Sarà per il cognome che portano, che dalle nostre parti fa tanto don Sturzo, ma la famiglia Caltagirone allargata pare essere di casa a Catania, e in particolare all’Università di Catania.

Nei giorni scorsi è toccato all’ultimo aggregato alla famiglia, l’onorevole di lungo corso P.F. Casini, venire a tenere nientemeno che una lectio magistralis dal titolo “L’autoriforma della politica“, nell’ambito di un ciclo di testimonianze istituzionali sui problemi del rapporto tra riforme e sviluppo in Italia, promosso dal Dipartimento di Analisi dei processi politici sociali e istituzionali dell’l’Università di Catania.

Ma, prima ancora di poter soddisfare la sua ansia di “bagnarsi nella realtà”, di tenersi in “contatto con i giovani impegnati a costruire il loro futuro” e “di sentire il polso del paese che sta emergendo con le nuove generazioni”, Casini è stato contestato da un nutrito gruppo di studenti del Movimento studentesco catanese e del Collettivo di Scienze politiche, che denunciavano il carattere elettoralistico di questa iniziativa da parte del Rettore Recca, esponente dello stesso partito di Casini e, pare, prossimo anche lui a “scendere in campo” nell’agone politico. Amen!

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Di fronte alle contestazioni degli studenti, con un contropiede da maestro che è apparso più eloquente di tutti i ragionamenti che avrebbe sviluppato in seguito, Casini ha invitato tutti a fare un minuto di silenzio in memoria delle vittime della nave ‘Concordia’, da poche ore naufragata.

Un vero colpo di teatro che rivela con quanta disinvoltura e spregiudicatezza morale la nostra classe politica sia capace di interloquire con i cittadini che le chiedono conto dei suoi comportamenti, strumentalizzando anche le tragedie delle persone.

Casini peraltro sarà in buona e degna compagnia, quando si pensi che il suo intervento sarà seguito da quello della sen. Anna Finocchiaro, presidente del gruppo parlamentare del Pd al Senato, il cui consorte si trova coinvolto in affari poco chiari relativi all’ospedale di Giarre; da quello dell’on. Raffaele Lombardo, sotto la cui guida la Sicilia sta attraversando uno dei periodi più luminosi ed esaltanti della sua storia, e da quello del sen. Renato Schifani.

Se l’Università di Catania individua in questi personaggi autorevoli “testimonianze istituzionali”, la notte è davvero buia: “e ho detto tutto”, come affermava Peppino De Filippo!

Nel corso della sua “lezione” l’onorevole ha poi sviluppato un acuto e originale ragionamento sulla necessità di un atteggiamento costruttivo che, dall’analisi, senza indulgenze e senza reticenze, di quanto non funziona, sia in grado di fornire soluzioni realistiche, idonee a far uscire il paese dalle difficoltà in cui si dibatte.

Per questo la classe politica deve dunque affrontare un processo di autoriforma se vuole tornare ad essere in sintonia con il paese e avere un’immagine positiva e deve trovare il coraggio e la forza di agire se non vuole essere travolta da un generale discredito.

Non sappiamo se e in che senso si riferisse anche alle gesta eroiche del suocero Francesco Bellavista Caltagirone, a cui già nel 2009 il Magnifico (sic!) Rettore Recca aveva conferito, con una cerimonia in pompa magna, la laurea specialistica in ” Governo e gestione delle Amministrazioni e Imprese” con la motivazione che: “l’opera compiuta dall’imprenditore di origini siciliane (…) rappresenta il frutto di un impegno intellettuale, ancor prima che operativo e aziendale, degno di essere indicato agli altri imprenditori e di essere proposto alle autorità pubbliche, della Regione Siciliana in primo luogo come esempio di felice collaborazione fra pubblico e privato, fra programma territoriale e scelte imprenditoriali, fra valori culturali e valori economici”

Probabilmente era un atto di risarcimento che si riferiva al fatto che, pochi mesi prima, una delle sue società, l’Acqua Marcia (absit iniuria verbis), si era vista sequestrare un complesso immobiliare con l’accusa di aver “posto in essere, in violazione di legge, un intervento di ristrutturazione urbanistica di un intero isolato comunemente noto come “Mulino Santa Lucia” attraverso una lottizzazione abusiva, con un aumento considerevole del carico urbanistico e contro le regole che prevedevano una variante al piano regolatore generale.

Quell’ecomostro che ancora oggi si ammira proprio all’ingresso della città, in prossimità di piazza Alcalà, è un magnifico (questo sì!) esempio di cosa accadrà quando si metterà mano al nostro waterfront, tanto caro al famigerato Scapagnini Umberto, e di cosa è stato possibile realizzare a Catania in assenza di un Piano Regolatore Generale, con la politica delle varianti e delle deroghe.

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One Response to “Casini! E poi … un lungo minuto di silenzio”

  1. Occorre chiedersi come ha fatto il Rettore Recca, nel conferire al sig. Caltagirone la laurea “honoris causa”, a sconoscere di onorare il costruttore, sull’unica via di fuga e soccorso a sud in caso di sisma, dell’ ecomostro abusivo già sotto sequestro giudiziario.
    Occorre riflettere su quale esempio è stato dato agli studenti di giurisperudenza per primi ed anche a quelli delle altre facoltà della nostra secolare Università.

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