“In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità, non è consentito richiedere alle famiglie contributi obbligatori di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro), fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, etc.).

Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria”, così nel sito del M.I.U.R. (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca).

A Catania in tutte le scuole secondarie di secondo grado, ma anche in tante scuole primarie e secondarie di primo grado, si fa esattamente l’opposto. Ogni anno, infatti, nel momento delle iscrizioni accanto ai bollettini di pagamento delle tasse erariali intestati all’Agenzia delle Entrate, vengono imposti bollettini per pagare contributi intestati alla scuola di appartenenza. Nessuno, però, avverte che il pagamento di questi ultimi contributi non è obbligatorio.

I COBAS (comitati di base della scuola) e il Movimento Studentesco Catanese hanno deciso di mobilitarsi per ripristinare la legalità, ma, soprattutto, per difendere il carattere pubblico della scuola statale. Che quest’ultima versi in cattive acque è evidente. Che nel Mezzogiorno questi problemi siano ancora più gravi è sotto gli occhi di tutti. Ma tutto ciò non può significare chiedere alle famiglie di farsi carico delle inadempienze dello stato.

Non possono essere i contributi delle famiglie a risolvere i problemi legati alla riduzione degli investimenti, ai tagli degli organici e delle ore di insegnamento, all’accorpamento degli Istituti, alle classi “pollaio”, all’evasione dell’obbligo. Se il Ministero elimina ore e materie, le singole scuole attingendo ai “loro fondi” non potranno che ridurre “l’offerta formativa”. Né è accettabile che ciò che precedentemente era un lavoro curricolare, proposto allo stesso modo in tutte le scuole italiane, ora debba dipendere dalla disponibilità economica dei singoli istituti.

E poiché, visto l’andamento della crisi, i fondi per l’istruzione e la cultura sono in caduta libera, mentre le spese militari non diminuiscono, nei prossimi anni questa situazione, se non ci sarà una radicale inversione delle priorità, è destinata ad aggravarsi. Verranno, conseguentemente, accentuate le differenze fra le varie scuole e, in spregio alla Costituzione, il diritto all’istruzione dipenderà dalla disponibilità economica di quelli che a questo punto potranno essere chiamati a pieno titolo “clienti”.

Per Cobas e Movimento Studentesco, se si vuole evitare tutto ciò, non c’è altra soluzione se non quella di un rinnovato impegno dello Stato per garantire a tutti uguali opportunità e continuare a fare della scuola uno strumento di mobilità sociale. Nelle prossime settimane, perciò, la contestazione delle tasse illegittime sarà legata alla ripresa delle mobilitazioni per il rilancio complessivo, culturale ed economico, della scuola pubblica statale.

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One Response to “Scuola, no alle tasse illegittime”

  1. Curioso , molto curioso.
    Invito chiunque passi per questa pagina web di leggere con attenzione e divulgare , poichè la conoscienza è alla base di una buona convivenza.

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