L’aveva detto e lo ha fatto. Tutto si può dire del Rettore dell’Università di Catania ma non che non sia determinato e che non raggiunga fulmineamente l’obiettivo che si è prefisso.

Che fretta nel nominare il nuovo Consiglio di amministrazione, ignorando con disinvoltura sia le critiche  del Miur, sia il Tar, organo del quale, il Magnifico, non ha atteso le determinazioni.

E nel frattempo, Recca, ha pensato anche ad allargare la cerchia dei suoi amici. Così ha graziosamente offerto un posto in consiglio di amministrazione al preside di Lettere, Iachello, la cui rinuncia a candidarsi al rettorato spianerebbe la strada a Giuseppe Vecchio, preside della facoltà di Scienze politiche.

Il disegno, infatti, è complesso; non si limita solo al Cda ma comprende altresì la poltrona di rettore, appunto, e anche l’eventuale ingresso di Recca in politica, nell’Udc, il partito di Casini, sì proprio quello della lectio magistralis.

Certo, qualche candidato al Rettorato rimane ancora in lizza: Giacomo Pignataro, docente di Economia dell’università di Catania, ex direttore della Scuola superiore e membro uscente del Consiglio d’amministrazione. Invocando democrazia ed efficienza, si è opposto a Recca, che, a suo parere, avrebbe nominato i suoi stessi controllori. E ha scritto una lettera aperta.

Ma torniamo al Consiglio di amministrazione e agli otto componenti scelti da Antonino Recca, come prevede il suo Statuto, contestato dal Miur anche per l’eccessivo potere conferito al Rettore.

Tre sono membri esterni, scelti dal Rettore nella rosa degli aspiranti e votati dal Senato accademico, che si è espresso con 24 voti favorevoli e quattro contrari. Una donna, Maria Caramelli, veterinaria, a capo dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Viene, dunque, dal capoluogo della regione Piemonte, dove risiede e lavora, anche se non vi è nato, il ministro dell’Istruzione, l’ingegnere Profumo. Una provenienza sottolineata in Senato accademico dallo stesso Recca: “Capite che è importante che venga da Torino“. Frase che, nero su bianco, nelle note del Rettore, si è trasformata in un più criptico ma diplomatico “Componente senz’altro importante per la realizzazione della sinergia Nord-Sud” (dal documento inviato all’ateneo).

Gli altri due sono: Rosario Pietropaolo, ex rettore dell’università di Reggio Calabria, chimico e

presidente dell’Associazione italiana chimici di ingegneria, e il prefetto Angelo Sinesio, commissario per l’edilizia penitenziaria, dello staff della ministra dell’Interno Anna Maria Cancellieri. Che ci sia -potrebbero chiedersi i maligni- un tentativo di captatio benevolentiae nei confronti del nuovo governo per il contenzioso con il Miur?

Gli ultimi due sono – dice Recca- “personalità che da anni collaborano con competenza, professionalità e notevole impegno col nostro Ateneo, Sinesio è stato già delegato del Prefetto nel Cda d’Ateneo, mentre Pietropaolo è al suo secondo mandato come componente del Nucleo di valutazione universitario”.

Cinque sono poi i componenti interni, scelti – sempre dal Rettore – all’interno di una rosa di 23 candidati indicata dai Dipartimenti. E sono Febronia Elia, preside di Scienze della Formazione, da sempre allineata e coperta sulle posizioni di Recca; Enrico Iachello, di cui abbiamo già detto; Agatino Russo, preside della facoltà di Agraria, anch’egli molto vicino al Rettore; i consiglieri di amministrazione uscenti Salvatore Santo Signorelli, vicino a Latteri e quindi a Vecchio e dunque al Magnifico e Maria Antonietta Toscano, anch’essa recchiana di ferro.

Quali sono i criteri in base ai quali Recca ha scelto quei componenti? Grazie alla loro “comprovata competenza in campo gestionale, sperimentata esperienza professionale di elevato livello, continuità di lavoro, per essere già stati membri del Senato accademico o del Consiglio di amministrazione” scrive, e ammette, però, che tra i candidati “figurano sei persone che hanno votato lo Statuto. Essi per quanto mi ha riguardato, costituiscono la lista prioritaria per la scelta dei cinque docenti a far parte del Consiglio di amministrazione”.

Chi è stato contrario a quello Statuto non è, invece, rappresentato all’interno del Cda.

“Siamo convinti -scrive Recca- della legittimità dell’articolo dello Statuto che porta all’individuazione dei consiglieri. Dai voti ottenuti nei Dipartimenti dai candidati interni al Consiglio di amministrazione risulta chiaro, data l’ampia partecipazione degli elettori, che la stragrande maggioranza della comunità accademica condivide la norma statutaria richiamata”.

Guardando i dati viene, però, spontanea qualche osservazione. Non in tutti i Dipartimenti la percentuale dei votanti è stata alta. Talora ha votato solo la metà mentre gli altri avrebbero adottato l’astensione come forma di protesta contro uno statuto considerato antidemocratico. Come nei Dipartimenti di Scienze politiche e Fisica dove ci sono ricercatori molti critici verso Recca.

Altri hanno votato un rappresentante contrario al Rettore. E’ il caso del Seminario giuridico che ha designato Giovanni Di Rosa, vicino a Di Cataldo, avversario di Recca, ignorando la candidatura di Bruno Caruso, giuslavorista vicino al Rettore.

In una nota dettagliata dal titolo “A sua immagine e somiglianza. Un CDA in fotocopia e altri svarioni“, il Coordinamento unico di ricercatori e docenti strutturati e precari , amministrativi e studenti dell’Ateneo di Catania per un’Università libera e aperta segnala, altresì, una svista. Il Rettore afferma che nella lista dei 23 eletti erano presenti solo due donne, le professoresse Elia e Toscano. Peccato che ce ne fosse una terza, Agata Copani, eletta dal Dipartimento di Farmacia. Chissà se la docente aveva tifato per lo Statuto.

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One Response to “Recca, il Cda è mio e lo gestisco io”

  1. credo che manchi tra i papabili a cariche universitarie il grande rappresentante dell’Acqua Marcia, allo stato in galera,che ha ricevuto dalla nostra università il grande riconoscimento di una laurea Honoris causa.Debbo riconoscere che dopo quel gran conferimento ho inoltrato al Rettore ed al Senato accademico una richiesta di poter godere anch’io di un simile riconoscimento.Non ho avuto risposta alcuna forse perchè non sono collegata nè parente di Casini.E’ stata certamente una grande perdita.Mia o dell’università. A seconda dei punti di vista. IN effetti la cultura ammannita al volgo è notevole ed il grado di acculturazione supera ogni previsione. E’ recente il gesto di un funzionario statale che leggendo un certificato medico lo ha gettato in aria dicendo che avrebbe fatto istanza per fare cancellare quel medico dall’ordine. Era scritto in pessimo italiano.Da fare vergogna.

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