Si sta chiudendo il primo triennio dalla attivazione dei Distretti Produttivi, aggregati di imprese afferenti allo stesso comparto e presenti in territori non necessariamente contigui, con la partecipazione di almeno 50 imprese e un totale di almeno 150 occupati.

Avrebbero potuto costituire un volano determinante per rinnovare l’apparato produttivo pur restando legati ai prodotti più tipici e tradizionali. Avrebero potuto creare nuova e qualificata occupazione, impedendo il progressivo depauperamento di risorse umane soprattutto giovanili, in un momento in cui una crisi generalizzata sta mettendo in serio pericolo molte economie nazionali.

Come previsto dalla legge regionale che li ha istituiti, è tempo di bilanci per stabilire se è il caso di rinnovarli oppure di scioglierli. E occorre dire subito che il bilancio non è proprio soddisfacente. A voler essere ottimisti, si tratta di un bilancio in chiaroscuro, con prevalenza di scuro.

Promossi dalla Regione Sicilia nel 2005 e diventati operativi nel 2007, erano stati pensati in una prospettiva molto dinamica: presenza di imprese leader capaci di fare da traino e di settori di servizio alle imprese

Dovevano promuovere la crescita locale e stimolare investimenti produttivi attraverso l’innovazione e lo sviluppo tecnologico (con forti legami con il mondo della ricerca), per valorizzare i prodotti siciliani e soprattutto aprirli ai mercati esteri.

Come? avanzando progetti comuni e attingendo a risorse comunitarie a ciò destinate.

Tuttavia, come scrive Daniele Schilirò, studioso della materia, “ i distretti non si creano con i decreti, ma sono il frutto di numerosi elementi di natura economica, tecnologica, sociale e culturale e di un processo evolutivo in cui anche le istituzioni e il quadro normativo svolgono un ruolo importante”

Due infatti  i punti critici che hanno limitato la validità dell’iniziativa:

  • una realtà di impresa per molti aspetti lontana da quella delineata sulla carta dalla Regione
  • la mancata capacità, da parte delle istituzioni e degli enti locali, di creare le condizioni di contesto

Scrive ancora Schilirò: “Una criticità comune alle imprese distrettuali in Sicilia è la loro dimensione spesso troppo piccola, spesso di micro-impresa. Tale problema dimensionale è anche collegato all’utilizzo di tecnologie tradizionali e non particolarmente avanzate e, quindi, ad una propensione all’innovazione scarsa o comunque debole”.

Non a caso, infatti, meno della metà dei Distretti ha presentato progetti per ottenere finanziamenti che utilizzavano fondi regionali già contabilizzati in bilancio sul capitolo “Interventi diretti alla realizzazione dei distretti produttivi”; a un altro bando che riguardava i Piani di sviluppo di filiera hanno presentato istanza solo 10 Distretti.

E che dire delle gravi carenze del sistema Sicilia in tema di infrastrutture materiali e immateriali, servizi insufficienti e poco efficienti, burocrazia farragginosa, corruzione strisciante, politica invadente, legalità sempre in bilico, difficoltà di accesso al credito soprattutto da parte delle piccole imprese?

Di fatto è prevalsa la logica di “usare” i Distretti “per ottenere incentivi e per sopravvivere alle difficoltà del momento senza una visione di sviluppo di medio-lungo periodo, (perdendo) l’ennesima occasione per cercare di creare in Sicilia un’organizzazione più moderna e dinamica del sistema produttivo, dove le imprese, le comunità, le istituzioni ed il mercato interagiscono in modo virtuoso per creare sviluppo.”

L’esito di tutte queste carenze è la mancata riconferma di metà di questi Distretti. Ne erano stati riconosciuti 23, così suddivisi:

  • industriali in senso stretto, otto: Etna Valley (CT), Sicilia Orientale Filiera del Tessile (CT), Logistica (PA), Meccanica (SR), Meccatronica (PA), Nautica da Diporto (PA), Nautica dei due Mari (ME), Plastica (SR)
  • artigianato industriale, quattro: Ceramiche Siciliane (ME), Ceramica di Caltagirone (CT), Lapidei di Pregio (PA), Pietra Lavica (CT)
  • settore agro-alimentare, undici: Florivivaismo siciliano (sull’asse ME-CT), Olivicolo Sicilia Terre d’Occidente (fra Trapani, Agrigento e Palermo), Pesca e Pescaturismo (fra Trapani, Palermo e Catania), Uva da tavola siciliana Igp Mazzarrone (a cavallo fra Catania e Ragusa), Vitivinicolo siciliano , Agrumi di Sicilia, Cosvap Pesca industriale, Unico regionale cereali, Orticolo Sud-Est Sicilia, Ortofrutticolo di qualità Val di Noto, Vitivinicolo Sicilia Occidentale.

Adesso non saranno rinnovati i Patti relativi alle Ceramiche siciliane, alla Ceramica di Caltagirone, alla Filiera del Tessile della Sicilia Orientale, al Florivivaismo, alla Nautica da diporto e Nautica dei due mari, all’Olivicolo d’Occidente , alla Pesca e alla Pescaturismo, alla Plastica, all’Uva da tavola siciliana e al Vitivinicolo siciliano.

Sono stati invece già riconfermati: Agrumi di Sicilia, Cosvap Pesca industriale, Meccanotronica e Unico regionale cereali. Sono ancora in fase di istruttoria, ma dovrebbero comunque essere riconfermati anche: Etna Valley, Logistica, Materiali lapidei di pregio, Meccanica, Orticolo Sud-Est Sicilia, Ortofrutticolo di qualità Val di Noto, Pietra lavica e Vitivinicolo Sicilia Occidentale.

Intanto la Regione sta per concludere l’iter di riconoscimento di sette nuovi Distretti: Eda eco domus (bioedilizia, promosso dall’Ordine degli Architetti di Agrigento), Ficodindia del Calatino Sud Simeto (Catania), Lattierio-caseario (Ragusa e Agrigento), Dolce siciliano (Catania-Siracusa-Palermo); Legno e complementi d’arredo (Piano Tavola, nel Catanese), Carne bovina (aree interne della Sicilia).

Sapranno queste nuove realtà fare tesoro degli errori commessi da quelle defunte? Lo speriamo vivamente.

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One Response to “Distretti produttivi, reti (un po’ smagliate) di imprese per lo sviluppo”

  1. il florovivaismo non avrà successo fino a quando non si acqueteranno le mire egemoniche di qualche vivaista molto noto nelle nostre contrade e proprietario di vaste zone di terreno lungo la costa. Dalle nostre parti troppa gente ha allungato le mani sulle città e sulle campagne per cui non vi sono spazi da occupare proficuamente. I Patti vengono stipulkati solo per il beneficio di pochi eletti e di pochi amici dei profittatori. Se non si fa la rivolta non si approda a nulla.

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