Per 20 anni, a ricordare la strage di Capaci del 23 maggio 1992, a Catania, sono state Cittainsieme e altre associazioni della cosiddetta società civile che, ai piedi del Palazzo di Giustizia, hanno riproposto e difeso le idee di Falcone e di altri magistrati, uccisi prima e dopo di lui. Lo hanno fatto con discorsi, recite, canti d’autore, video; come pubblico, spesso, poche centinaia di persone.

Com’è andata invece quest’anno? Il 23 maggio 2012, ventennale della strage, è stata organizzata a Catania la manifestazione “Ferus di essere siciliano nella lotta alla mafia”, affidata all’agenzia di Trapani, 50 metri. E’ stata voluta dall’Anm nazionale che ha delegato Catania a rappresentare un po’ tutta la Sicilia nel ricordo della strage di Capaci. “L’Associazione Nazionale Magistrati – si legge nella locandina che presenta l’evento – ha aperto le porte del Palazzo di Giustizia al popolo catanese, per affidare un messaggio di speranza alla voce e al sentire della cultura, dell’arte e dell’impegno civile”.

Cittainsieme ne è rimasta fuori, almeno a livello ufficiale, e ha scelto di indire una manifestazione alternativa, domenica prossima. In quella di Palazzo di giustizia non c’è stato comunque posto per interventi di associazioni, istituzioni e amministrazioni. Hanno avuto spazio e voce solo scrittori, letterati, artisti, attori, giornalisti, fotografi che hanno parlato col linguaggio dell’arte, della musica, della letteratura…Ci dispiace registrare l’ennesima spaccatura. Forse per dare voce a Cittainiseme sarebbe bastato proporre l’intervento di Imago vocis, diretto da padre Salvatore Resca.

Tant’è: ormai è fatta. E così, ieri, per 7 ore ( dalle 17 alle 24), si sono succeduti eventi culturali d’ogni genere: filmati, mostre di pittura, fumetti, fotografie, concerti, dentro e fuori il palazzo nel quale si amministra la giustizia a Catania. L’ampio atrio accoglieva in parte un pubblico molto numeroso, seduto ad ascoltare lo spettacolo presentato da Flaminia Belfiore, cui hanno partecipato scrittori, attori e gruppi musicali; nell’altra parte (fino all’entrata/uscita del palazzo), dove venivano venduti i prodotti di Libera Terra, c’era un’altra folla formata da cittadini e scolari, le cui voci finivano inevitabilmente per riverberarsi sullo spettacolo, disturbandolo.

Il saluto iniziale è stato quello del presidente della sezione di Catania dell’Associazione Nazionale Magistrati, D’Alessandro, che ha ringraziato tutte le istituzioni presenti (sindaco, prefetto, magistrati…) mentre la presentatrice elencava le organizzazioni che hanno curato la manifestazione. Ringraziamenti e lista non sono piaciuti a qualcuno che ha lasciato il suo posto nelle prime file: “Nell’orario in cui è accaduta la strage avrei voluto vedere altro”.

L’attrice Donatella Finocchiaro ha, poi, letto pagine di un libro dedicato a Rita Atria. Alle 17,58 è apparso il video della strage, accompagnato da uno speciale effetto sonoro. Immagini e suoni che hanno emozionato gli astanti: a una pausa, forse inferiore (ma che importa?) al canonico minuto di silenzio, è seguito, infatti, uno scrosciante applauso.

Lo scrittore Enzo Russo ha osato un audace paragone che, purtroppo, non regge: come dopo la prima e seconda guerra mondiale, dopo tanto sangue versato, sono caduti tutti gli Imperi ed è nata la democrazia, così dal 1992 ad oggi, dopo tante stragi, la cupola della mafia è stata debellata e i grossi capi mafiosi sono in cella col 41 bis. Magari così fosse!

Tra le aule del Palazzo di giustizia, era distribuito un percorso d’arte. Vi si notavano: la storia di Falcone a fumetti, una pioggia di “pizzini” che pendevano dall’alto, video, documentari, pitture e sculture. A completare la serata, fino alla mezzanotte, concerto con gruppi e cantanti siciliani.

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4 Responses to “Capaci ricordata a Catania tra arte e polemiche”

  1. giancarlo consoli
    maggio 24th, 2012 at 11:23

    l’anm ha fatto bene ad aprire il palazzo ai cittadini ma quel qualcuno (e non il solo) che contestava l’inizio della manifestazione ero io e ne rivendico il motivo. si era aperta con lo stile fuori tono di una trasmissione da antenna sicilia e a momenti mi è sembrata una riunione dei lions o del rotary al club della stampa! a qualche minuto dall’ora precisa della strage di capaci nessuno ancora annunciava il minuto di silenzio che tutte la manifestazioni in italia avevano stabilito di onorare. poi qualcuno degli organizzatori in extremis se ne è ricordato. meno male!

  2. non ho gradito la manifestazione a piazza verga. Mi è parso quasi un insulto ai defunti.Quanta parte della Giustizia ha contribuito a creare il clima terroristico che ancora attenta alle vite di tanti cittadini? Nell’oggi, piange Brindisi i suoi morti e non valgono certamente le candele o le processioni a far venire meno il terrore terrorista.

  3. Onestamente, non amo quel tipo di retorica fine a sè stessa.
    Mi sarebbe piaciuto qualcosa di più sobrio e formale, magari incentrato sulle loro idee e sullo stato attuale della lotta alla mafia, piuttosto che una serata di gala.
    Tra slogan di non arrendevolezza e di serio impegno contro la criminalità, un monitor collocato in un angolino della corte d’assise (ultima porta a sinistra) però, mostrava la cruda realtà: carte ovunque, fascicoli mal custoditi, umidità, sedie rotte, muri crepati, soffitti cadenti, a cui aggiungo gravi carenze di personale giudiziario e di segreteria. Un’autentica contraddizione nella contraddizione, nella regione dove più alto è il numero di dipendenti pubblici, talvolta superiori persino alla stessa utenza (vedi biblioteca regionale).
    Una nota positiva però le devo registrare: l’avere aperto il tribunale ai cittadini affinché possano conoscerlo come luogo fisico dove ogni giorno si crea “giustizia”.

  4. L’avere aperto il “palazzo” al pubblico è stato certamente positivo ma non si doveva boicottare chi per venti anni aveva messo a disposizione della cittadinanza tempo e risorse per ricordare i valorosi magistrati e le loro idee alle giovani generazioni. Spero si possa ripartire dal prossimo anno con le recite, le canzoni, le frasi e le foto per non dimenticare Falcone, Borsellino e quanti, come loro, donarono la loro vita per il bene altui.

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