Parla da uomo di Chiesa don Salvatore Resca, aprendo ieri sera – davanti alla scalinata della parrocchia Santi Pietro e Paolo –  la  serata in cui CittàInsieme e altre diciotto associazioni catanesi hanno scelto di ricordare le vittime dei delitti di mafia, a partire da Giovanni Falcone, ucciso il 23 maggio del 1992.

Resca rivendica il suo essere, in quel luogo e in quel momento, soprattutto un cittadino che intende dire con franchezza quello che pensa, tanto più che si trova fuori e non dentro la chiesa dove abitualmente dice messa.

Ma parla in realtà come un uomo che ama la Chiesa e proprio per questo non le risparmia le critiche e la vorrebbe più vicina allo spirito, e non solo alla lettera, di quel messaggio evangelico di cui è portatrice.

Un messaggio di amore, di giustizia, di solidarietà, di attenzione agli umili, di pace. E proprio per questo ha il coraggio di dire che la Chiesa per molto tempo non ha avuto l’audacia e la coerenza di lottare a viso aperto contro la mafia, nonostante essa rappresenti la violenza, il potere prevaricatore, l’oppressione dei deboli. “Se vogliano usare un eufemismo – afferma – possiamo dire che tra Chiesa e mafia c’è stato un patto di non belligeranza”. Per non parlare della contiguità tra Chiesa e partiti politici e dello scambio di voti contro favori.

Chi ha rotto questo patto non è stata la gerarchia, sono stati alcuni preti che hanno vissuto con coerenza, tra la gente, il loro essere cristiani, diventando scomodi al punto da essere eliminati. E ha ricordato, come esempio, don Pino Puglisi, assassinato a Palermo, e don Peppe Diana ucciso a Casal di Principe.

Ci sono anche i preti che con la mafia convivono, o quelli “timidi” che non hanno neanche il coraggio delle parole. E ricorda che, proprio di recente, al funerale di Placido Rizzotto, l’arcivescovo monsigor Di Cristina non ha pronunciato la parola mafia, anche se la notizia, diffusa da quasi tutti i giornali, è stata successivamente smentita da un comunicato dell’arcidiocesi.

Se la Chiesa oggi attraversa un periodo di crisi, dice ancora Resca, non è colpa di corvi e maggiordomi. Anche perchè, e su questo insiste convinto, non dobbiamo identificare la Chiesa con il Vaticano. La Chiesa è il popolo di Dio e se Ratzinger ha detto di recente che è stabile perchè fondata sulla roccia, da teologo esperto qual è, non si riferiva certo alla Curia vaticana, “senza la quale nei primi secoli, la Chiesa è vissuta benissimo”.

Dopo l’intervento di don Resca, la serata procede tra musiche dal vivo, canti, letture di brani, video. Vengono riproposte le immagini delle lamiere contorte e del selciato sconvolto dal tritolo, dopo la strage di Capaci. Poi i momenti non meno drammatici del funerale di Falcone, della moglie e degli uomini della scorta. E ancora, la commozione di Paolo Borsellino, le testimonianze degli amici. L’emozione riaffiora, nonostante siano immagini e testimonianze note. La scalinata della chiesa, su cui siamo tutti seduti, è piena; altra gente arriva, ma l’atmosfera è di partecipata concentrazione. Continuare a ricordare ha un senso, anche dopo venti anni.

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