COMUNICATO STAMPA

 

La chiusura del porto penalizza i ceti deboli”.

Così protesta su un quotidiano un negoziante di articoli di mare che vede i suoi clienti respinti da sbarre automatiche all’ingresso del porto. E’ costretto quindi a concludere la sua protesta chiedendo alla Autorità Portuale di farli passare, magari facendo pagare loro una forma di “dazio”.

Una soluzione che faccia sperare anche agli altri commercianti del centro storico di Catania, con lui ugualmente penalizzati dalla attuale crisi, nell’ingresso in città dei croceristi che possano visitare i nostri monumenti ed acquistare qualcosa.

Tale idea di un “dazio” portuale non è nuovo e neppure indirizzato a promuovere l’economia ed il lavoro catanese. Già da tempo infatti una forma di “dazio” è rappresentato dal pagamento dei cittadini con la parte delle tasse comunali che versano per far quadrare i conti della pesante gestione del nostro porto ed evitarne il commissariamento e la successiva soppressione prescritta a carico degli enti portuali incapaci di raggiungere il pareggio di bilancio.

Un nuovo “dazio” aggiunto a quello già esistente, come proposto da detto commerciante, non certo sereno del proprio futuro al contrario della casta portuale alla quale speranzoso chiede tutela , costituirebbe quindi la beffa di finanziare ancora il danno del costo dei ricchi quadri dirigenziali del nostro porto.

Al di là del costo comunque, resta da osservare che tale chiusura del porto per tutti i cittadini, esclusi quelli dotati di “speciale” permesso, rappresenta l’anomalia di una gestione che voglia arrogarsi il diritto di stabilire quali cittadini possano accedervi e quali non possano perché non “addetti ai lavori”.

Se vi fossero infatti aree portuali a rischio di incolumità per i cittadini o semplicemente “in concessione” a privati operatori portuali, solo ed esclusivamente tali aree potrebbero venire recintate ed escluse al pubblico. Mai può essere chiuso l’intero pubblico sedime portuale dalla Stazione alla Plaia come è arbitrariamente avvenuto volendo fare credere che il porto sia un immenso ed unico cantiere per soli “addetti”.

Sorprendente inoltre resta il fatto che tale chiusura viene decisa alla fine e non all’inizio del lungo mandato dell’attuale presidente dell’ente che dopo avere per otto anni permesso il libero accesso a tutti i cittadini così come avviene in tutti i porti del mondo civile, cambia radicalmente idea in concomitanza della apertura del centro commerciale privato “ex Dogane” che oggi resta il solo varco portuale senza “passi” personali e riservati.

Il fatto non può che ricondursi alle ultime dichiarazioni alla stampa di tale pubblico amministratore che ha affermato di “non avere cambiato una virgola” dal suo predecessore.

Salvo la dimensione di tale “virgola”. Infatti il richiamato predecessore, primo presidente della Autorità Portuale di Catania, nel volere impedire che osservatori mettessero il naso nel già definito, in un dossier in Commissione Nazionale Antimafia, come “porto delle nebbie”, aveva già chiuso il porto nel 2001 motivando tale chiusura come diretta conseguenza dell’attacco alle torri gemelle di New York che con Catania avrebbe gareggiato, secondo lo stesso presidente portuale, nell’attrarre mire terroristiche di eguale portata mondiale .

Lo stesso pubblico amministratore catanese in quella emergenza internazionale, stabilì la sola ed unica parola d’ordine che consentisse l’ingresso ai cittadini nel loro porto : “vado al ristorante” a quel tempo ristorante unico e siciliano.

Una “virgola” quindi oltremodo cambiata visti i ristoranti-bar, tanti ed esotici, “concessi” nel centro commerciale “Nuova Dogana” dal suo successore il secondo presidente della Autorità Portuale che scarica le sue colpe sul primo.

L’ attuale presidente infatti, prima di lasciare la sua dura poltrona da trecentomila miseri euro annui tutto compreso, evita teatralità di emergenze internazionali e chiude il porto ai cittadini senza pensare al loro diritto di recarsi nella parte non ancora privatizzata del pubblico porto di Catania per potere esercitare qualunque delle libertà che vengono garantite da uno Stato democratico.

Vi è però un’altra “virgola” rimasta immutata dal 1994 ad oggi nelle consegne avvenute tra i due pubblici amministratori portuali: l’enorme gru guasta ed arrugginita che intralcia i pochi croceristi in arrivo e si innalza sul panorama di Catania a far credere ai contribuenti della città e del porto in una priorità mercantile da preservare con le loro tasse.

Agli stessi contribuenti che volessero accedere nel loro porto cittadino non resta quindi che sperare nei gestori dell’ edificio ex pubblico “ex Dogane” che consentano loro il passaggio, muniti magari di uno scontrino di consumazione o di acquisto nei tanti negozi, bar e ristoranti sorti in aperta concorrenza a quelli del centro storico già alla fame , sempre che in questo caso l’Autorità Portuale consenta l’ appalto nelle mani di privati non solo di gestire porzioni di pubblico demanio, ma anche di esercitare la propria funzione pubblica di permettere e rendere sicura la libera fruizione delle pubbliche strutture amministrate in nome dello Stato .

Nel caso che l’Autorità Portuale dopo avere negato ai cittadini la libertà di accesso al porto, si ostinasse a negarlo anche tramite un simile “appalto” di passaggio ai gestori dell’edificio “ ex Dogane”, dovrebbe riconoscere un uso strettamente civico-commerciale dello stesso edificio e pertanto totalmente difforme da un corretto uso portuale.

Dovrebbe pertanto cedere senza alcun indugio tale immobile al Comune di Catania e permetterne l’assoggettamento all’IMU a carico dei “ concessionari” oggi divenuti proprietari di fatto per lunghi decenni .

Il sig. Sindaco Stancanelli per primo tra i tanti componenti della Autorità Portuale, viene oggi invitato ad intervenire su tale ennesima nebbia che si estende e si addensa dal nostro porto alla nostra Catania.

COMITATO CITTADINO PORTO DEL SOLE

Iniziativa di partecipazione democratica per la rinascita di Catania e del nostro Porto

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2 Responses to “Comitato Porto del Sole sulla chiusura del Porto”

  1. si grida ai quattro venti sull’affidabilità di Salvi come procuratore della Repubblica e quindi garante in un certo qual modo della correttezza della vita pubblica del territorio soggetto al suo controllo. Quale occasione gli cade sotto gli occhi di illiceità evidente ? Non provvede. Sta zitto. Perchè? Non comprende quali irregolarità si nascondono dietro una parvenza di legalità, di bandi di gara, di ricorsi al TAR e di conferme ufficiali .

  2. la chiusura del Porto o meglio la recinzione degli spazi pubblici del Porto danneggia tutti: poveri e ricchi.Credo che sotto questo gesto ci sia qualche pretesa da parte dei gestori della Nuova Dogana di utilizzare in maniera esluciva altro spazio pubblico e cioè la strada antistante la cinta del Porto. Bisogna invece cacciare via questa genia di fruttatori di beni pubblici. Quando capirete che il COMUNE deve servire solo per tutelare ciò che è COMUNE, SARà TROPPO TARDI.

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