COMUNICATO STAMPA

 

Raffaele Lombardo deve dimettersi.

Il presidente della regione non può restare al suo posto di governatore un solo giorno in più, dopo che la Procura di Catania ha depositato, giovedì 4 Aprile, la richiesta di “rinvio a giudizio” per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, con l’aggravante mafiosa, per “don Raffaè” e suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa.

Il giudizio politico, infatti, non può avere alcun rinvio, a differenza di quello giudiziario. La Regione, un’istituzione, cioè, non può essere trascinata in nessun processo! E’ del tutto evidente che la politica non può aspettare le decisioni della magistratura.

Questa, facendo seguito alla decisione del Gip Luigi Barone( “c’è un giudice a Berlino”…e non solo lì!) di non accogliere l’archiviazione proposta dalla Procura per i fratelli Lombardo, ha disposto l’imputazione coatta per i due esponenti politici “catanesi”.

L’inchiesta è stata stralciata dalla famosa operazione Iblis, il Diavolo in arabo, scattata nel Novembre del ’10 con decine di arresti tra boss della mafia catanese, imprenditori e uomini politici, compresi diversi deputati regionali. Le indagini dei carabinieri del Ros hanno svelato la Cosa nostra moderna, a Catania e in Sicilia.

Qua si inserisce l’indagine per concorso esterno sui fratelli Lombardo: la linea che passa nei mesi scorsi, nonostante l’arrivo del ” Procuratore esterno”, è quella che chiede lo stralcio del fascicolo, col capo d’imputazione derubricato in “semplice” reato elettorale e la contestuale richiesta di archiviazione del fascicolo per “concorso esterno”.

Ma…c’è il famoso “giudice a Berlino”. Barone ritiene, infatti, sia da escludere che per ben dieci anni- dalle europee 1999 alle regionali e politiche 2008- Cosa nostra abbia investito su una figura politica e il suo entourage, accettando dopo ogni elezione, di ricevere nulla in cambio e continuando a stipulare accordi alle competizioni successive. Le sessanta pagine di motivazioni del Gip hanno una pregnanza tale da non permettere l’archiviazione del procedimento. Nell’attesa dei tempi, brevi, medi o lunghi della giustizia- ripeto- la politica non può avere la possibilità del rinvio!

Chiediamo alle forze democratiche presenti all’Ars di togliere la loro fiducia al governo in carica. Sarebbe, infatti, opportuno che adesso, a un mese da importanti elezioni amministrative che riguardano parecchi centri isolani, a cominciare dal capoluogo di regione, i cittadini siciliani sappiano qual è la linea di condotta dei partiti politici che si presentano a chiedere il loro voto per eleggere sindaci e consigli comunali.

Non si capirebbe perchè partiti (il Pd per non far nomi!) che hanno presentato, giustamente, una mozione di sfiducia all’allora ministro per le Risorse agricole (Saverio Romano, Pid) allorchè la magistratura chiese nei suoi confronti un’imputazione coatta per reati di mafia, non debbano fare altrettanto, oggi, nei confronti del presidente della Regione.

Torno a dire, la politica deve anticipare le scelte della magistratura. Volendo dare una minima parvenza di credibilità a questo governo Lombardo, si potrebbe dire che, quando nacque, nella sua attuale composizione di maggioranza, volle anticipare l’esperimento del “governo dei tecnici”, alla Mario Monti, per intenderci, riuscendo, così, a destrutturare il Centrodestra siciliano (risultato politico non disprezzabile in sè, soprattutto, due anni fa…il “patto dell’orata”, a Mondello, potrebbe avere avuto un senso, allora). Ma, oggi, che non c’è più (?!) il governo Berlusconi e non c’è più (?!) il Centrodestra in Italia, che senso ha tenere in piedi un giorno ancora questo governo trasformista, gattopardesco?

Infine, ma non ultimo per importanza, i due “episodi”, diversissimi, solo in apparenza, che collegano i “due fratelli” alle strutture ospedaliere catanesi, la dicono lunga su questa inquietante vicenda. Infatti, se il “Presidente” è talmente malato di cuore, come voleva farsi certificare due anni fa, sentendo “odor di manette”, olfatto fino!, ed evitando così di dover dar ragione all’antico proverbio, secondo cui “non c’è due senza tre”…come può, efficacemente ed efficientemente, governare la seconda regione d’Italia, affetto da una così grave patologia?!

E l’”Angelo” (custode) come può far credere ai medici di turno al pronto soccorso dell’ospedale che le fratture, le contusioni, le escoriazioni, le ferite, e…”quant’altro” subiti nel noto “avvertimento” violento da esponenti malavitosi, siano frutto di banale incidente? Il chiaro esempio di omertà può essere, purtroppo, compreso nel caso di un privato cittadino, non di un “rappresentante del popolo”. Pertanto, delle due, una: o l’on. Lombardo si dimette, riconoscendosi indegno di rappresentare un popolo “vittima della mafia” o, se non dovesse farlo, dimostrerà di appartenere a una subcultura di chiaro stampo “mafioso” che non può riconoscere l’evidenza dei fatti, nemmeno quando questi ti colpiscono sulla viva pelle.

Questo drammatico episodio, a ben vedere, più di qualunque altro, mi sembra, faccia capire di chi e di cosa stiamo parlando! Della violenza mafiosa e di chi a essa si è associato.

Fabio Gaudioso – Catania Città Aperta

 

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