Nessuno dei due se l’è tenuta per sé. Innanzi tutto il preside di Giurisprudenza, Vincenzo Di Cataldo quando ha ricevuto dal rettore una lettera di “contestazione disciplinare” (spedita il 13 aprile e pervenuta il 18 aprile). In questa Antonino Recca disapprovava la discussione in Consiglio di facoltà e il relativo parere favorevole acchè un docente svolgesse attività didattica presso l’università Kore di Enna, un parere ritenuto in contrasto con le decisioni del Senato accademico che si era più volte dichiarato contrario a questa possibilità, almeno fino a quando non si fosse giunti ad un accordo che sanasse la situazione debitoria di Enna verso Catania. Il preside l’ha trasmessa, per conoscenza, a tutta la sua facoltà. Recca ha risposto inviandola a tutto l’Ateneo.

La lettera di Recca a Di Cataldo si concludeva con l’invito a presentare “eventuali controdeduzioni” entro il “termine perentorio di 20 giorni”. E le controdeduzioni sono arrivate, il 4 maggio. Il giorno successivo, domenica, sono state trasmesse da Recca a tutto l’Ateneo (in via riservatissima, s’intende…).

Perchè dare una diffusione così ampia ad un fatto (la contestazione) privato e, per sua natura, riservato? La risposta è abbastanza ovvia. L’invio della censura è stato letto, almeno dagli avversari di Recca, come la continuazione dello scontro che era iniziato attorno allo Statuto d’Ateneo, con le critiche di Di Cataldo alle scelte ritenute “illiberali” del rettore.

Recca ne è consapevole e dice di dispiacersene (“come al solito, si pensa che l’avvio dei procedimenti disciplinari, al quale provvede rigorosamente l’ufficio preposto -ma su proposta del rettore, aggiungiamo noi- sia un atto del rettore “contro” qualcuno che assume, pertanto, valenza politica. Mi dispiace ancora una volta che questo accada.”). Ma forse le cose non stanno così. Secondo alcuni, un intervento come questo potrebbe contenere subliminale un messaggio per tanti altri: è preferibile non schierarsi contro di me…

L’invio della lettera di contestazione non era peraltro una strada obbligata. E’ prassi, nelle strutture verticali, che il “capo” chiami un collega di grado inferiore per fargli innanzi tutto una privata contestazione verbale prima di mettere nero su bianco nei casi di situazioni insanabili. Ma Recca ha preferito avviare un provvedimento disciplinare e Di Cataldo ha voluto che la notizia dell’avvio del procedimento, da lui ritenuta “oggettivamente gravissima ed infamante” fosse conosciuta, innanzi tutto all’interno della sua facoltà, dalla quale ha ricevuto (almeno da parte di alcuni) un attestato di solidarietà.

Nelle sue controdeduzioni, firmate, oltre che da lui, anche dal suo “difensore di fiducia” Giovanni Grasso, Di Cataldo mette in chiaro che:

  • tutta la facoltà conosceva la scelta del Senato a non concedere supplenze presso la Kore ed era quindi già edotta (“si contesta che la S.V. non ha reso edotto il consiglio di facoltà….”) sull'”invito formulato in varie delibere.
  • la delibera del senato accademico del 23 febbraio 2009 prospettava un cambiamento di posizione nei confronti di Enna nel caso in cui il debito verso Catania fosse saldato; nel qual caso sarebbero stati “comunque i consigli delle facoltà a valutare l’opportunità di pronunciarsi positivamente o meno in ordine al rilascio del nulla osta ai docenti richiedenti”
  • il contenzioso, tra Università di Catania ad un lato e Consorzio Ennese Universitario e Università Kore dall’altro, è stato chiuso con una transazione (in realtà considerata da molti un vergognoso cedimento, ma questo è un altro discorso…) del giugno 2011, in base alla quale “non esiste più alcun “credito-debito, neppure contestato o contestabile”.

Da questa data quindi, essendosi “realizzata la condizione prevista dal Senato accademico”, il preside Di Cataldo “aveva il dovere di trasmettere al consiglio di facoltà, per il parere prescritto” la domanda di “nulla osta alla copertura per supplenza di un insegnamento presso l’Università Kore” presentata dal dottor Filippo Romeo nell’ottobre 2011 e discussa a novembre e poi nel febbraio 2012.

Nelle controdeduzioni si precisa anche che, in ogni caso la concessione del nulla osta spetta al rettore, che poteva comunque negarla. Al Consiglio di facoltà spetta solo la valutazione della compatibilità “didattica” di questa collaborazione esterna con le esigenze della facoltà, mentre il rettore deve valutarne la compatibilità con l’interesse generale dell’ateneo.

Ultimo punto preso in considerazione da Di Cataldo è quello relativo ai tempi di avvio del procedimento disciplinare che -a termini di legge- va fatto “entro trenta giorni dalla conoscenza dei fatti”, collocabili entro il febbraio 2012.

Di Cataldo ha quindi risposto con rigorose e per molti versi convincenti argomentazioni, ma la partita non è ancora conclusa.

Resta, per adesso, aperta una domanda. Nelle stesse controdeduzioni, citando i criteri adottati da Giurisprudenza per proporre il rilascio del nulla osta, si citano  “accordi di collaborazione con la struttura destinataria del servizio didattico o documentati progetti di collaborazione e cooperazione didattico-scientifica”, e noi ci siamo chiesti: esistono accordi di questo tipo tra Ateneo di Catania e Kore di Enna?

Un’altra domanda: perchè Recca non si è limitato a non concedere il nulla osta proposto dal preside di Giurisprudenza, se lo riteneva inopportuno per gli interessi generali dell’Ateneo?

La questione è ancora aperta e non è di poco conto e non potrà non avere ripercussioni sulla non lontana campagna elettorale per l’elezione del nuovo rettore.

 

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One Response to “Recca-Di Cataldo, le lettere “riservate” a tutti”

  1. marinella catinello
    maggio 10th, 2012 at 16:31

    Se comu ta diri a finiri!

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