Abbiamo chiesto a Marcello Gurrieri, amico dei “Briganti”, di fare il punto sulle vicende che legano l’ormai nota società di rugby al Campo San Teodoro di Librino, una struttura pubblica che rimane in stato di abbandono, condannata al degrado.

Il rugbista non è uno sportivo qualunque. E’ uno che prende delle botte tremende ma fa di tutto per rialzarsi ed aiutare i propri compagni. Se a questa propensione naturale aggiungiamo la fame di giustizia, la voglia di cambiare il mondo, la città, il quartiere, potremo intuire cosa spinge i Briganti Rugby Librino a resistere ed andare avanti nel loro prodigioso percorso di rugby sociale partito nel 2006. Prodigioso per i risultati raggiunti (di coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi di Librino, di promozione umana e sociale, di partecipazione, di crescita tecnica delle squadre); prodigioso per la carenza cronica di strutture sportive in una città come Catania, dove fare sport è davvero una sfida con se stessi e con il mondo.

A tutto questo si aggiunge la beffarda vicenda del Campo San Teodoro di Librino. Si tratta di un impianto sportivo costato 10 milioni di euro (consegnato incompleto nel 2003, lavori iniziati nel 1997); un’opera abbandonata e caduta nel degrado, vandalizzata, distrutta.

Nel 2009 una convenzione tra il Comune ed il Calcio Catania sembra dare una svolta a questa situazione, ma si rivela come un fuoco di paglia. Qualche annuncio eclatante, pochi mesi di improvvisazione ed il campo torna abbandonato a se stesso.

I Briganti, a questo punto, si propongono per l’affidamento dell’impianto. A sostegno di questa proposta realizzano una petizione di firme (circa 7.000 le firme raccolte) e tutta una serie di iniziative seguite ed appoggiate con entusiasmo da molti cittadini catanesi. Anche il presidente della Federazione Italiana Rugby Giancarlo Dondi esorta, in un comunicato, il Comune di Catania a prendere in considerazione l’appello dei Briganti.

Nel frattempo i bambini ed i ragazzi di Librino continuano a farsi male perché manca loro la possibilità di fare attività sportiva in modo sereno e sicuro. E’ di qualche giorno fa la notizia di un ragazzo caduto in un pozzetto scoperchiatoai lati delle palestre del San Teodoro (per fortuna senza gravi conseguenze). Il 14 febbraio morì, in seguito alle ferite riportate in un incidente dalle dinamiche ancora misteriose, Giuseppe Cunsolo, rugbista tredicenne dei Briganti. E’ morto per strada e, chissà, se avesse continuato ad allenarsi, a giocare al rugby, forse sarebbe andata diversamente.

Abbiamo interpellato Piero Mancuso, co-fondatore dei Briganti Rugby Librino e responsabile del settore giovanile, per farci spiegare a che punto stanno le cose: “La nostra battaglia per questo impianto parte da un’idea molto concreta: in un contesto come quello di Librino non gestire la cosa pubblica può considerarsi un crimine. Il Comune nega, di fatto, l’esistenza del campo da rugby, che ovviamente c’e’ ed è sotto gli occhi di tutti. Si tengono chiusi degli impianti che sono nostri. Non accettiamo passivamente l’indifferenza di chi si considera padrone di questi impianti ma non lo è affatto. I veri padroni di questo impianto sono i cittadini di Librino. Intendiamo riappropriarci di questi spazi con ogni mezzo necessario”.

Il rugby, oltre ad essere un contenitore di valori e stimoli educativi è soprattutto un eccezionale strumento di emancipazione sociale. Librino ha bisogno del rugby, ed in particolare del rugby dei Briganti. L’auspicio è che, così come avviene nei pazzi rimbalzi della palla ovale, anche questa vicenda possa cambiare traiettoria, nel rispetto di una storia che non è solo sportiva ma ha molto a che fare con le prospettive bloccate (e spesso tradite) di questo quartiere e di questa città.

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