COMUNICATO STAMPA

 

Anche il Sindaco Stancanelli ne sembra vittima dal momento che oggi 25.2.12 su La Sicilia racconta ai cittadini : “ora può ripartire la darsena, bloccata prima da un ricorso e poi dallo smaltimento degli inerti”.

Pare infatti che il primo cittadino di Catania che è anche autorevole componente della Autorità Portuale, sconosca il suo potere di cofinanziarne la gestione con le tasse dei cittadini per salvarla dalla prescritta soppressione in caso di bilanci passivi ed il suo conseguente dovere di controllarne le scelte.

Il Sindaco avrebbe dovuto osservare che il blocco della darsena è stata una vera fortuna per Catania. Riflettere ancora che il Piano Regolatore Portuale risalente al 1978, nel prevedere una darsena “industriale” poi chiamata “traghetti”, non è mai divenuto esecutivo e tanto meno eseguibile a norma della intervenuta L.84/94 che prescriveva e prescrive tuttora, la assoluta corrispondenza dei programmi di Catania con il porto che ospita. Precisamente quella piena armonia fra PRG e PRP ancora oggi mai raggiunta .

Il Sindaco pertanto oggi deve chiedersi se sia legittimo:

  1. avere posto e mantenuto in gara lavori stante la solenne bocciatura della proposta di PRP avvenuta nel 2007 per merito della IV° CCP del Consiglio Comunale;
  2. avere indetto ed aggiudicato la stessa gara prima che fossero esperite ed ottenute le preventive valutazioni ambientali favorevoli , prescritte a norma della L.28.01.94 n.84 art.5 c.;
  3. avere delegato la stessa ditta appaltatrice a condurre ed ottenere le VIA-VAS valutazioni ambientali favorevoli al progetto presentato, nella assurda logica di chiedere all’oste se il suo vino sia buono;
  4. avere predisposto il delirio urbanistico ed ambientale di una darsena che movimenti enormi cataste di containers-merci e lunghe colonne di autotreni fra i monumenti del centro storico ed il turismo della Plaia;
  5. avere ignorato la totale mancanza di emergenze economiche o sociali che possano mai sottrarre alla cittadinanza il diritto di decidere il suo futuro. Nel caso decidere di salvaguardare l’ ambiente, la mobilità ed il paesaggio urbano e quindi l’unico sviluppo collettivo della economia e della occupazione veramente sostenibile, oppure favorire gli affari di pochi operatori riottosi a trasferirsi ad Augusta ed a competere con i concorrenti locali.

Inoltre, insistere a simulare una vocazione mercantile del porto di Catania per evitare il giusto accorpamento in unico ente dei due porti di Catania ed Augusta comporta lo sperpero di due costosi enti di gestione portuale su due città attaccate e l’aggravio dell’attuale sottoutilizzo degli alberghi e delle strutture della Plaia separate da Catania.

La sottaciuta paralisi totale della già insufficiente viabilità a sud della nostra città che causerebbe lo sbarco-imbarco giornaliero di migliaia di autotreni, costituirà inoltre un grave danno anche occupazionale, come si evince da una strumentale ma incauta previsione dei sostenitori di tale darsena che ne hanno vantato il “pregio” di impiegare imprecisate “centinaia” di lavoratori precari edili nel biennio occorrente per la costruzione e poi “migliaia” di trasportatori che la userebbero una volta costruita.

È stato però disconosciuto intenzionalmente il reale incremento possibile del numero dei trasportatori su Augusta se attratti ed agevolati dalla relativa logistica assai migliore su tutta la Sicilia centro-orientale. Sono stati taciuti i rilevamenti di settore sulle effettive migliaia di lavoratori a tempo indeterminato nel diretto-indotto del turismo e del diporto nautico se solo la darsena venisse correttamente usata per tale scopo senza alcuna spesa sui bassi fondali già predisposti da madre natura.

