Dodici miliardi di litri di acqua imbottigliata ogni anno; l’Italia al primo posto in Europa, e al terzo nel mondo, per consumo di acqua in bottiglia. Sono alcuni dei dati comunicati nel corso della assemblea pubblica organizzata venerdì pomeriggio a Palazzo Platamone dal Forum Catanese dell’Acqua Bene Comune.

“Dove è finito il referendum?” era la domanda provocatoria posta dal titolo dell’incontro, perchè si prospettano oggi tempi difficili per lo stesso concetto di bene comune. Le idee che hanno alimentata la campagna referendaria e suscitato mobilitazione e consenso, portando alla vittoria dei sì, sono oggi rimesse in discussione in modo strisciante, soprattutto con alcuni emendamenti al decreto privatizzazioni.

Non è stato questo però l’argomento centrale della serata, dedicata soprattutto a due aspetti:

  • ribadire le argomentazioni principali, ma ormai ampiamente dibattute, del valore dell’acqua come bene comune e non come merce
  • sostenere la nuova battaglia del Forum di Catania, quella sulla potabilità dell’acqua fornita dalla Sidra.

Non a caso è stato invitato, ed era presente al tavolo dei relatori, Giuseppe Platania, direttore amministrativo della Sidra, che -oltre ad un excursus storico dalla proprietà Casalotto alla nuova Spa con capitale pubblico- ha dato i numeri relativi alla quantità e qualità di acqua fornita dalla società. Ne è scaturita la rassicurante certezza che i controlli vengono fatti con regolarità e frequenza, 7/8 volte al giorno, anche da un ente esterno, la ASP.

Non tutto però è stato chiarito. Ci riferiamo in particolare al problema del rimborso del canone di depurazione, riconosciuto illegittimo da una sentenza della Corte Costituzionale là dove non ci sia un allaccio alla rete fognaria.

Essendo buona parte della città di Catania priva di fognature, la “quota di tariffa non dovuta riferita all’esercizio di depurazione” deve essere restituita ai cittadini che l’hanno impropriamente pagata. In parole povere la Sidra avrebbe dovuto rimborsarci questa parte della bolletta, ma non lo ha fatto.

Ne ha parlato Marcello Failla, intervenendo subito dopo Platania. Due interventi in successione, dunque, ma nessuna spiegazione chiarificatrice.

La parte più innovativa e simpatica dell’incontro è risultata la presentazione della nuova etichetta creativa dell’Acqua san Rubinetto, esposta ed anche acquistabile all’ingresso della sala in un apposito banchetto. “L’acqua che non pesa sulla spesa” è lo slogan coniato, mentre la tabella con i dati relativi alla potabilità contribuisce a rassicurare, invitando al consumo.

Piacevole anche l’intervento di Alfio Patanè, giovane neofita della fede nell’acqua del rubinetto, che ha parlato del suo progetto di Fontanella Condominiale, una iniziativa per mettere insieme risorse e idee. Con una cifra minima (dieci euro) gli abitanti di un condominio possono raccogliere la somma necessaria per effettuare le analisi chimiche e batteriologiche dell’acqua condominiale (costo 100 euro circa).

Tranquillizzati sulla sua potabilità possono anche decidere di installare una fontanella “di abbellimento” che permetta il prelievo dell’acqua e abbia un valore simbolico. Più comprensibile questo secondo scopo, visto che ognuno può, ormai rassicurato, usare l’acqua del proprio appartamento. Ma bambini e nonni, assicura Alfio, che ha fatto l’esperienza, sono entusiasti all’idea e la fontanella pare che abbia anche la proprietà di pacificare i contrasti e migliorare la vivibilità del condominio, speriamo non solo in un primo momento di entusiasmo.

Solo alla fine dell’ultimo intervento, quello di Alberto del Monaco, del Comitato di Aprilia, si è affrontato il problema dei rischi a cui è oggi esposto l’esito del referendum e ci si è ricollegati alla nuova campagna lanciata dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Dopo la presentazione in Senato, il 7 febbraio, di 37 mila firme per il rispetto del voto referendario, è partita infatti la Campagna di obbedienza civile, così denominata “perché non si tratta di disubbidire ad una legge ingiusta, ma di obbedire alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari”.

Non è un’azione di poco conto. Si invitano i cittadini a pagare le bollette successive al 21 luglio 2011 applicando una riduzione pari alla componente detta “remunerazione del capitale investito”.

Si tratta di una percentuale che va dal 10 al 20% della bolletta e che non è stata esclusa da nessun gestore, nonostante sia stato previsto dalla normativa introdotta dopo il referendum, con il decreto del Presidente della Repubblica (n. 116) del 20 luglio.

Proprio al Presidente è indirizzata una lettera in cui si prospetta la possibilità di restituire il proprio certificato elettorale, “in considerazione dell’abuso anticostituzionale che si sta attuando”. L’abuso sta nel riproporre la “privatizzazione dei servizi pubblici locali, contraria al voto referendario di 27 milioni di cittadini”.

Non è infatti ancora detto che le rassicurazioni fornite dal Ministro Clini, proprio nell’incontro “imposto” con la manifestazione romana di venerdì, saranno seguite da interventi coerenti.

Tutti argomenti e proposte di non poco spessore, a cui sarebbe stato più opportuno dare maggiore rilievo sin dall’inizio dell’incontro svoltosi a Palazzo Platamone.

Vedi anche l’articolo di Pinella Leocata relativo alla proposta di “fontanella condominiale”

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