Prove tecniche di devastazione. Si moltiplicano le aggressioni al Lungomare catanese. Ad iniziare sono stati i lavori per il parcheggio di piazza Europa, seguiti a ruota da altri progetti, tutti distruttivi. Last but not least, quello per la creazione di un nuovo lido balneare con la cancellazione di un’isola di macchia mediterranea e la privatizzazione di un tratto di costa dalla quale si gode la vista del mare e del golfo di Catania.

Anche senza far ricorso al cemento -chè la struttura sarebbe in legno- il manufatto impedirebbe, comunque, la fruizione del sito e del panorama. Il percorso è sempre lo stesso: si possiede un terreno a ridosso dell’area demaniale e poi ci si annette anche quella.

Il lido dovrebbe sorgere accanto a piazza Tricolore, dal lato opposto al monumento ai caduti, su un’area in parte privata, in parte demaniale. Gli imprenditori, nel chiedere la concessione, sottolineano la mobilità della struttura ma l’ufficio urbanistica del Comune fino ad oggi si è opposto.

Perché il territorio sarebbe trasformato da allacciamenti e discariche e perché l’area, vincolata, non può recepire nemmeno strutture mobili. La società, la Buy2Build, ha fatto ricorso e, nelle more, ha chiesto una sospensiva al Tar che non l’ha accolta. Insomma è in corso un tira e molla tra Privati e Comune, con la partecipazione non straordinaria di altri enti come il Tar, la Sovrintendenza, l’Assessorato regionale al Territorio e all’ambiente. Lo ha raccontato, con la precisione di sempre, Pinella Leocata in un articolo pubblicato da La Sicilia dell’8 marzo scorso.

Il giorno dopo, è arrivata, puntuale, una nota della società che è stata pubblicata sullo stesso quotidiano. In questa, la “Buy2build” mette subito le mani avanti promettendo 35 posti di lavoro; ribadisce che il lido, con recinzione a vetri, ricade su un’area privata e solo per il 20 per cento su demanio e che, comunque, l’area é “completamente circondata da altri insediamenti balneari”.

Cosa, quest’ultima, che ci sembrerebbe una ragione di più per non privatizzare altra costa. E, comunque, in quel tratto  -l’unico libero da piazza Tricolore al Nautico- non ci sono lidi, presenti, invece, nel tratto della borgata di San Giovanni li Cuti.

Del resto non sarebbe questo, come abbiamo detto, l’unico attentato al Lungomare. Come Argo ha già denunciato, un pericolo incombe anche su un altro tratto di costa.

Il progetto è quello partorito dalla premiata ditta Scapagnini-D’Urso, con centinaia di migliaia di metri cubi di sbancamento, quasi sessantamila metri quadrati per nuovi centri commerciali e 48 mila per parcheggi. Nacque all’interno dell’Ufficio speciale per l’emergenza traffico e per la sicurezza sismica e riguarda il tratto stradale (viale Alcide De Gasperi) compreso fra piazza Europa e piazza Nettuno.

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3 Responses to “Lungomare di Catania, prove tecniche di devastazione”

  1. A proposito della scempio di piazza Europa mi hanno riferito che dalla piante allegata al processo contro i responsabili dello scavo per parcheggi e mercato pare che ci sia un piano in più non emerso dalle indagini penali. E’ una semplice informazione che per essere palesata e verificata occorre che venga segnalata dagli avvocati che stanno resistendo in appello nel giudizio che ha visto assolti i big della devastazione di Catania .Chi sono gli avvocati che per conto degli ecologisti, dei verdi o di legambiente seguono la pratica? E’ importante che si accerti questo particolare. Per le ulteriori devastazioni credo che la calata di Salvi sia stata solo o diventi una chimera. Del resto un procuratore della Repubblica , già osteggiato dai locali, non credo possa fare molto se non viene supportato dalle associazioni ambientaliste. Perchè non formare un pool di arrabbiti per l’ambiente e segnalare questi fatti gravissimi con esposto presentato alla Procura?

  2. attenti ai tavoili per discutere sulle comncessioni marittime. E’ l’ultimo exploit di Lombardo per aggorare gli ostacoli di legge. Bisogna poi stare attenti al Pitruzzella che è stato chiamato a Roma e che potrà operare con l’ausilio di un consulente catanese che è stato chiamato al ministero dal nuovo govero ed è parente di concessionari della Tortuga di Ognina. Come potete notare la pirateria è sempre in agguato. Le coste affascinano gli usurpatori di beni pubblici.

  3. Dolorosamente ci si rende conto che, lungi dal riguadagnare tratti di mare già devastati da insediamenti e stabilimenti balneari che ne limitano la libera fruibilità, bisogna impegnarsi per difendere quel poco che ci è rimasto: l’arroganza e la prepotenza non ha confini, continua ad esserci l’un per cento che in barba al 99% che ha diritto al libero accesso al mare con la connivenza dei cialtroni che ci governano pensa di poter usurpare tratti di bene pubblico, ma vogliamo sriamente impedirlo e, piuttosto riprenderci lo spazio che ci hanno tolto? USQUE TANDEM?

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