Della connessione mafia-politica si parla ormai, più o meno apertamente, dagli anni ’80 perchè è proprio in quel periodo che si forma una squadra, composta da persone di altissimo livello che vuole impedire qualsiasi cambiamento politico, nazionale ed internazionale: viene così costruito un network che ingloba mafia, politica (talvolta massoneria) e servizi deviati.

Di questo ed altro si è discusso alla Feltrinelli, in occasione della presentazione del libro “Chi ha ucciso La Torre?” di Paolo Mondani e Armando Sorrentino (ed. Castelvecchi), presente, oltre agli autori, Adriana Laudani, esponente del Pci in quegli anni, e, tra il pubblico, il procuratore della Repubblica di Catania, Salvi. Moderatrice, Pinella Leocata.

Nel sottotitolo del libro si legge: “Omicidio di mafia o politico? La verità sulla morte del più importante dirigente comunista assassinato in Italia” Si tratta di un libro inchiesta, che narra una storia nazionale ed internazionale, che s’incarna in Sicilia, come ha ricordato la giornalista Pinella Leocata. Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982, a 54 anni, ma gli autori guardano, oltre all’inchiesta che riguarda il suo assassinio, anche alle inchieste per i delitti “eccellenti” paralleli e successivi.

Quando, nel 1981, in Sicilia, Pio La Torre assume la carica di segretario regionale del P.C., dopo essere stato sindacalista (subentrò a Placido Rizzotto), politico, parlamentare (di lui si ricorda la proposta di legge per la confisca dei beni mafiosi), denuncia subito gli esattori Salvo, il sistema degli appalti, il consociativismo, i cavalieri del lavoro, ma soprattutto lotta contro l’installazione dei missili a Comiso. Qui si doveva installare una base militare, voluta addirittura da Reagan, in quanto – si disse – i Russi avrebbero potuto attaccare l’Europa e lo avrebbero fatto passando per la Sicilia, dove si prevedeva un attacco nucleare-chimico. Si erano perciò infittite le esercitazioni militari e fu allora che Pio La Torre intuì la preparazione di Gladio e di una Gladio2 (Trinacria2) in Sicilia e capì che Comiso non sarebbe stata la solita base: in realtà si voleva favorire un equilibrio internazionale che passasse per la Sicilia e Comiso sarebbe stata una portaerei del Mediterraneo.

Pio la Torre era considerato un politico di secondo piano anche all’interno del P.C.. Lo ha ricordato Adriana Laudani, che con lui ha lavorato a Palermo. Anche Andrea Camilleri, che ha firmato la prefazione del libro, dice di La Torre :”Si avverte l’impressione di un uomo serio, ma certo non in grado di fare quello che ha fatto”. E invece aveva una lucidità politica enorme, capì, prima di altri, le connessioni mafia-missili-militarizzazione della Sicilia , dentro le quali si sarebbe giocato il futuro dell’isola, la sua libertà: la battaglia di La Torre era perciò contro i missili e contro la mafia, perchè il legame era micidiale. Lui sapeva che la Sicilia correva il rischio di ritornare al periodo dello sbarco degli Americani, i quali stavolta sarebbero arrivati coi missili e non da liberatori.

Il lavoro di Pio La Torre e del suo gruppo non era certo facile, né privo di pericoli: sia lui, sia i suoi collaboratori avevano più volte ricevuto minacce. Ma Pio La Torre ragionò anche su Sindona , su la P2 e su una mafia collegata con altri poteri, come ci ricorda uno degli autori del libro, Paolo Mondani.

Dopo la morte di La Torre, nel P.C. le cose cambiano e nelle riunioni non si parla più di un network che favorisce lo stragismo, ma solo di mafia: c’era infatti la paura di essere accusati di complottismo e, all’interno del partito, vennero riammessi proprio quei membri che La Torre aveva espulso.

L’innocenza italiana si è persa non con piazza Fontana, ma prima, con la strage di Portella della ginestra, dice l’altro autore, Armando Sorrentino, ed è stata l’uccisione di Moro il vero spartiacque nella storia d’Italia, dove dal 1979 al 1982 si sono poste le premesse per uccidere la sinistra.

Tutti i delitti che si sono susseguiti non sono stati studiati come avrebbe voluto La Torre: non esaminando il caso singolo, ma cercando il filo rosso che li unisce tutti.

Pio La Torre è stato un uomo della democrazia e ha lottato per farla maturare, avendo intorno però il silenzio di intellettuali e politici, alcuni dei quali collusi con la mafia.

Oggi la Magistratura ha in parte recuperato la sua credibilità, la politica no: spesso ha dato ossigeno alla mafia, perché non solo non ha spinto la Magistratura ad indagare, ma quando è intervenuta (sempre in ritardo) lo ha fatto per depistare, per eliminare chi voleva il rinnovamento.

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One Response to “La Torre ucciso da mafia e politica”

  1. La Torre è stato uno dei promotori della famosa legge ROGNONI- LA TORRE che ha introdotto il 416 bis e la confisca dei beni . Per parte mia non utilizzerei mai un bene confiscato. E la tortura del 41 bis non credo sia da sottovalutare. Queste misure hanno connotato in una certa maniera l’organizzazione antimafia e conferito un’aura di pericolosità alle persone che hanno preso l’iniziativa su queste misure. Pio La Torre inoltre proveniva da quelle terre per cui la conoscenza degli ambienti lo ha reso particolarmente debole sotto il profilo della sicurezza personale. La storia di Pio La Torre non credo sia molto limpida.

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