Sabato 25 febbraio, il palazzo della Cultura di Catania ha ospitato l’incontro “Ragazze interrotte, ieri la precarietà, ora la vita”, organizzato dalla Rete catanese delle donne Sinistra Ecologia Libertà. “Ragazze interrotte”- ha detto Marisa Barcellona dell’Assemblea nazionale Sel – è una metafora sociale e simbolica della società colpita dalla crisi”. 

Dell’importanza del contesto nel quale alligna la violenza ha parlato Graziella Priulla, sociologa della comunicazione, che ha descritto la nuova e spietata ondata misogina, il femminicidio, ma anche altre violenze, acquattate nell’uso distorto di parole e di immagini: “La speranza di cambiare il nostro sguardo sul mondo sta nella scuola elementare e media. Ma bisogna intervenire subito o sarà troppo tardi”. 

Elettra Deiana della Presidenza nazionale SEL ha denunciato una patologia, l’interruzione della costruzione di un futuro per le giovani generazioni. L’avvocata Adriana Laudani dell’UDI di Catania, ha evidenziato come “elemento interessante della legge regionale sulla violenza, votata all’unanimità dal parlamento siciliano, sia l’essere intitolata alla violenza di genere”. Ecco una sua riflessione.

L’Assemblea Regionale Siciliana ha recentemente approvato una legge intitolataNorme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere. Un evento legislativo di notevole valore, che tutte/i abbiamo il dovere e la responsabilità di conoscere e far conoscere, considerata l’entità e la diffusione dei casi di violenza contro le donne che i media riferiscono ogni giorno in un clima di generale indifferenza.

Perché una legge intitolata alla violenza di genere e non alla violenza sessuale? Perché questa nuova categoria giuridica, introdotta nell’ambito del diritto europeo ed extraeuropeo, comprende ogni forma di violenza e di persecuzione fisica, sessuale, psicologica, morale che trova la sua radice e “ragione” nell’appartenenza di genere della vittima. Ed ancora perché essa, dalle stesse norme del nuovo diritto globale, viene qualificata quale violazione dei diritti e delle libertà fondamentali della persona.

L’Italia non ha ancora ratificato le direttive e i trattati internazionali intervenuti su questa materia, registrando un ritardo ed una disattenzione inaccettabili di fronte al diffondersi e all’estendersi di quello che abbiamo definito un vero e proprio femminicidio.

Basterebbero queste prime considerazioni a rendere l’idea dell’importanza della legge regionale, ma è invece utile ricordare le azioni concrete che la Regione ha assunto l’impegno di promuovere al fine di

prevenire la violenza di genere e quella sessuale, “anche attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la diffusione della cultura della legalità e del rispetto dei diritti nella relazione tra i sessi”

assicurare alle vittime della violenza un sostegno anche economico, una adeguata accoglienza, protezione e solidarietà e il loro reinserimento sociale e lavorativo

promuovere e sostenere l’attività dei centri antiviolenza.

Interventi che si intendono attuare favorendo un’ampia partecipazione dei soggetti istituzionali e sociali che operano nel territorio, valorizzando la straordinaria risorsa rappresentata dalle associazioni di donne e del volontariato che da anni si battono contro la violenza sessuale.

Ed ancora, si prevede di dare vita ad una rete (costituita dai comuni, dalle scuole e dalle università, dalle associazioni, ecc.) in grado di sostenere i diritti e le libertà delle donne oggetto di violenza, in un quadro di interventi programmati, coordinati e monitorati.

Una legge, questa, che se pienamente e correttamente attuata può contribuire ad elevare il livello culturale delle nostre comunità, considerato che la civiltà di un paese si misura dal grado di tutela dei diritti fondamentali che in esso trovano i soggetti più deboli ed esposti: a partire dalle donne e dai bambini.

Per queste ragioni è necessario attivare immediatamente, dalla società civile, forme diverse di partecipazione e vigilanza, tese a garantire che le promesse della legge siano mantenute: finanziando adeguatamente gli interventi, promuovendo progetti di informazione, formazione e intervento di elevata qualità, garantendo in ogni fase il massimo di trasparenza.

Sotto questo profilo sarebbe opportuno che la Regione procedesse subito alla costituzione del “Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere”, previsto dall’articolo 3, onde potersi avvalere dei saperi e delle competenze in esso presenti, sin dalla prima fase di avvio.

Sentiamo e sappiamo che una gestione “ordinaria” della legge, o peggio, segnata dai vecchi vizi del clientelismo e del piccolo cabotaggio sarebbe una offesa troppo grande arrecata alle donne vittime della violenza di genere e a tutte/i noi.
Adriana Laudani – Udi

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