Il femminismo ha ancora ragion d’essere? In molti pensano di no, perché la parità dei rapporti tra uomo e donna parrebbe raggiunta. C’è chi invece considera la questione tutt’altro che chiusa, e non solo per i motivi che l’hanno portata alla ribalta negli ultimi tempi, ossia come effetto collaterale della questione vallettopoli, della denuncia della crescente mercificazione dei corpi, o dei casi di cronaca, 138 femminicidi solo nel 2011.

Per estendere il dibattito, per discutere e capire, agli inizi di marzo, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania, la Professoressa Graziella Priulla ha tenuto un seminario su “Identità di genere e linguaggi”.

Argomento principale del seminario: gli stereotipi di genere nella comunicazione quotidiana. Ma a che scopo parlare di stereotipi nella comunicazione? Anzitutto per portare alla luce i problemi che in Italia oggi ci sono nel campo della mentalità collettiva sulle questioni di genere, cristallizzati nelle forme in cui si esprime la comunicazione a vario raggio, e avviare su di essi una riflessione costruttiva. Perché, impariamo dalla professoressa, considerare l’eguaglianza cosa fatta contribuisce a nascondere sottili disparità e ingiustizie che  persistono, ed è invece fondamentale che si avvii e si mantenga una discussione partecipata, vivace ed estesa a molti, se non a tutti, gli aspetti della cultura di massa.

Interrogarsi sugli stereotipi di genere nella comunicazione quotidiana è uno dei primi passi per imparare a pensare al genere in modo critico, al di là di forme congelate, con il fine ultimo di costruire nuove modalità di comunicazione imperniate su una identità di genere paritaria. Se un mezzo di comunicazione di massa filtra un’immagine di un genere legata a un ruolo -non solo sessuale- degradato, i comportamenti dei sessi possono esserne fortemente influenzati.

Durante il seminario particolare attenzione è stata rivolta alla pubblicità, poiché la pubblicità, per la necessità di far presa rapidamente su chi guarda, rende visibili le differenze di genere in una forma concentrata, semplificata, esagerata, diventando un punto d’osservazione privilegiato sulla standardizzazione dei ruoli di genere e uno dei terreni più fertili di difesa. Negli ultimi anni, infatti, il contrasto ai messaggi che offendono l’immagine delle donna e delle bambine e violano la dignità della persona è stato uno impegno crescente dell‘Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP): sono state vietate alcune pubblicità particolarmente offensive. A corredo della discussione, alcuni esempi di immagini sessiste o comunque lesive della dignità della persona, esempi anche tratti dalla nostra realtà cittadina.

Nel corso delle giornate si è inoltre ripercorsa la storia del pensiero femminista e del movimento, un racconto utile per far conoscere alle più giovani la storia del movimento delle donne, le sue origini, le conquiste di diritti per tutti che l’azione delle donne ha portato in Italia. Un po’ di storia che è stata utile anche a far presente che il movimento femminista è forse già storia, ma di certo non  preistoria.

 

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2 Responses to “A Catania, parliamo di donne”

  1. lamento che ancora le donne , pur se impegnate in politica, non riescono a dire e a fare cose intelligenti e utili per la collettività.Ancora si fa ricorso a linguaggi ermetici, a frasi fatte, a battaglie da recluse. Non mi piacciono i movimenti femminili. Gradirei che la politica scendesse dal soglio del privilegio di casta per le donne e proponesse programmi chiari e puntuali da realizzare immediatamente. Un esempio è presto fatto: a fronte degli scandali politici che in questi giorni hanno fatto cadere gli ultimi veli sull’onestà delle caste leghiste, perchè non si chiede e si sollecita e si attua ” il sequestro di tutti i soldi esistenti nelle borse dei partiti politici”?; il boicottaggio del canone RAI ( da non pagare ) e il boicottaggio delle tasse a futura memoria ? IMU ignobile da non pagare e copertura del debito pubblico con i fondi dei partiti ed i patrimoni dei parlamentari implementati negli ultimi dieci anni. Sarebbe una splendida acquisizione di fondi con risparmio immediato di tutti gli italiani. NOn credete che sia un insulto all’umana intelligenza il fatto di leggere sulle ruberie dei politici ( tutti e nessuno escluso) e dover pagare le tasse o il canone RAI.A questo punto non cambia mai nulla. Tutto procede come prima. Si aggiunge solo il filmato sulla casta dei ladri di Stato.Siamo stanchi ed anche annoiati.

  2. non pagate il canone RAI. Bisogna organizzare una protesta formale per fare cessare lo stillicidio del denaro pubblico. Basta pagare le tasse per finanziare parassiti. Basta il canone RAI per fare arricchire e mantenere il MAGO OTELMA e la MARINI. Basta. Basta. Basta.I parlamentari sappiano di essere vivacemente criticati e di essere ritenuti dei predatori della fede pubblica. Non basta attendere le dimissioni del Trota o della Mauro ( donna veramente ridicola) per fare abrogare le leggi che stanno impoverendo le casse dello Stato e quelle dei cittadini. Rivoltimaoci ed organizziamoci.

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