Il 30 aprile al King è stato proiettato il film il Mondo degli ultimi. Lo ha visto per noi Cettina Scopazzo, donna dai molteplici interessi, che ha dedicato la sua vita all’insegnamento e all’impegno civile.

Nel 1980 il regista Gian Butturini girava il film “Il mondo degli ultimi”, che racconta della lotta agraria degli anni 1947/49, nella Bassa bresciana e cremonese. Nella locandina si legge che il film non è mai stato distribuito a causa di un pesante intervento politico. Sorprende un’accanita censura contro questo film quando non ce n’era stata contro quelli girati negli anni ’70 quali “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri (1971), “Novecento” di Bernardo Bertolucci (1976) o il pluripremiato “Albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi (1978), che riportavano, con maggiore o minore enfasi, le stesse tematiche di lotta padroni/contadini, ambientati più o meno negli stessi luoghi. Per non parlare di quei film che negli anni ’80 e ’90 hanno preso di mira fatti, partiti politici o singole persone come i primi film di Nanni Moretti (v. “Palombella rossa”) o i più recenti “Ustica”, “Il divo”, “Il caimano”…Sinceramente l’oscuramento del film “Il mondo degli ultimi” ci sembra sia da ascrivere a una causa burocratica, economica o di mancato interesse delle case di programmazione piuttosto che ad accanimento politico.

A Catania il film è stato presentato al cinema King il 30 aprile, vigilia del 1° maggio e anniversario della morte di Pio LaTorre e del suo autista Rosario LoSalvo: si è trattato di una visione unica, organizzata da Città Futura in collaborazione col Cinestudio, nel primissimo pomeriggio; una proiezione , quindi, quasi per “addetti ai lavori” e disertata da molti per l’orario e per il giorno, al centro di un ponte festivo.

Protagonisti del film sono i contadini del luogo: avrebbero voluto coltivare grano là dove invece crescevano solo alberi di pioppo. Soprattutto chiedevano che il loro lavoro fosse difeso dallo sfruttamento dei proprietari terrieri, che ostentavano la loro incontrastata superiorità.

Il film, dal regista definito “un‘esperienza totalizzante”, realizzato col contributo della popolazione contadina che voleva recuperare la memoria storica di ciò che era avvenuto su quelle terre, è anche considerato un “processo di creatività collettiva e una rivendicazione d’identità” da parte di un universo sociale che fu protagonista e soggetto di trasformazioni.

Paragonata alla situazione degli operai e degli agricoltori di allora, quella odierna, in cui apparentemente ci sono più leggi che tutelano le classi lavorative, presenta un gap molto maggiore tra la disponibilità economica dei “padroni”, e soprattutto dei politici, e quella dei lavoratori dipendenti (ivi compresi gli impiegati statali).

Nel film “Il mondo degli ultimi” emergono schiettezza politica, coscienza sociale e spirito di collaborazione da parte dei giovani (uomini e donne) del luogo, ma anche fede in un partito che, sul territorio, rischiava, coinvolgeva e si faceva coinvolgere nella difesa del lavoro e nelle lotte popolari per ottenerlo. E  forse è meglio essere “educati” da un partito che venire fagocitati dai mass-media, internet compreso.

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