Una piccola fiamma, quella delle fiaccole, una piccola fiamma che il vento non riesce a spegnere. L’abbiamo accesa in tanti la sera del 26 gennaio a Catania per ricordare Stefania Noce, uccisa -e non certo per amore- dal fidanzato respinto. Tante fiaccole in un corteo organizzato da “Se non ora quando” e da “Levoltapagina” di Catania, per ricordare la giovane studentessa femminista e di sinistra e le altre donne, 127 solo l’anno scorso e solo in Italia, ammazzate dai loro compagni con le armi più varie o anche solo di botte.

Uccise dal maschio sempre e solo per affermare una supremazia, per riprendere un possesso, per far tacere la paura generata dall’autonomia della donna. Le ragazze indossavano i cartelli preparati con cura e amore da Grazia Giurato. Tanti, uno per ognuna. Leggiamo: “Hai un solo modo per cambiare un fidanzato violento. Cambiare fidanzato”; “Se il tuo sogno d’amore finisce a botte. Svegliati”; “Gli schiaffi sono schiaffi. Scambiarli per amore può farti molto male”.

Prima del corteo e della fiaccolata conclusa in piazza Università, nell’aula 2 della facoltà di Lettere, la facoltà di Stefania, un’affollata assemblea per ricordarla. Per tratteggiarne il carattere, per descriverne la voglia di lottare, la forza e la determinazione. Per continuare- se possibile- la sua lotta. Tanti gli interventi di chi è stato amico della ragazza e di chi l’ha conosciuta solo dopo. Qualcuno legge una poesia di Stefania dedicata alle donne: Donne, piccoli mondi a parte/essenza della terra/ Siamo preziose/come candide perle non ancora scoperte/Siamo incostanti/come il volo di leggiadre farfalle/ Siamo fragili/ come foglie in autunno/ Abbiamo cuori profondi/come oceani immensi…/ In grembo portiamo la vita/Siamo fiori/all’ombra di possenti querce/ e lottiamo ogni giorno/frementi di vedere il sole.

Maria Merlini chiede la laurea ad honorem per Stefania “perché il gesto simbolico ha un ruolo importante nel cambiamento”. Straordinari gli interventi dei ragazzi, dei maschi, che rivendicano la propria fragilità contro la forza machista, contro la paura del confronto che genera violenza. «La colpa è nostra perché non facciamo abbastanza», dice Simone dell’Udu, l’Unione degli universitari. E Matteo Iannitti conclude: “Vorrei essere parte della soluzione e non del problema”.

Un’autocritica inattesa che è un piccolo miracolo e che piace alle femministe storiche di Catania. “Finalmente – dice Emma Baeri– sono le parole che aspettavo da 40 anni. Vuol dire che qualcosa è cambiato”. E Marisa Distefano dice che era ora ormai di collegare cuore e cervello, emozione e riflessione. E’ sicuramente un momento emozionante l’omaggio musicale per Stefania, con le ballate e le canzoni siciliane e sarde dei Cantastoria.

Nell’aula due che si spera venga intitolata a Stefania Noce, ci sono i genitori della ragazza, la madre muta e attenta e il padre Ninni che, in voce quella sera e, successivamente, dalle pagine di Facebook, ringrazia:“Grazie di cuore. Grazie veramente di cuore a tutti… ieri la mia, la vostra Stefania era con tutti noi e questo grazie alla vostra presenza, leale, spontanea, sincera… proprio come era lei e come mi piacerebbe, assieme a sua madre, di voler continuare a ricordare, a evocare, a renderla di nuovo viva… E’ stato davvero molto toccante. Grazie per la commozione, per la partecipazione, per i sentimenti… grazie per avermela riportata ancora una volta così com’era”.

Leggi anche Pinella Leocata: La Sicilia 27.01.12 p 1  –  La Sicilia 27.01.12 p 11

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