Un punto a favore di Recca e un passo verso la conciliazione. Sembrano essere queste le novità relative allo scontro tra MIUR e Recca sullo Statuto d’Ateneo. In realtà andiamo verso la vittoria di chi ha saputo giocare a cambiare perchè nulla cambi.

Ma andiamo con ordine. Il punto a favore di Recca è che il Tar ha negato la sospensiva richiesta dal Ministero, non avendo riscontrato “manifesti motivi di fondatezza del ricorso”. L’iter di applicazione dello Statuto può quindi proseguire nei tempi e nelle modalità previste dal rettore.

Forte di questa “vittoria” Recca ha compiuto un passo, anzi due, verso la riconciliazione: ha incontrato a Palermo il ministro Profumo (25 febbraio) e qualche giorno dopo (28 febbraio) ha fatto approvare dal Senato accademico alcune modifiche allo Statuto che rispondono in parte alle richieste di revisione avanzate dal Ministero.

Nell’incontro di Palermo, Ministro e Rettore hanno espresso “rinnovata volontà di collaborazione sia personale che istituzionale”, come si legge nel comunicato stampa dell’università, e hanno esplicitamente dichiarato di voler chiudere l’attuale contenzioso. A suggello, una foto dei due protagonisti sorridenti.

Quanto alle modifiche apportate allo Statuto, riguardano:

  • l’aumento del numero dei rappresentanti degli studenti all’interno sia del Senato accademico (da 5 a 6), sia del Nucleo di valutazione (da uno a due);
  • la precisazione relativa al “voto ponderato” del personale tecnico-amministrativo (il numero di voti degli amministrativi che “pesano” nella elezione del rettore era specificato solo nel regolamento elettorale e non nello statuto);
  • la precisazione dei limiti entro cui il rettore può esercitare l’autorità disciplinare;
  • l’abolizione della clausola che, in caso di sfiducia al rettore, dovesse decadere anche il senato accademico

Nessuna modifica è stata apportata alla composizione e alle modalità di designazione dei membri del Consiglio di amministrazione, quello che ormai è l’organo collegiale più importante. Il potere di scelta dei suoi membri rimane infatti accentrato nelle mani del rettore, sebbene il ministero avesse rilevato l’assenza di un “sistema di pesi e contrappesi”.

In sostanza Recca ha dato una dimostrazione di buona volontà concedendo alcune modifiche ma ha evitato di intervenire sulle questioni sostanziali, quelle che riguardano i rapporti di potere. Un intervento gattopardesco: cambiare perchè nulla cambi…

Domani 15 marzo, il Senato approverà le modifiche in via definitiva. Poi si passerà alla nomina dei membri del nuovo Consiglio di Amministrazione, e la frittata sarà fatta.

Catania avrà la palma dello Statuto più autoritario d’Italia, come si può vedere dall’accluso prospetto preparato dal Coordinamento Unico d’Ateneo. Persino dal punto di vista amministrativo sono state smantellate le attività gestionali dei dipartimenti per concentrare tutto negli uffici dell’amministrazione centrale.

Rimane ancora in sospeso la sentenza del Tar, che potrebbe anche essere favorevole a Recca o abbastanza ambigua da non dare torto a nessuno. E se è vero che ci sarebbe la possibilità di ricorso al CGA, è tuttavia improbabile che il Ministero abbia intenzione di portare avanti il conflitto.

Ormai, con l’introduzione delle modifiche, il rettore ha riparato il gesto ribelle con cui aveva ignorato la richiesta di revisione proveniente dal direttore generale e l’autorità del Ministero è fatta salva.

Oltre tutto la legge sull’autonomia degli Atenei prevede che tocchi ad essi l’ultima parola sui propri ordinamenti. Questo al MIUR lo sanno. Recca può dormire sonni tranquilli.

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2 Responses to “Statuto d’ateneo, tra Recca e MIUR è quasi pace”

  1. a proposito di Università catanese approfitto dell’argomento per chiedere ufficialmente al Rettore ed al senato accademico che mi venga conferita la laurea honoris causa già conferita stupidamente al celebre figuro che risponde al nome di CALTAGIRONE , affarista e arraffatore di suoli pubblici pregiati .Credo che dopo l’arresto avvenuto in altra città e non a Catania ( luogo privilegiato da costruttori di razza ) la laurea Honoris causa gli debba essere sospesa o quantomeno ritirata. Io gradirei che mi venisse conferita in tema di ambiente. I piccoli possono avere ogni tanto ragione. Ma il senato dell’accademia catanese non ha orecchie da intendere .

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  1. Unicuique suum. La nuova mappa del potere nei Consigli di Amministrazione delle università italiane

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