Viene inoltre taciuto che una “darsena” colma di autotreni traghettati in piena città costituisce la sottrazione definitiva alla cittadinanza dell’unica via di fuga e soccorso a Sud in caso di evento sismico. La stessa sottrazione cominciata con l’ ecomostro ex mulino S. Lucia che già oggi fa perdere migliaia di ore ai cittadini ogni giorno incolonnati in lunghe code sull’unica via di ingresso ed uscita a sud di Catania e che domani causerebbe la inevitabile paralisi totale del traffico già all’altezza del Faro Biscari alla Plaia.

Consegue evidente il danno irreparabile per l’economia di tutto il nostro territorio qualora ne venisse impedito il solo sviluppo sostenibile costituito dal tanto atteso raccordo urbanistico del centro storico e monumentale con una delle più belle spiagge d’Italia.

Catania dovrebbe inoltre sopportare, così come predisposto nell’appalto avventatamente rilasciato ancora privo delle prescritte e preventive VIA-VAS, la devastazione dei fondali della Plaia scavati per i previsti -14 metri su tutta una vasta ed imprecisata estensione che possa rendere funzionale la “darsena”. Una escavazione di cui è stata però taciuta la periodicità necessaria a permetterne anche nel tempo l’ingresso dei grandi traghetti mercantili moderni la cui stazza cresce sempre e non diminuisce per favorire lavori utili a pochi ma inutili e dannosi per la collettività.

Una darsena il cui costo iniziale è stato dichiarato in 100 mln.di Euro, mentre è stato taciuto il successivo esborso dello Stato di molte altre centinaia di milioni di Euro necessario a salvare i primi 100 che risulterebbero inutilmente spesi senza la necessaria manutenzione dei fondali. Un ingiustificato ampliamento a sud anzicchè a nord su fondali adatti ai moderni traghetti per una giusta intermodalità di trasporto con la ferrovia e la viabilità urbana e provinciale.

Una ingiustificabile rinuncia del Comune a chiedere al Governo centrale un corretto storno di tali enormi risorse in favore delle proprie disastrate casse per salvaguardare interessi ben più importanti di quelli di una ditta appaltatrice.

Un enorme ed ingiustificabile sperpero di pubblico denaro anche qualora la darsena fosse in futuro destinata ad altri settori che non abbisognano di fondali adatti e di escavazioni quali la nautica da diporto e/o la pesca, stante il fatto che il porto di Catania, le cui darsene interne sono ampie ed inutilizzate fino al degrado, risulta il porto più esteso di Sicilia dopo Augusta.

In particolare deve respingersi lo sperpero per una darsena che oggi appare trasformata in “traghetti” da ex “industriale” del 1979 ante tutele ambientali, dopo essere stata lungamente abbandonata all’inutilizzo, all’immondizia e perfino al malaffare per averla denegata all’uso della cittadinanza che la aveva richiesta nel 1990 per scopi sportivi diffusi e privi di lucro massimamente attrattivi di lavoro stabile e di turismo sostenibile.

La Autorità Portuale non ha mai giustificato il suo diniego al corretto uso della darsena dai bassi fondali quale sede naturale di svariate decine di approdi e strutture al servizio del diporto nautico; continua oggi a non giustificare il consueto ricorso ai Sindaci succedutisi dal 1994 per ottenere contributi comunali che permettano il prescritto pareggio dei propri insufficienti bilanci e non ha mai spiegato il suo rifiuto ad incassare i cospicui canoni demaniali a suo tempo stabiliti dalla competente Intendenza di Finanza per un uso turistico conveniente e corretto della darsena in argomento prevenendo in tempo la censura della Corte dei Conti che definì la gestione portuale di Catania “inefficiente” ed “inefficace”.

Ecco le prime “nebbie” che il Sindaco Stancanelli è invitato a sgomberare da Catania che lo ha eletto sicuramente anche per tale scopo.

Comitato Cittadino Porto del Sole (www.portodel sole.it)

Un portavoce Marcello Di Luise

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