Con il nostro intervento del 7 marzo scorso avevamo sollevato il caso dei contributi che anche molte scuole della nostra Provincia chiedono ai genitori al momento dell’iscrizione dei loro figli.

Si tratta di contributi che dovrebbero essere volontari, dato che le scuole pubbliche non hanno facoltà impositiva, ma che la mancanza di informazioni fa apparire come obbligatori.

Su tale pratica, evidentemente diffusa su scala nazionale, è stata emanata dal MIUR in data 20 marzo una circolare che cerca di fare chiarezza e mettere gli opportuni paletti.

In essa si ribadisce l’assoluta volontarietà che deve caratterizzare tale richiesta, pena il vanificarsi del principio di obbligatorietà e gratuità dell’istruzione inferiore, e si raccomanda di curare la relativa informazione, in modo che resti ben distinta dal pagamento obbligatorio delle tasse scolastiche.

Viene inoltre ricordato che questi contributi non potranno essere utilizzati per l’ordinaria amministrazione, ma solo per l’eventuale ampliamento dell’offerta culturale e formativa.

Ciò comporta che le famiglie devono essere preventivamente messe al corrente sulla esatta destinazione delle somme raccolte, in modo da poter decidere liberamente a quali attività dovrà essere finalizzato il loro contributo.

Allo stesso modo, alla fine dell’anno, dovranno essere informate sul modo con cui sono state spese quelle somme e sui benefici che se ne sono ricavati.

L’applicazione dei principi di trasparenza ed efficienza viene indicata, in tal modo, non solo per la gestione di queste entrate straordinarie ma per la gestione di tutte le risorse finanziarie affidate alla scuola.

Siamo contenti di aver dato il nostro piccolo contributo a far chiarezza su una prassi che, sappiamo bene, è un modo per integrare i sempre più magri bilanci degli Istituti scolastici statali e per ovviare ai tagli continui cui continua ad essere sottoposta la scuola pubblica.

Ciò tuttavia non deve far passare sotto silenzio il potenziale effetto discriminatorio che col tempo potrebbe avere questa consuetudine, legittimando in tal modo anche la progressiva penalizzazione dell’istruzione pubblica praticata da tutti i governi degli ultimi anni.

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