Carmelo Salanitro, dal liceo Cutelli a Mauthausen

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Si celebra oggi la giornata della Memoria, istituita nel 2000 in ricordo della Shoah (annientamento, sterminio) e di tutte le vittime del nazismo. Anche a Catania ci fu chi pagò il suo antifascismo con la vita. Fu il professore Carmelo Salanitro che osò diffondere le sue idee contro il regime all’interno dell’allora fascistissimo liceo Cutelli. Così lo ricorda, aiutandoci a non dimenticare, Anna Marano, docente di storia e filosofia nonchè curatrice, tra il 2003 e il 2009, del premio Salanitro, da lei stessa voluto per contrastare l’oblio che minacciava questa figura.

Era il 1940, l’Italia era entrata in guerra e dal Ministero dell’educazione nazionale giungevano alle scuole le indicazioni specifiche per l’attivazione di un’educazione patriottico-fascista che avrebbe dovuto sostenere la causa bellica, integrando quella educazione ideologico-fascista che accompagnava l’istruzione pubblica italiana, con gli adattamenti necessari al profilo della cultura classica nel caso dei Regi Licei come il Cutelli di Catania.
Le adunanze del Collegio dei professori del Cutelli cominciavano con il saluto al Duce al quale si rispondeva con un vibrante “A Noi!” e al Segretario Federale si rivolgevano applausi altrettanto “vibranti”. Il preside Rosario Verde raccomandava ai professori del Cutelli di controllare che gli alunni salutassero “romanamente” i “superiori” anche fuori di scuola.
E’ certo possibile che non tutti i docenti del Cutelli condividessero realmente l’entusiasmo per il Fascismo registrato nei documenti, ma si può pensare che in ogni caso fosse autentica l’intenzione di compiacere o almeno di non dispiacere al regime.
Prescindendo dall’eventuale conformismo dei docenti, risulta innegabile il particolare zelo del preside Verde nel vigilare sull’educazione fascistizzata  dei giovani, anche per non trovarsi in imbarazzo nel caso di una eventuale visita dei gerarchi fascisti che avesse colto impreparati gli alunni  su ciò che riguardava il Duce e le vicende del Fascismo, con conseguente valutazione negativa del suo operato prima ancora che di quello dei docenti.
Molto disponibile al dialogo con gli insegnanti, Verde non sembrava voler abusare della sua autorità, ma si mostrava intransigente nelle questioni connesse all’interesse politico del regime. Da perfetto preside fascista nel marzo 1940 si preoccupava che i programmi di Cultura Militare fossero svolti con particolare cura.
Del resto quei giovani da studenti sarebbero divenuti soldati e quindi per far loro sviluppare un adeguato spirito militare occorreva inculcare la dedizione completa al Duce e al Regime. Gli studenti dovevano saper cantare gli inni della “Rivoluzione fascista” accanto a quelli patriottici ed erano autorizzati ad assentarsi per partecipare, fieri d’indossare la divisa fascista, alle manifestazioni della G.I.L. e del P.N.F.
Il preside Verde relazionava al Ministro “sullo svolgimento dei programmi delle singole discipline che debbono avere inizio e fine a Mussolini e questo non solo per la storia in cui occupa il posto che è a tutti noto, per la filosofia in cui ha lasciato orme indelebili con una nuova concezione della vita, per l’italiano a cui ha dato origine ad un nuovo stile letterario, ma anche per la matematica, le scienze, il latino, il greco”.
Le direttive didattiche erano che nell’ambito della lezione, ove possibile, gli insegnanti parlassero agli alunni della dottrina e della storia del Fascismo, traendo sempre occasione non solo dagli argomenti delle lezioni, ma anche dagli avvenimenti nazionali e internazionali per illustrare agli alunni l’operato del Fascismo e la “prodigiosa” attività del suo Capo”, dando il massimo rilievo al processo formativo dello stato unitario italiano ed evidenziando il suo confluire nel Fascismo.
Avvicinandosi l’entrata in guerra dell’Italia, nel maggio del 1940 il preside Verde esortava gli insegnanti del Cutelli a dichiararsi pronti a servire il partito e a mettersi a disposizione del Segretario Federale. Pare che i docenti esortati approvassero “per acclamazione”.
In questo clima di zelo entusiastico e/o conformismo, nella scuola fascista, nel Cutelli fascistizzato, Carmelo Salanitro, professore di latino e greco, maturò la sua scelta coraggiosa di far circolare clandestinamente un messaggio anti-fascista, libertario e pacifista, scelta che lo portò all’arresto nel novembre 1940.
Le precise circostanze della denuncia che portò all’arresto e alla condanna di Carmelo Salanitro a 18 anni di carcere furono rese pubbliche solo nel settembre 1945, grazie ai provvedimenti di rimozione dall’incarico e di confino a tre anni presi dall’AMGOT in relazione all’attività spionistica svolta dal preside Verde in collaborazione con l’OVRA.
Della sorte di Salanitro, invece, si seppe solo tra il maggio e il giugno del 1946, più di un anno dopo la sua morte nella camera a gas del campo di concentramento di Mauthausen.
Occorrerà che i residui di fascismo interiorizzato, anche perché coerente con una visione della società che lo precedeva e lo aveva reso possibile, siano evidenziati da un fenomeno dirompente come il Sessantotto, perché si arrivi a riscontrare un gesto in memoria di Salanitro: la lapide commemorativa apposta il 24 aprile 1968 nell’atrio della scuola.
Il testo dell’iscrizione fu formulato dal prof. Salvatore Stella, docente incaricato dei rapporti con la GIL in epoca fascista, docente al quale un’aula scolastica verrà intitolata – si suppone – senza troppe difficoltà, forse anche grazie a quella lapide. In essa si dice che egli, il professore Salanitro, quel professore che non aveva più voluto la tessera del Partito e quindi poteva contare solo sul minimo stipendiale ormai da molti anni, quel professore, “con Platone e Tacito aveva insegnato ad amare la libertà e la giustizia”.
Forse un’ulteriore auto-accusa a nome di tutti per non avere provato la medesima “ansia incoercibile di libertà e giustizia” che aveva condotto Carmelo Salanitro alla morte.
Per eventuali approfondimenti, ecco la bibliografia curata da Anna Marano sul sito del Cutelli

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