra, ma anche Carcaci, Acoset…) garantiscano la qualità dell’acqua, e ne siano responsabili, non solo all’uscita dall’impianto, ma al punto di fornitura all’utenza.

Per ottenere i controlli e la manutenzione necessaria non basta evidentemente la richiesta e/o la protesta dei singoli. E’ necessario unire le forze, costituire un comitato di cittadini e, se necessario, imporre controlli periodici sulla integrità della rete di distribuzione. Avremo così un’acqua sicuramente non contaminata e saranno evitate quelle perdite per le quali la rete idrica italiana è stata definita un colabrodo, soprattutto al sud.

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