Lavori pubblici, usura, estorsioni, finanza. Cambia volto la mafia ma senza abbandonare i settori tradizionali di arrricchimento illecito. E se è vero che si va affermando una “cultura antimafia”, come viene riconosciuto nella relazione semestrale della Direzione Nazionale Antimafia, resta il ritardo della nostra legislazione che non si è ancora adeguata alle raccomandazioni che provengono dall’Europa affinchè ci dotiamo di ulteriori strumenti per perseguire le azioni illecite delle criminalità organizzate.

Necessitano azioni concrete per neutralizzare le agevolazioni della cosiddetta zona grigia per le infiltrazioni criminali nella economia legale . Non è casuale la preoccupazione espressa da don Luigi Ciotti, riaffermata durante la manifestazione di Genova, circa la collusione di persone apparentemente estranee al sodalizio mafioso. Analoga la preoccupazione espressa dal Prof. Luis Jorge Garay dell’Università di Bogotà (Colombia), che nel partecipare ad un incontro il 24 marzo – organizzato dalla Link Campus University di Catania su “Il codice antimafia dell’impresa” – ha posto l’accento sulla “zona grigia o opaca” e su come le reti illecite riconfigurano le istituzioni.

Nella relazione della DNA sono riportati i numerosi successi delle forze dell’ordine e della magistratura, ma è evidenziata anche la diversificazione delle strategie delle organizzazioni criminali, volte a individuare nuove forme di presenza sul territorio e di arricchimento anche attraverso modalità legali.

Cos’è cambiato rispetto all’ultima relazione e cosa rimane immutato?

Sono aumentate le segnalazioni per associazione a delinquere (+111) e per associazione mafiosa in Sicilia, con un crescente coinvolgimento di minori. Sono anche aumentati i cosiddetti reati-spia, indicatori della pressione esercitata sul territorio dalle mafie: rapine, danneggiamenti seguiti da incendio, sfruttamento della prostituzione, attentati, usura e infiltrazioni nella sfera politico-amministrativa dei sodalizi mafiosi.

Cosa nostra palermitana sta cercando di riorganizzarsi, rafforzando e rendendo più autonome le famiglie, che rimangono le strutture organizzative di base per il controllo criminale del territorio. Nello stesso tempo sta privilegiando la componente affaristica, da perseguire in una situazione di non belligeranza con lo Stato.

Si conferma una crisi di liquidità con difficoltà a soddisfare le esigenze di assistenza legale ed economica dei detenuti e delle loro famiglie, a cui si cerca di trovare soluzione attraverso una maggiore “capacità di ingerenza nel circuito economico, non solo tramite la pressione estortiva sul territorio, ma anche con tentativi di penetrazione illegale nelle attività imprenditoriali maggiormente remunerative, in specie negli appalti pubblici e nei settori che godono degli incentivi statali”: energie alternative, ciclo dei rifiuti, distribuzione agro-alimentare, scommesse, ecc.

Nella Sicilia Sud-Orientale, protagoniste le famiglie Santapaola e Cappello, le principali attività di illecito arricchimento si confermano le estorsioni, il traffico di sostanze stupefacenti, l’infiltrazione nei centri di spesa pubblica (manipolazione degli appalti pubblici) e la tratta di esseri umani (traffico di extracomunitari clandestini sbarcati sulla costa della Sicilia orientale).

Nell’ambito delle misure di prevenzione patrimoniali le Procure più attive risultano essere quelle di Palermo, Agrigento e Trapani, con numerose esecuzioni di sequestro di beni mobili e immobili. Nell’ambito preventivo sono stati effettuati accessi e controlli nei cantieri per opere pubbliche.

A Catania sono stati monitorati i lavori inerenti le tratte metro ferroviarie in costruzione, l’adeguamento antisismico di una scuola di Belpasso e la costruzione del nuovo Ospedale San Marco.

L’ampia panoramica sulle organizzazioni criminali allogene e sulle relazioni internazionali pone l’attenzione sulle infiltrazioni criminali nell’economia legale: “L’impiego di denaro di provenienza illecita rappresenta un fenomeno criminale che, anche in considerazione della sua crescente dimensione transnazionale, costituisce una grave minaccia per l’economia legale mondiale” .

