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Partire o restare nella propria terra? Nei giorni scorsi a Catania, al cinema King, sono stati proiettati un corto e un documentario su questo tema. “No surrender. Storie di chi parte e di chi resta” è stato organizzato da Cinestudio, CTzen, UPress e Radio Lab. 

Ha seguito le proiezioni, per Argo, Federica Puglisi, catanese, 26 anni,  appena laureata in Medicina. Per lei è stato un po’ come guardarsi allo specchio. Le esperienze, le emozioni, le reazioni dei protagonisti sono state e sono le sue. Anche lei non sa quale sarà il suo futuro e se sarà in Sicilia o altrove.

Vale la pena o no, condurre una vita in un paese/città che offre, o almeno sembra offrire, solamente rospi da ingoiare?

E’ stato questo il tema dell’evento organizzato il 13 febbraio al cinema King. In anteprima il cortometraggio «Il pezzo di carta», del giovane regista catanese Marco Pirrello, autore della sceneggiatura insieme ad Andrea Spinello e a Roberto Zito, seguito dalla proiezione del documentario «Italy: love it or leave it», di Gustav Hofer e Luca Ragazzi.

Il pezzo di carta fa riferimento a quella tanto sudata laurea, che spesso, però, nell’abisso del post-laurea e del mondo del lavoro non si capisce a cosa serva.

Gli autori sono riusciti a far immedesimare molti studenti nel protagonista del corto, il giovane attore catanese Giacomo Buccheri, costretto a elemosinare un ultimo diciotto pur di riuscire a laurearsi (ma dobbiamo davvero accattonare voti last-minute?) e a vedere l’unica docente disposta realmente a insegnare ai propri studenti costretta a lasciare l’università.

Un’università che spesso lascia soli, in un rapporto studente-professore limitato a una magra lezione, priva di confronti, che non ammette dubbi e con delle regole piuttosto “personali”. Per arrivare, infine, a porsi la tanto temuta domanda: “Scappo da Catania o resto?”.

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Sì, perché in certi casi si tratta proprio di scappare da ciò che tanto ci ha coinvolto, ma che, purtroppo, poco ci ha dato e ancor meno può darci. Le recenti proposte di abolizione del valore legale della laurea, che la ridurrebbero a un misero “pezzo di carta”, rendono la prospettiva ancora più cupa sia per chi è alla fine del suo corso di studi sia per chi deve iniziarlo.

Il docu-trip “Italy: love it or leave it” è un documentario stuzzicante che pone un dilemma più grande. La coppia di protagonisti, l’altoatesino Gustav e il romano Luca, si trova davanti ad un bivio: lasciare l’Italia per Berlino o rimanere? Prima di decidere, si danno sei mesi di tempo per conoscere meglio e valutare le contraddizioni e i punti di forza di un paese che percorreranno in lungo e in largo a bordo di una vecchia Cinquecento.

I due protagonisti esaminano gli emblemi logori di un Paese in disfacimento, legato sì a un passato glorioso ma demolito da un presente quanto mai precario che non fa sperare in nessun futuro: i lavoratori della Fiat in cassa integrazione e quelli della Bialetti, i nostalgici di Mussolini a Predappio e gli immigrati sfruttati di Rosarno, la spazzatura di Napoli  e gli ecomostri di Giarre (ma hanno seriamente pensato che i siciliani avessero bisogno di un campo di polo?!). Conoscono infine Ignazio Cutrò, imprenditore siciliano lasciato in solitudine da cittadini e istituzioni nella lotta contro il racket.

Nel loro viaggio incontrano anche diverse personalità che hanno deciso di non brontolare, ma di rimboccarsi le maniche: l’inventore di Slow Food Carlo Petrini, il governatore della Puglia Nichi Vendola, la regista Lorella Zanardo, che con “Il corpo delle donne” combatte l’atteggiamento passivo nei confronti della mercificazione a cui è sottoposto il corpo femminile, l’attrice Loredana Simioli che racconta con umorismo le contraddizioni della sua terra, Giuseppe Pugliese, dell’Osservatorio Migranti AfriCalabria di Rosarno; Padre Fedele Mancini, priore della comunità monastica di Pulsano; l’operaia della FIAT Mary Epifania; il sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carla Girasole, in prima linea nella lotta alla ‘Ndrangheta; Claudia D’Aita, ideatrice del Festival dell’incompiuto siciliano che ha fatto degli ecomostri di Giarre un’attrazione turistica; Francesco Pascale, attivista di Legambiente in Campania.

In realtà nel loro viaggio i protagonisti non trovano dei validi motivi per restare. Lo si può vedere nell’elegante citazione della sequenza di “Una giornata particolare” di Ettore Scola, quando, come Mastroianni e la Loren, i due sono intenti a piegare la biancheria sulla terrazza mentre, al posto della voce del Duce, risuonano le parole dell’ex premier Berlusconi contro le coppie e le adozioni omosessuali. Ci fanno capire, tuttavia, che il nostro può diventare un obbligo di resistenza, piuttosto che una lucida scelta razionale.

L’indignazione che deriva dall’osservare il degrado di questa Italia viene superata dall’incoraggiamento contenuto nelle parole di Andrea Camilleri: “Andarsene è come disertare e lasciare un posto vuoto vuol dire regalarlo a un altro di quegli individui da cui si vuole fuggire”. Una riflessione incontestabile che colpisce nel segno.

Nessuna risposta definitiva, e valida per tutti, è possibile. Anche all’uscita del cinema c’è chi dice a gran voce “Dobbiamo andarcene tutti! Non c’è più niente da prendere qui!” e chi invece si riconosce nella proposta di Camilleri…

Nessuno ci può dire che non dobbiamo partire, che non dobbiamo fare nuove esperienze o continuare a formarci altrove. Ma, se ce ne andiamo tutti per non tornare, qui le cose chi le cambia?!

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One Response to “No surrender, quando il futuro si allontana”

  1. Parole sante! chi le cambia le cose se ce ne andiamo tutti ? I vecchi come me, che non hanno avuto il coraggio di combattere cvilmente per cambiarle ed hanno visto i propri figli allontanarsi, debbono farlo oggi con il massimo impegno.

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