Significa qualcosa il 25 aprile per i ragazzi di oggi? Lo abbiamo chiesto ad un sedicenne, Carmelo Franceschino, alunno del Liceo Cutelli e uno dei vincitori, quest’anno, del premio Salanitro, istituito per ricordare la figura di questo professore e intellettuale antifascista, deportato e morto a Mathausen.

Quando alla redazione di Argo, la sera del 24 aprile, mi è stato chiesto di scrivere cosa pensassero i giovani della Liberazione, non avevo idea di che cosa parlare. Allora ho buttato giù un pezzo, ci ho lavorato un po’ e, appena mi è sembrato accettabile, ho staccato e sono andato a letto. Rivedendolo stamattina mi sono reso conto che, in quello che avevo scritto, c’erano frasi fatte e un po’ di retorica.

Cadere nella retorica è facilissimo quando si deve parlare, dal punto di vista dei giovani, di un avvenimento storico che quasi tutti noi italiani, ma soprattutto noi giovani, avvertiamo ormai come lontanissimo, e di cui spesso non sappiamo proprio nulla. Ieri, alla premiazione del “Premio Salanitro”, ha parlato Graziella Priulla, docente della Facoltà di Scienze Politiche di Catania, mettendo in luce proprio l’indifferenza e l’ignoranza dei ragazzi di oggi rispetto alla nostra storia e al mondo attuale in cui viviamo. Quello che mi ha colpito di più è stato che quasi nessuno, dei circa 200 alunni presenti in Aula Magna, si sia dimostrato attento o interessato ad un discorso che invece ci riguarda tutti da vicino. A ribadire quanto fossero vere appunto le parole di Priulla.

Anche del 25 aprile quasi nessuno dei giovani sa nulla. La scuola preferisce spesso le cerimonie di facciata, preoccupata di tenere alto il nome dell’istituto, piuttosto che insegnare veramente che cosa abbia significato e che cosa dovrebbe rappresentare ancora oggi la Liberazione. Chi lo sa, ben venga; chi non lo sa, probabilmente non lo saprà mai, specialmente se in famiglia, come spesso avviene, non se ne parla. Anzi, mi verrebbe anche da dire che ormai nelle famiglie non si parla quasi più di niente che non riguardi bisogni primari come il cibo e il sonno. Ma questo è un altro discorso.

Tornando al 25 aprile, io credo che siano state le Istituzioni per prime a tradire, a venir meno al loro compito di trasmettere a tutti i cittadini l’importanza di un avvenimento che ha segnato profondamente, nel bene e nel male, la storia dell’Italia. Quando vedo che, tra i nostri politici, molti arrivano ad ignorare o perfino a rinnegare la Liberazione, non capisco perché poi ci si stupisca tanto se noi giovani facciamo altrettanto, se ormai il 25 è solo un giorno di vacanza come la domenica, svuotato di ogni significato profondo.

Arriviamo alla parte più difficile. Che cosa è, per me, la Liberazione? In effetti non è facile esprimerlo a parole. Certo, è anche una vacanza, ma ho letto tanti libri sui partigiani (“La ragazza di Bube” di Cassola per esempio, o “I ventitre giorni della città di Alba” di Fenoglio) attraverso i quali ho percepito qualcosa di più concreto, di più vero sulla Resistenza. Soprattutto mi ha colpito – e, come me, credo tanti dei miei compagni – l’incontro di pochi anni fa con l’ex-partigiano e deportato Nunzio di Francesco, nato sulle pendici dell’Etna, che interveniva ogni anno alla premiazione del “Premio Salanitro”, ma che purtroppo è venuto a mancare l’anno scorso. La sua testimonianza è stata per noi straordinaria, perché vedere con i propri occhi chi certe cose le ha vissute in prima persona, e ha sentito forte il bisogno di trasmetterle ai giovani, è stata un’esperienza che penso noi che c’eravamo ricorderemo ancora a lungo.

Oggi credo che la Liberazione sia stata essenzialmente un momento in cui gli Italiani si sono scossi da un lungo torpore ed hanno lottato, pur con ingenuità o errori, per la libertà del Paese che noi oggi abbiamo ereditato. L’Italia che conosciamo oggi, anche se con tutti i suoi problemi, ha le sue radici in quel preciso momento storico, in cui ci si è finalmente ribellati al fascismo ed alle sue vergogne. Per questo non sopporto chi oggi equipara i partigiani ai repubblichini, o trascura il significato più vero della Liberazione. È attraverso la coscienza della nostra storia che noi Italiani possiamo diventare cittadini e non, come ci avvertiva Priulla, sudditi di un potere per il quale non contiamo niente.

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2 Responses to “La festa della Liberazione nelle riflessioni di un ragazzo”

  1. Giuseppe Fiamingo
    aprile 25th, 2012 at 13:14

    Importantissimo il lavoro di memoria intorno al 25 Aprile.
    Essenziale poi coinvolgere i giovani d’oggi sull’importanza di riaffermare quei splendidi valori di libertà ed uguaglianza , trascritti nella nostra Carta costituzionale, che molti Paesi ci invidiano.

    Valori che sono stati invece messi in discussioni ed attaccati fino all’altro ieri da quelle potenti forze, che volevano invece sovvertirli, attraverso “leggi ad personam” , “prescrizione breve” ed altre leggi incostituzionali.

    Per questo dobbiamo vigilare, perché niente é garantito per sempre, e perché “un Paese che ignora la propria storia é destinato a riviverla”, come é successo agli italiani, che hanno conosciuto due dittature nel breve arco di novant’anni…

  2. Scritti nella nostra Carta costituzionale, ma fini a se stessi, visto che nella maggior parte dei casi non vengono rispettati!

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