Patrimoni illecitamente accumulati vengono individuati anche attraverso le segnalazioni di transazioni finanziarie sospette: nel semestre considerato la Direzione Investigativa Antimafia ha trattenuto per approfondimenti 279 segnalazioni su 15.725 inviate alla Guardia di Finanza.

Da sottolineare le molteplici operazioni delle forze dell’ordine che hanno tratto in arresto esponenti delle criminalità organizzate in molte regioni della penisola (Lombardia, Toscana, Friuli, Emilia Romagna, Liguria, Lazio, Marche, ecc.) a riprova del carattere non più regionale dell’attività delle mafie.

Significativo che il 48% delle segnalazioni venga dalle regioni settentrionali, a riprova di una espansione territoriale degli interessi delle mafie, ma anche dei “differenti livelli di collaborazione attiva degli operatori finanziari.

Si lamenta, invece, la scarsa collaborazione degli operatori non finanziari e dei professionisti, dei notai e delle agenzie di affari in mediazione immobiliare, queste ultime collaborative solo in Calabria.

Ultimo capitolo è quello dedicato all’usura e al racket delle estorsioni. utilizzati “da tutti i sodalizi per il controllo delittuoso del territorio e strumentale all’esplicazione del potere mafioso di intimidazione. Inoltre, il fenomeno usurario favorisce l’infiltrazione nelle imprese, l’attrazione di imprenditori e commercianti nei circuiti illegali e, infine, il riciclaggio di denaro proveniente dalle altre attività illegali primarie”.

Rispetto al semestre precedente si rileva un aumento del numero di estorsioni (fatti reato), ma una diminuzione dei soggetti denuncianti. Unica categoria che ha denunciato in misura maggiore rispetto al semestre precedente è quella delle prostitute. Occorrerebbe tutelare maggiormente queste vittime delle tratte internazionali per colpire le organizzazioni criminali che sfruttano il mercato del sesso.

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2 Responses to “DNA: “Così le mafie””

  1. Mi sorprende come non abbiate avvertito stanchezza per certi temi legati all’usura , all’antiraket, all’antimafia e all’antitutto.Credo che gli italiani siano stanchi di sentire sempre la solita solfa e di non vedere mai risultati concreti. Vengono sequestrati patrimoni ingenti; effettuati sequestri di capitali; bloccate aziende intestate a malavitosi ma di benefici pubblici non si parla mai. Non si vedono risuktati concreti. Ed allora perchè non far ricorso ad azioni concrete ed immediate? Perchè non sequestrare i capitali d el presunti mafiosi e riversarli nei conti dello Stato? La verità si è che l’antimafia e l’antitutto sono solo un paravento per nascondere il nulla. L’economia malata si guarisce con gli interventi radicali ed onesti. Non pare che si possa ripulire il mercato se si lasciano al loro posto mercanti e truffatori. A quando la rivolta?

  2. vorrei invitare Tano Grasso a vedere e controllare le stuppidaggini che le sue leggi antimafia hanno prodotto.Gli apparati antiraket sono inutili ,costosi e ritardano invece di accelerare le pratiche volte ad aiutare gli imprenditori colpiti dall’usura e dalle estorsioni. Le Banche traggono gran beneficio dalle lungaggini provocate dai burocrati che siedono nelle locali prefetture e negli ambienti delle Associazioni antiraket. Tano Grasso è bravo solo a lanciare slogan e grida di allarme.Non sa che i suoi protetti sono solo degli sventurati travolti da pressioni, processi e scambi di inutili relazioni tra prefetture e associazioni antiraket che siedono a Roma e che si limitano a diramare direttive e raccomandazioni. Chi ha diritto all’intervento bancario a titolo di prestito è destinato a soccombere ed a perdere tutto qujel che gli è rimasto dopo il sacco operato dagli usurai. Tano, se ci sei, batti un colpo prima che te ne arrivi uno in testa da parte degli imprenditori sfruttati e ingannati dalle leggi antiusura.

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